Articoli con tag Libia

Filo diretto

Qui di seguito trovate il link al video del mio filo diretto a Radio Radicale. Una prima parte dedicata alle principali questioni internazionali. Una seconda con le consuete telefonate senza filtro degli ascoltatori con 40 secondi di microfono libero….
A presto

http://www.radioradicale.it/scheda/333368/politica-estera-filodiretto-con-lapo-pistelli

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L’Italia di Dorian Gray

Fra i rimproveri che girano sulla testa della politica da molti anni, c’è l’etichetta della cosiddetta “autoreferenzialità”, parola difficile che sottintende l’attitudine della politica a parlare di se stessa e non dei problemi della comunità che si dovrebbe governare. Politique politicienne dicono i francesi, politica politicata o politicante, secondo la vulgata nazionale.

Alla Camera dei Deputati, ieri, è andata in scena una variante patologicamente più grave della medesima malattia: la politica parla di se stessa e arriva a scindere il dibattito sull’obiettivo numerico da raggiungere (la dimostrazione che la maggioranza tiene) dai contenuti di un testo necessario a ottenere quei voti.

Esordio difficile, lo ammetto. Ma è l’alba e ho ancora sonno.
Se 310 persone votassero convinti che oggi è sabato o che Ruby è la nipote di Moubarak, non per questo cambierebbe il calendario e nemmeno l’albero genealogico dell’ex presidente egiziano. Se ne potrebbe solo ricavare che quelle 310 persone sono bugiarde o un po’ stupidotte. O entrambe.

Dopo l’inizio della crisi libica, il Parlamento dovette pronunciarsi sull’opportunità di partecipare alla coalizione internazionale che dava seguito alle due risoluzioni approvate dalle Nazioni Unite. Come si ricorderà, Pd e terzo polo, sulla scorta delle parole del Presidente della Repubblica, offrirono un sostegno affinchè il governo potesse girare pagina sulla figuraccia delle prime settimane. Non si trattava di “aiutare” il governo, ma di non giocare sulla politica estera di un Paese, argomento e tema che deve essere sottratto per principio alle schermaglie di politica domestica. Ho già affrontato questo tema molte altre volte.
Già da quel passaggio, la Lega mostrò tutta la propria riluttanza: assenze imbarazzate, legame improprio fra l’appoggio al governo e l’inizio di una crociata anti-migrazioni, la Padania tutta impegnata a cannoneggiare la maggioranza con l’orecchio e l’occhio tesi verso le elezioni amministrative.
Venti giorni dopo, vista la necessità di cambiare e adeguare il profilo della missione, il film si è ripetuto con maggiore evidenza. Il Pd, pur consapevole che bastava il voto precedente per legittimare le iniziative del governo coerenti con il senso delle due risoluzioni, ha chiesto che il Parlamento si pronunciasse nuovamente, anche per aggiornare il dibattito, altrimenti affidato ai giornali e ai talk show.

Ne è scaturito un confronto sulla durezza delle rispettive virilità di Bossi e Berlusconi, tema assai gettonato da mesi, che ha portato ad una mozione comune in zona Cesarini che ha ottenuto come da pronostico l’appoggio della maggioranza. Il contenuto è ridicolo: si mescolano la crisi libica e l’obbligo che tutti i Paesi europei condividano il peso dell’ondata migratoria, la denuncia della Corte Europea di Giustizia che ha sanzionato la Bossi Fini e l’impegno a non alzare la pressione tributaria per finanziare la missione per terminare con l’impegno a determinare la data di scadenza della missione, neanche si parlasse di un furgone che trasporta yoghurt. Una mozione che se la canta e se la suona da sola ma che non ha alcun valore fuori da quelle mura, meno che mai oltre confine. Per chi fosse interessato, ho aggiungo sul profilo facebook il link ad un faccia a faccia che ho avutoi ieri al Corriere della Sera con il vicecapogruppo del Pdl Napoli.

Maggioranza ottenuta, la Nato ha immediatamente sottolineata l’impossibilità di determinare una scadenza. Frattini, a costo di non far crescere ancora la dose di ridicolo della nostra politica, difficilmente tradurrebbe in inglese quella mozione per farla leggere nelle sedi internazionali.
La sera, il tema è stato coperto – come un vero professionista della comunicazione sa fare – dall’intervista esclusiva di Berlusconi al suo amico Bruno Vespa: si è tirata in campo la possibile successione di Tremonti al Gran Capo e la rinnovata pace fra B e B (fra duri ci si intende). E poi il dibattito su Bin Laden, le foto dei cadaveri del blitz americano hanno fatto il resto.

Non parlo oggi dei referendum di giugno, dell’uso delle aziende pubbliche come la Rai per regolarsi i conti interni e sistemare amici e clienti, del nervosismo crescente per l’esito delle elezioni di Milano. La maggioranza non è in ottima salute anche se può contare su robusti e asimmetrici mezzi di martellamento dell’opinione pubblica, ma ciò che desidero sottolineare in conclusione è la necessità di squarciare ancora una volta il sipario, di non cadere vittime delle trappole e degli schemi predisposti da Berlusconi (arrivo o non arrivo a 330 deputati ?), di ragionare e far ragionare su come il Paese concreto arretra giorno dopo giorno, nella scuola, nella competitività, nella protezione dei talenti, nell’immagine internazionale, su quali siano i costi necessari per seguire il tragitto di risanamento che Draghi ha enunciato pochi giorni fa. E’ solo da questo risveglio, da questa presa d’atto brutale delle condizioni vere del Paese, che può nascere il senso di riscossa civile e la determinazione per affrontare la risalita della china.

Berlusconi, i suoi doppiopetti di ferro, i suoi capelli di nerofumo, i finti set delle sue interviste sono la raffigurazione del ritratto di Dorian Gray applicato al Paese. Un’immagine fasulla che si preserva artificialmente con la grancassa dei media amici e del conformismo dominante ma che non corrisponde alla natura vera della persona che nel frattempo invecchia e si corrompe dentro lo specchio. E’ da lì che dobbiamo partire ogni giorno in nome dell’amore che abbiamo verso il nostro Paese.
E se il pallottoliere dei numeri non ci dà ancora ragione questo non vuol dire che siano meno vere le ragioni per le quali ci battiamo in nome di un’Italia diversa.

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L’importante è parlare comunque…

Nonostante i proclami contro il nostro Paese, la falsità delle rivolte, il rischio di fondamentalismo fomentato dalla missione in Libia, l’affermazione solenne di votare secondo coscienza, è ovvio che l’on. Sbai, due mesi di valzer nel Fli prima di tornare all’ovile della PdL, ha votato con la sua maggioranza.
Per gli amanti del genere trash tv, vi metto il link alla puntata di Otto e Mezzo che l’eroico Andrea Fangucci ha caricato su youtube.
Buona visione…

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Politica estera in salsa verde

Ieri pomeriggio ho avuto un faccia a faccia con il Presidente della Commissione Esteri della Camera,

il leghista Stefani presso la sede del Corriere della Sera.

Questo è il link. La trasmissione è abbastanza breve ma diciamo, soprattutto, che è istruttiva.

 

 

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