Monthly Archives: dicembre 2010

Buon 2011

Buon 2011

Stamattina presto ho finito di leggere “Tutti indietro”, il libro di Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR in Italia, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si dedica in 116 paesi del mondo al tema dei rifugiati. E’ un libro bello, non saprei definirlo altrimenti, che parla di temi forti, di umanità, di diritto alla vita e alla felicità delle persone, dell’impazzimento di una società che, complice la comunicazione, fa di ogni erba un fascio e sovrappone immigrazione e sicurezza, dimentica i principi e i valori per i quali sta insieme e pensa di chiudere il mondo fuori dall’uscio serrando bene il paletto. E’ un libro di denuncia delle politiche miopi messe in atto negli ultimi anni e un libro di storie, drammatiche, tragiche, ma anche cariche di speranza.

Credo che proprio la speranza sia ciò di cui abbiamo tutti più fortemente bisogno. La speranza come benzina per la tenacia con la quale combattiamo la nostra battaglia quotidiana, la speranza come orizzonte che il mondo, quello grande e multicolore che ci entra in casa con la tv così come quello piccolo ma importante dei nostri affetti e delle nostre relazioni, faccia un piccolo passetto in avanti. La speranza è quella che ci fa vedere nell’altro non un’insidia ma un’opportunità nuova, quella che motiva il coraggio delle scelte inedite, delle parole vere anche se scomode.

E’ la leva dell’anima per sollevare il mondo.

Perciò il mio augurio più sincero a tutti coloro che seguono questo blog è quello di scuoterci di dosso quella cappa grigia di rassegnazione che opprime questo tempo, una polvere finissima che rende opaca anche la battaglia più scintillante, e di ritrovare, in noi stessi innanzitutto, e nella condivisione e solidarietà con gli altri, la forza d’animo che ci rende capaci di cambiare le cose anche perché ce le fa vedere con occhi diversi.

Se la metto con le parole serie del filosofo direi “La vita la si comprende guardando indietro ma la si vive guardando avanti”.

Se invece la devo chiudere con il tono leggero di un ultimo dell’anno, allora cito un giovane romanziere italiano “La vita è una favolosa rottura di coglioni. Mi chiedo: su cosa ci vogliamo concentrare ? Sulla rottura di coglioni o sul favoloso ?”.

Buon 2011 dal profondo del cuore.

L’anno che verrà

L’anno che verrà

Il decennio che si chiude fra pochi giorni iniziò con le ansie da “baco del millennio”, l’inconveniente numerico che avrebbe mandato in pappa i sistemi informatici del mondo, proseguì con lo shock delle Torri Gemelle, con la guerra in Afghanistan e in Irak.

Termina con le nostre truppe ancora lì, a Kabul, con i postumi della più grave crisi finanziaria del decennio, con l’Europa – che nel frattempo ha raddoppiato i suoi soci e modificato tre volte i Trattati – che cerca una sua nuova fisionomia politica. E’ stato il decennio del salto di paradigma della globalizzazione, un abbattimento di frontiere economiche, materiali, tecnologiche, immateriali che non ha precedenti nella storia, un salto che ci consegna un’Europa comunque più vecchia e più lenta e le nuove potenze emerse (per carità, aboliamo l’aggettivo “emergenti”).

Un mondo nuovo, ma per davvero, non per vezzo.
Sono cambiate le forme di aggregazione, la socialità in famiglia e con gli amici. Sono profondamente modificate le agenzie di senso tradizionali (la famiglia appunto, la scuola, il luogo in cui si vive) a vantaggio di una grande piazza informatica e mediatica nella quale ciascuno combatte la propria singola battaglia contro la paura dell’anonimato e della solitudine.

L’Italia che entra nel nuovo decennio – che ricorda i 150 anni della sua storia unitariaassomma su di sé segni di dinamismo e di creatività, che ci fanno ancora un Paese amato e stimato nel mondo grande, e segni di preoccupante stagnazione, istituzionale, politica, morale.

So che ogni volta che si tocca questo tasto, c’è il rischio di sentirsi dire che siamo noiosi e catastrofisti, troppo intellettuali e radical chic, poco moderni.

Se mi devo scegliere il personaggio, l’avatar di questa condizione, mi scelgo allora JF Sebastian, il progettista genetico affetto da sindrome di Matusalemme, splendida figura laterale di Blade Runner, circondato dai suoi giocattoli animati, capace di vivere solo a metà il tempo a lui contemporaneo della Los Angeles futura. Come scrivevamo molti anni fa in una rivista dei nostri anni ruggenti, “troppo giovane per i vecchi di oggi, troppo vecchio per i giovani di oggi”.

L’Italia di Berlusconi è una brutta Italia. Incattivita al punto che nessun confronto politico e parlamentare serve davvero a fare uscire un possibile punto di intesa relativo al bene comune. Cinica dopo anni di messaggi sul successo individuale, sulla furbizia come valore prevalente delle relazioni, sulla dissimulazione delle proprie debolezze per non offrire mai all’altro un volto che non sia uno smagliante sorriso. Disillusa sulle proprie possibilità, al punto che cresce il mantra che chi può, salvi se stesso e i propri figli dando loro una prospettiva diversa fuori dal Paese.

L’anno si chiude con un Berlusconi in sella, prigioniero – come ha dimostrato l’alluvionale e imbarazzante conferenza stampa di Natale – di un egotismo che ha raggiunto dimensioni sconosciute, lanciato sul calciomercato che gli deve consentire di conquistare una manciata di deputati, capaci di scongiurare l’ultimatum elettorale della Lega. La politica, ovviamente, sarebbe un’altra cosa, ma questo è ciò che passa il convento della comunicazione pubblica.

Il Partito Democratico non è uscito male dalla prova della mancata sfiducia ma è evidente oggi come quei poteri – che hanno comunque decretato la fine del ciclo berlusconiano – stiano investendo con notevoli pressioni su Casini e il Terzo Polo come garanzia di decente stabilità per gli anni che potrebbero mancare. Come dire “se non l’avete fatto cadere a dicembre, almeno aiutatelo a stare in piedi in modo dignitoso”.

Ed è perciò evidente che la nuova strategia di Bersani, costruire un’alleanza larga che eviti il rischio di ripetere la disastrosa esperienza dei Progressisti del 1994 sconta oggi il nuovo e prezioso protagonismo dell’Udc, che si gode esplicitamente, dopo anni di prove, quel ruolo lungamente desiderato di ago della bilancia dell’equilibrio 2011.
Non ci sono nuovi countdown, dunque. Ma gennaio si preannuncia come ennesima prova del fuoco per comprendere se si andrà ad elezioni anticipate in primavera o se la finestra tecnica elettorale si chiuderà con nuove ammuine, rinviando tutto al 2012.

Noi, se avrete voglia e pazienza, ne continueremo a parlare su queste pagine.


Un augurio di Natale in ritardo.

Per quelli di buon Anno, abbiamo ancora tempo.

Allarmi siam fascisti, terror dei comunisti…

Allarmi siam fascisti, terror dei comunisti…

Ho visto ieri notte a “niente di personale” un montaggio inquietante di comparsate del Ministro La Russa a tutta l’infinita serie di talk show che infestano l’etere. Si sa che un certo modo di montare immagini e parole può deformare anche la materia più pura, così come si sa pure che la materia prima offerta da Ignazio La Russa lascia alquanto a desiderare.

Il risultato era orripilante, uno spettacolo da vietare ai minori: occhi spiritati, insolenze, sovrapposizioni di voce, volgarità, studi abbandonati a metà trasmissione. Credo che se un campione di 1000 essere umani normali, provenienti dalla macchina del tempo, fossero stati richiesti di confermare la natura ministeriale di quella creatura, tutti avrebbero negato recisamente. Concluderei senz’altro affermando che, nel caso di Ignazio La Russa, la grazia di stato proprio non opera.

Ne scrivo, non per contrappasso alle parole commosse di ieri su Tommaso Padoa Schioppa, ma perché da quella parte dello schieramento politico – insieme al vecchio camerata Maurizio Gasparri – stanno venendo in queste ore parole dissennate sull’uso preventivo di strumenti di polizia contro ipotetiche contestazioni future del mondo studentesco.

Benzina sul fuoco, accostamenti spericolati alla stagione dell’eversione rossa e nera di trent’anni fa, evocazioni gratuite di aggettivi “terroristi”, un delirio puro in bocca a dei veri estremisti in doppio petto, uno ministro, l’altro capogruppo. Si racconta che il sindacato di polizia sia in forte disagio, che vi sia la consapevolezza che parole così sembrano essere dette apposta per alzare la tensione, salvo il fatto che, nel caso, per strada a scontrarsi vadano poi i poliziotti e non i ministri.

Alexis de Tocqueville, nei suoi taccuini sulla democrazia, scriveva – con una cattiva traduzione secondo me – che “il momento più pericoloso per la democrazia è quando un cattivo governo cerca di riformarsi”. Ecco, se si riformasse andrebbe pure bene; credo che Tocqueville intendesse dire “cerca di salvarsi”. E’ il caso del governo Berlusconi: fendenti menati a destra e manca, parole in libertà, comportamenti eterodossi e non istituzionali. I colpi di coda di Berlusconi (che ieri si definiva l’unico leader politico virile, o Dio mio che profonda pena per questo anziano signore !) e dei suoi colonnelli di Salò ci faranno davvero penare.

Domani e dopodomani, la Camera affronta gli ultimi provvedimenti prima di Natale mentre il Senato licenzierà la riforma Gelmini.
Giovedì, la direzione del Pd discuterà le ultime proposte di Bersani in materia di alleanze, di primarie, di terzo polo. Tornerò domani su questo argomento, non nascondendo che condivido parte della proposta e soprattutto la sua motivazione, ma sono ancora scettico sulla consistenza e la tenuta del terzo polo. Ma di questo ne parleremo.

Per oggi teniamo alta la guardia contro gli ultimi scomposti incendi di una stagione che muore.