Monthly Archives: aprile 2011

Buona Pasqua

Buona Pasqua

Carissimi tutti, sono in partenza per l’estero, ma stavolta per vacanza e con la mia famiglia. Non garantisco di aggiornare il blog e anzi – per dirla tutta – è plausiile che proprio non lo tocchi per i prossimi 10 giorni. In compenso, il mio amico Steve Jobs mi ha promesso che in questo periodo di vacanza mi darà un’occhiata al blog, mi sfoltirà il menù, mi farà il tagliando insomma.
Un abbraccio a tutti, vicini e lontani.
Buona Pasqua

Ciao Pietro

Ciao Pietro

Non conoscevo personalmente Pietro Ferrero, un mio quasi coetaneo, amministratore delegato del gruppo omonimo, stroncato da un infarto – come il nonno – mentre si allenava in bicicletta durante una missione in Sud Africa, con una trentina di dirigenti della sua azienda finalizzata all’imminente apertura di uno stabilimento.
Nutella, Ferrero Rocher, Mon Cheri, Kinder, Esta the, Tic Tac, ovunque sia stato nel mondo ho incontrato l’Italia anche tramite i marchi di maggior successo del gruppo dolciario piemontese: un fatturato da paura e un gruppo di manager legati da un profondo affetto alla casa madre italiana, in Australia come in Brasile.
Le cronache online dei giornali raccontano stasera alcuni aspetti della persona: la moglie e i tre figli piccoli, il rapporto con il fratello minore e il padre, la passione per la bicicletta, una vita privata gelosamente protetta, il carattere solare e solido.

Al di là della passione per i prodotti dell’azienda – che mi unisce ai 60 milioni di italiani – rimasi colpito dalla vicenda della Ferrero a partire da un paio di episodi raccontatimi dai manager dell’azienda che ho conosciuto: i lavoratori degli stabilimenti ad Alba a spalare il fango assieme alla famiglia Ferrero durante l’alluvione in Piemonte per riaprire prima possibile, l’invenzione di nuovi prodotti ispirati direttamente dal padre e discussi e testati in famiglia.

Nel mondo del capitalismo globale, del capitalismo finanziario anonimo e spietato, la famiglia Ferrero è stato ed è un esempio straordinario della faccia migliore del capitalismo italiano. Un’azienda globale, marchi storici e continua innovazione, passione misurata per la finanza.

Non voglio scrivere parole stucchevoli, ma non mi spiegherei altrimenti come questa mia personale impressione si rispecchia in tutti i commenti che ho trovato sulla rete a partire dall’annuncio della tragica notizia.
Viviamo tempi davvero bui. In cui il capo del governo bombarda quotidianamente uno ad uno tutti i pezzi dello Stato che dovrebbe invece governare. Dove la legalità è piegata alle convenienze personali. Dove la selezione politica si fonda sulla fedeltà canina e sul servilismo oppure sul populismo anti-sistema.
Pietro Ferrero, la sua famiglia, l’azienda sono invece un esempio dell’Italia migliore. Di quella che proprio stasera mi piace ricordare con affetto.

Spigolature

Spigolature

Un brusco ritorno all’indietro l’assassinio di Vittorio Arrigoni a Ghaza. Sembra di piombare al primo anno della guerra in Iraq, ai video che annunciavano le barbare esecuzioni degli ostaggi in tuta arancione, all’angoscia degli ultimatum. Voglio esprimere semplicemente un pensiero di solidarietà agli amici e ai parenti di Vittorio, pacifista caduto per i suoi convincimenti profondi, vittima di un gruppuscolo assassino così radicale da contestare perfino la linea di Hamas. Sconcerta che proprio da quel movimento si sia cercato di rimbalzare la responsabilità su Israele. Un film già visto, un film sbagliato, un film che offende l’impegno di Arrigoni.

 

Drammatiche anche le foto che documentano il tragico naufragio delle due donne a Lampedusa, annegate a pochi metri dalla riva. Dopo avere attraversato il mare di sabbia del Sahara, sono state fatali le ultime bracciate di mare. Pensare che nelle stesse ore in cui si consumavano queste vicende, due uomini di governo leghisti discettavano di uso delle armi contro gli immigrati fa semplicemente ribrezzo. A forza di mitridatizzarsi al veleno leghista, stiamo diventando tutti impermeabili anche alle peggiori insolenze razziste, quelle che una volta ci si vergognava solo a pensare nei momenti di rabbia.

Il Presidente del Consiglio, “a latere del Consiglio dei Ministri” ha detto che forse occorre ripensare all’impegno italiano nelle missioni internazionali. Il Presidente Napolitano lo ha subito rintuzzato enfatizzando il valore della presenza italiana nel mondo. Ma è possibile che una scelta fra le più delicate che la politica possa prendere debba essere liquidata così, con una battuta da Bar Sport, a latere di un Consiglio dei Ministri ? Tanto più che proprio nel caso della Libia, dopo le uccisioni da parte dei lealisti a Misurata e l’uso delle bombe a grappolo denunciato da New York Times sarebbe il caso che il ministro La Russa affrontasse un serio dibattito in parlamento sugli scenari che si aprono in Libia.

Solo una battuta, al ritorno da una rapida ed eccellente missione al Cairo, per dire quanto sia motivante incontrare vecchi esponenti di partiti storici della politica egiziana che lavorano a braccetto con giovani blogger protagonisti della rivoluzione del 25 gennaio in nome di un valore e di un principio – la democrazia – che noi viviamo troppo spesso come un risultato scontato e che deformiamo nella sua caricatura populista.

Buon finesettimana.