Monthly Archives: maggio 2011

Un pareggio sofferto….

Un pareggio sofferto….

Quindici giorni fa, gli esponenti della PdL tentarono per un pò di difendere i risultati del primo turno delle elezioni amministrative sostenendo che in fin dei conti si era trattato di un pareggio fra centrodestra e centrosinistra.

Oggi pomeriggio, Pierluigi Bersani ha commentato lapidario e sarcastico “abbiamo pareggiato 4-0”. Il risultato ovviamente si ferma ai capoluoghi di regione, Milano, Napoli, Cagliari e Trieste ma uno sguardo rapido ai risultati rende evidente che il mazzo ha ben più dei quattro assi di cui si è parlato. Novara, Mantova, Pavia, Grosseto, Crotone testimoniano inequivocabilmente che si è mossa un’onda nel Paese.
Il centrosinistra governa simultaneamente i capoluoghi di regione di tutto il Nord. Un fatto mai accaduto da tantissimi anni. Conquista di slancio, con scarti fra i quindici e i venti punti, città proibite come Trieste e Cagliari, tracima a Pavia come a Gallarate, espugna Monfalcone e Gorizia lasciando presagire la prossima riconquista della Regione caduta al secondo mandato di Illy.
Laddove, come a Vercelli o Varese, il centrodestra tiene, gli scarti si assottigliano: un punto, tre punti in luoghi che in passato finivano 65 a 35. Come a Napoli con il neo-Masaniello De Magistris.
Ero stato ottimista a urne chiuse ma non occorreva né genio né azzardo. Mai si era visto il centrodestra dilaniarsi sui giornali a ballottaggi in corso, le correnti le une contro le altre, i ministri invocare l’azzeramento dei coordinatori. Poi, oggi, la sala stampa della PdL che resta chiusa affidando i commenti ai comitati locali, segno di una Waterloo che, rimuovendo la discussione sulle cause della sconfitta, indicava silenziosamente in Silvio Berlusconi lo sconfitto numero uno. Difficile metterla in altri termini: ha dettato l’agenda, ha chiesto il referendum su di sé e lo ha clamorosamente perso.
Un augurio sincero a Pierluigi Bersani. Merita il successo che ha avuto e l’unità del partito che è stata faticosamente ricreata. Le liste del Pd vanno bene – Napoli è sempre caso a parte – sia con il proprio candidato che con candidati di coalizione. I Democratici hanno giocato in squadra sia quando esprimevano il centravanti che quando tenevano il centrocampo, hanno sconfitto le paranoie berlusconiane con l’ironia, hanno pattugliato serenamente il territorio.
E’ una vittoria. Non è la vittoria. E’ indispensabile adesso non riprodurre le patologie dell’Unione. Il dato di oggi però testimonia che il populismo può essere battuto con la sua alternativa. Che si può uscire dal berlusconismo senza imitarlo. Che la partecipazione collettiva è un modello non definitivamente piegato al comunicatore demiurgo. E che il Nord – da venti anni anticipatore dei movimenti elettorali nazionali – ha compreso alla fine che “sotto il vestito niente” in tempi di crisi, in tempi che hanno bisogno di scelte politiche e non di lustrini, non paga più.

Ignoro cosa potrà succedere nei prossimi giorni. La Lega oggi ha ammesso la sconfitta girandola secca sul primo ministro. La strategia della “spallata” alla Camera del 14 dicembre scorso sarà pure fallita di poco ma la “rivincita” tramite compravendita di posti e poltrone con la squallida operazione dei “Responsabili” si è rivelata una vittoria di Pirro.

Berlusconi è da sempre uno che non si arrende. Oggi meno che mai. Per uno che da sempre vede le sue opzioni estreme oscillare dalle patrie galere al Quirinale, quella di oggi è una battuta di arresto che non ne fiacca certo la volontà.
Ma non mi sentirei di giurare la stessa cosa a proposito dei suoi e della Lega.
E ora godiamo un’altra volta. Tutti assieme. E ancora di più di quindici giorni fa.
Da domani, di nuovo al lavoro per costruire in tempi brevi l’alternativa che il Paese richiede.

Silvio Banzai !!!

Silvio Banzai !!!

Magari un blog potesse spostare dei voti. Magari dovessimo rispettare il silenzio elettorale poiché altrimenti…
Ma facciamo finta che sia così e rispettiamo il sabato degli elettori (in realtà ci godremo il nostro sabato).
Auguri a Pisapia, auguri a De Magistris (sic), auguri ai candidati del centrosinistra a Cagliari, a Trieste, in tutti i ballottaggi di domenica.
La settimana che si chiude – speriamo di non sbagliarci – è stato il più lungo ed estenuato hara-kiri politico da parte del centrodestra che un militante democratico potesse desiderare. So che una persona normale non fa l’esegesi quotidiana dei giornali, delle dichiarazioni alle agenzie, dei telegiornali, dei talk show…
Faccio un ripassino delle rasoiate più gustose degli ultimi giorni.
Martedi alla Camera. Un Vietnam. Il governo va sotto cinque volte, sulle carceri, sul federalismo, sul testamento biologico. I Responsabili non si fanno vedere. Quelli appena nominati al Governo perché avevano da fare. Quelli non nominati perché non erano stati nominati. Il pomeriggio il Governo si arrende e rinvia a dopo i ballottaggi.

Porta a Porta. Un flop di ascolti innanzitutto. 100.000 persone in più della puntata della settimana precedente dedicata alle diete, quelle puntate precotte che si registrano e si mandano quando salta una serata. Inizio con aplomb, poi la trasformazione nell’incredibile Hulk. La crisi economica non c’è, l’Istat si sbaglia, gli italiani spendono “dieci miliardi l’anno in cosmetici”, una follia, detta da un uomo anziano di 74 anni che si tinge i capelli e il cuoio capelluto di nerofumo e che ha permanentemente il cerone, una follia la scelta della categoria di consumi cui fare riferimento. La Lega: “a Bologna gli abbiamo dato il candidato perché intanto non si poteva vincere”, “con Bossi lasceremo assieme”; vivi apprezzamenti da via Bellerio che replica gelida “Berlusconi pensi a se stesso”. L’Udc è un partito di poltronari e “gli avevamo offerto ben 11 posti di Ministro ma non sono stati sufficienti”; vivi apprezzamenti di Casini e di tutti i pidiellini come Alemanno o Formigoni che si sbracciano da mesi per cercare di ricucire con i centristi. I nostri candidati perdono perché “spesso non erano adeguati, non è colpa mia”; vivi apprezzamenti specie da coloro che sono ancora impegnati nei ballottaggi.

Sallusti, lo zio Fester del Giornale, annuncia in un’intervista a Vanity Fair che la Moratti è debole, che non vincerà, che ha sbagliato strategia. Nota del redattore: la strategia era stata suggerita quotidianamente proprio dal Giornale di Sallusti. I topi, se proprio non abbandonano la nave, si prendono qualche passeggiata in libertà.

Chiusura della campagna della Moratti a Milano. I quotidiani svelano che sono arrivati in città qualche centinaio di ragazzi dal Pdl del Sud. Devono riempire le iniziative del centrodestra per evitare i vuoti in sala. Tre giorni: aereo pagato, pulman per trasferimento in città con cartello “Berlusconi”, pensione completa in hotel centrale. Ieri, all’ultimo minuto, Gigi D’Alessio dà forfait al concerto di chiusura. Si sente attaccato dalla Lega, si sente (ben svegliato !) strumentalizzato. Gli astanti si consolano – non scherzo – con Moratti e altre comparse che cantano sul palco “O mia bela Madunina”…
Il G8 di Deauville. Gli staff di Sarkozy e della Markel hanno l’ordine di non far fare alcuno scatto fotografico assieme al primo ministro italiano. Che coglie alle spalle il presidente americano e per due minuti gli parla della “quasi dittatura dei giudici di sinistra”. Obama gelido, non replica, non annuisce, non un muscolo della faccia si muove, a differenza di quanto ha fatto stasera incontrando Napolitano a Varsavia. Una paranoia continuata: di tutto poteva parlare in quei due minuti, della Libia, del discorso del presidente americano sul medio oriente e sulle rivoluzioni arabe, su Marchionne e il rimborso anticipato del debito Chrysler, perfino della vittoria del Milan. No, dei giudici comunisti. Forse hanno ragione gli americani a diffidare dell’Italia nel caso di Amanda Knox o i brasiliani a non rilasciare Battisti.

Pensierino finale: da dieci giorni si sono perse le tracce di Daniela Santanchè. Deve essere tenuta sotto sequestro in attesa di qualche miracolo. Appunto. Miracolo a Milano. Ma il miracolo, stavolta, potrebbe essere un altro.

Si nasce piromani, si muore pompieri…

Si nasce piromani, si muore pompieri…

“Può darsi che il Bossi e i suoi legionari, da ragazzi, sognassero di immolarsi per la causa padana, al comando delle famose trecentomila doppiette prealpine momentaneamente sottratte alla caccia al tordo. Di fatto, e ingloriosamente, rischiano invece di pensionarsi come un Mastella qualunque, promettendo ministeri e dunque cadreghini per soddisfare le clientele nordiste e magari fregarne un paio al Formigoni, che di queste cose è un maestro indiscusso.
Certo, tutto potevamo aspettarci tranne che il panico da sconfitta generasse una Lega all’avellinese, che nella manica della canottiera celava l’asso più stinto e stropicciato di tutto il nostro povero mazzo di carte, la promessa di qualche posto di impiegato pubblico in cambio del voto. E la Moratti, stordita e contagiata, che promette di levare le multe ai milanesi, come l’ultimo assessore del più disgraziato borgo italiota quando incontra per strada il cognato…
E’ il volto spavaldo, rivoluzionario della destra antistatalista e liberista che si trasforma nel sorrisetto furbo dell’assistenzialismo classico, se mi vota vedrà che le assumo il figlio come usciere al nuovo Ministero del Tondino di Ferro, che lo facciamo in Cordusio così è anche comodo col metrò.
Ma non erano quelli che volevano premiare il merito, la partita Iva, la libera iniziativa ?
Vent’anni di casino per ritrovarci con una caricatura della Dc ?
Ossignur, Senatur, che roba brutta….”

Michele Serra L’Amaca del 24 maggio 2011

Me la cavo con poco oggi. Ricopio, metto sul blog, applaudo divertito ed entusiasta…