Monthly Archives: marzo 2009

Sentirsi anomali lavorando per tornare a vincere

Sentirsi anomali lavorando per tornare a vincere
Santiago del Cile, a colloqui con il premier britannico Gordon Brown

Santiago del Cile, con il premier britannico Gordon Brown

“La buona notizia è che la nuova amministrazione vuole genuinamente e sinceramente collaborare con voi; la cattiva notizia è che da oggi l’orientamento politico della Casa Bianca non può essere più una scusa per non assumersi responsabilità. Ed ogni volta che una regola viene violata, non bisogna più semplicemente aspettare cosa faranno gli Stati Uniti”. Così Joe Biden, vicepresidente americano, ha chiuso la tavola rotonda di oggi assieme a Lula, Zapatero, Brown, Bachelet ed altri.
La Progressive Governance Conference è oramai una solida realtà, a oltre dieci anni di distanza dai primi esperimenti di Clinton e Blair, e appartenere a questo circuito è davvero una fonte di ispirazione ed anche un’occasione per una miriade di contatti.
Poche annotazioni mentre mi preparo a impacchettare i bagagli e ad affrontare le 15 ore di volo per l’Italia.
E’ inquietante l’abisso di percezione e di stile che separa i leaders progressisti del mondo e il nostro primo ministro. Qui il tempo brucia, è fortissima la consapevolezza che il G20 di Londra deve dare risposte effettive per restaurare la credibilità e la fiducia verso le istituzioni e la capacità della politica di decidere; è netta la certezza che la crisi ha proporzioni inedite: non la prima crisi ciclica finanziaria del tempo globale ma la fine di un’idea parziale e sbagliata della globalizzazione. “In tempi di crisi, dove c’è un disoccupato o un settore della mia comunità che soffre, lì è un dovere che stia la politica” così Gordon Brown. Penso al “se fossi disoccupato non starei con le mani in mano” di berlusconiana memoria.
E’ senza incertezze la convinzione che la politica oggi deve fare un salto globale. Si riflette sulle quattro sfide mondiali che si intrecciano fra loro: l’instabilità finanziaria in un tempo di libera circolazione dei capitali, la sicurezza in un tempo di proliferazione di attori non statali e di aumento delle migrazioni, il cambiamento climatico in un tempo di crisi del modello energetico, la povertà in un tempo in cui le disparità di opportunità fra le persone non sono più accettate e giustificate. I progressisti hanno la responsabilità storica di riformare quelle istituzioni nate nel dopoguerra ma che oggi mostrano l’età e le rughe e lo devono fare in un tempo rapido. Ogni risposta isterica, nazionalistica, populista, aggraverà semplicemente la durata e la portata di questa emergenza.
Salvare il capitalismo da se stesso, uscire finalmente dal complesso di inferiorità che il centrosinistra ha mostrato in questi anni verso l’economia finanziaria, gli hedge funds, smentire l’adagio rassicurante “it’s the economy stupid” riconsegna alla politica un ruolo di guida che adesso va guadagnato sul campo. Mercato e governo si costruiscono e si fondano su principi e valori; i valori devono diventare regole; valori e regole in un mondo globale devono essere globali.
C’e’ anche – non lo dico per dovere di ufficio – curiosità verso il PD italiano, verso il nuovo segretario. Lo accompagno in tutti i bilaterali che mi riesce mettere in piedi, da quelli più facili con i leader dei partiti europei a quelli più complicati ma poi assai gradevoli con i presidente e capi di governo come Gordon Brown, Lula, Michelle Bachelet. La percezione è che la capacità di dialogo sia molto più forte dei contenitori politici che conosciamo: in due giorni di incontri nessuno, dico nessuno dei leader di governo di partito e di governo usa la parola “socialista”, nemmeno quando guida un partito con quel nome: progressisti, centrosinistra, riformisti, democratici. Credo che sia utile recepire questa indicazione per la difficile partita che ci attende con le elezioni del Parlamento Europeo.
Un cormorano appollaiato su questa ringhiera sul Pacifico mi guarda con aria interrogativa e buffa mentre scrivo queste note e mi fa sorridere.
Ecco, sorridere. La destra da sempre usa lo strumento della paura per convincere la gente a votarla; il centrosinistra ha spesso però contrapposto un linguaggio distante, “votaci perché sappiamo ciò che è buono per te”. E invece sento forte il bisogno di rifondare il nostro, il mio impegno politico sul coinvolgimento, sul valore della democrazia non come rituale ma come abitudine praticata quotidianamente, su appartenenze e condivisioni profonde in un tempo in cui la flessibilità raccontata come quotidiana possibilità di scegliere e cambiare ha prodotto pure precarietà e smarrimento, su un atteggiamento personale che spinga le persone a potersi fidare della politica ma anche ad essere con lei esigenti.
Foto ricordo dei leader sul terrazzo e riordino dei biglietti da visita. Torno in Italia e nella mia Firenze dove lunedì (ore 21 al Teatro di Rifredi, Chi vuol essere democratico?clicca qui) cercheremo di mettere in pratica qualche piccola lezione imparata. E giovedì, a Bruxelles, ritorna un vecchio mito personale come Bill Clinton dal quale accompagnerò Dario Franceschini prima che cominci il lungo tunnel della campagna elettorale di giugno.

Omaggio ad Allende

Omaggio ad Allende
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la tomba di Salvador Allende

Isabel Allende, figlia del presidente ucciso nel golpe, è una donna distinta, elegante, straordinariamente somigliante al padre. Ci accompagna per i viali di un gigantesco cimitero dal sapore monumentale, dove il Presidente, caduta la dittatura, è stato sepolto. Ogni anno, sono moltissimi biglietti e lettere che, nella ricorrenza della morte, vengono lasciati ai piedi di questo mausoleo di famiglia, che contiene anche le spoglie di un’altra figlia che si suicidò a 35 anni mentre era in esilio a Cuba.
Lasciamo una corona di fiori e visitiamo il muro delle vittime del golpe e di quegli anni: migliaia di nomi con l’indicazione dell’età e della data della morte. E’ evidente come in pochi mesi fu falciata un’intera generazione di giovani. E’ decisamente toccante. Lascio un pensiero alla tomba di Victor Jara, un grande cantante e chitarrista di quegli anni che fu ucciso nei sotterranei dello stadio, dove venivano radunati gli oppositori nei rastrellamenti del dopo golpe. Il suo cadavere fu trovato dopo qualche settimana, torturato e con tutte le dita spezzate.

C’è curiosità per il PD: la Concertacion è al governo da 20 anni: i 4 partiti sono riusciti ogni volta a scegliere un presidente capace di battere la destra ma mai i 3 partiti socialisti e la Dc hanno avuto la forza di mettersi assieme e fare il grande salto che abbiamo tentato in Italia. Visitiamo tutti i partiti.

Ora andiamo da Roberto Angelini, nipote di una dinastia industriale fondata dallo zio Anacleto nel dopoguerra, un italiano divenuto l’uomo più ricco del Cile. Dopo andremo ad un incontro con la comunità italiana di Santiago e poi partiamo per Vina del Mar per il ricevimento inaugurale di Policy Network.
Nel mio orologio biologico e’ gia’ notte e qui siamo a meta’ pomeriggio: il jet lag comincia farsi sentire. Buonanotte…

 

 

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Il muro per le vittime della dittatura

Santiago del Cile, gana la gente!

Santiago del Cile, gana la gente!
Sono appena arrivato a Santiago del Cile. Clima settembrino (lo so, siamo a marzo, ma in questo emisfero è appena iniziato l’autunno), 23 gradi, previsto sole fino a domenica. Sono qui insieme a Dario Franceschini per partecipare al vertice annuale di Policy Network, appuntamento top per il riformismo mondiale. Torno in Cile 20 anni dopo: allora arrivai a Santiago per partecipare alla campagna “Un pane per la libertà“, in occasione del referendum che decretò la fine della dittatura di Pinochet (in quelle manifestazioni ho conosciuto i primi lacrimogeni della mia vita, alla Moneda) e vi tornai un anno dopo per festeggiare l’insediamento di Patricio Aylwin, il primo presidente eletto democraticamente dopo 15 anni di regime militare. Il suo slogan era “Gana la gente” (vince la gente): qui un video d’epoca.

Per prima cosa andiamo con Isabel Allende a rendere omaggio alla tomba di Salvador Allende, il presidente cileno destituito dal golpe di Pinochet, e al monumento alle vittime della dittatura. Poi iniziano subito gli incontri politici: prima con il Partito Socialista Cileno, che esprime l’attuale presidente della Repubblica Michelle Bachelet, organizzatrice di questo vertice; subito dopo con la direzione del Partido Democrata Cristiano, che esprimerà Eduardo Frey alle elezioni di fine anno. PS e PDC insieme al PPD (Partido por la Democracia) dell’ex presidente Lagos costituiscono la Concertacion por la Democracia, che è il centrosinistra più simile all’esperienza del nostro PD. Dal tempo del golpe in Cile e del compromesso storico in Italia, questi due sistemi politici si guardano allo specchio.

Cercherò di aggiornare il blog da qui, in attesa di rivederci a Firenze lunedì 30 (ore 21 al Teatro di Rifredi… “Chi vuol essere democratico?”).

la rotta aerea del nostro viaggio da Madrid a Santiago del Cile

la rotta aerea del nostro viaggio da Madrid a Santiago del Cile