Sotomayor
Inviato da Lapo Pistelli il 27 maggio 2009 - 17:16
Barack Obama (nato alle Hawaii da padre keniota), ha nominato per la prima volta una donna ispanica (qui il profilo sul New York Times) al livello più importante della giustizia americana, la Corte Suprema. La donna si chiama Sonia Sotomayor. La notizia ha fatto sobbalzare molti fan di Fiorello e Baldini (Viva Radio 2), che certamente ricordano un altro Sotomayor, il campione cubano di salto in alto Javier Sotomayor, ossessivamente citato nella esilarante parodia che Fiorello faceva imitando Gianni Minà… tormentoni del tipo: “Cuba era un isola felice, piena di eroi, eravamo un gruppo felice. Ci si divertiva con poco, quasi con nulla. Eravamo io, Fidel, Paco Peña, Compay Segundo, Teofilo Stevenson, Juantoreña, Javier Sotomayor, Cassius Clay, Mario e Pippo Santonastaso…”. Per gli appassionati del genere, suggerisco di riascoltare questo spezzone e anche questa perla elettorale (dato che ci avviciniamo alle elezioni, in Italia e in Europa… non a Cuba, ovviamente).
Ma torniamo alla nostra Sotomayor, Sonia. Nutro una particolare simpatia per questa donna, che porta nel suo curriculum la famosa sentenza che (nel 1995) mise fine allo sciopero dei giocatori di baseball che bloccò per dieci mesi le World Series, per la prima volta in 90 anni. Da appassionato di baseball, non posso che apprezzare.
Di origine portoricana, ha avuto un’infanzia difficile e ha vissuto nel Bronx. E’ un altro tassello della “rivoluzione” obamiana, o comunque un altro significativo passo avanti nel melting pot americano che vede, oltre al primo uomo di colore alla Casa Bianca, un ministro dell’ambiente (nei giorni scorsi a Roma) che si chiama Chu e che porta evidenti i tratti somatici ereditati dal padre, ricercatore scientifico partito dalla Cina per portare il suo contributo di intelligenza alla grande potenza a stelle e strisce e lasciando “in dote” alla nuova patria un figlio che, prima di entrare nell’amministrazione Obama, ha vinto un premio Nobel per la fisica.
L’America è un Paese particolare: i suoi fondatori arrivavano da ogni parte del mondo e l’afflusso multietnico è proseguito negli anni, con sorti alterne e spesso con grandi sofferenze. Non per niente, Obama è la realizzazione di un sogno che è costato molto sangue. Non per niente, oggi che in Italia si parla di respingimenti e di ondate xenofobe, si ricordano le vicissitudini dei nostri emigranti (rileggi qui).
Anche l’Italia ha dato il suo contributo al pentolone multietnico statunitense, anche con storie di successo. La Corte Suprema (la stessa della Sotomayor) ha visto sui suoi scranni giudici italo-americani come Anthonin Scalia e Samuel Alito. Facendo un bel salto indietro nel tempo, possiamo risalire al fiorentino Filippo Mazzei, che portò i vigneti in Virginia. Poi troviamo il grande sindaco di New York Fiorello La Guardia, Joe Di Maggio (ancora baseball!), Frank Sinatra, anche Al Capone. I registi Scorsese, De Niro, Tarantino (non vedo l’ora di vedere il suo nuovo film). E in pochi sanno che il Bruce Springsteen che canta con rabbia e orgoglio Born in the Usa ha una madre che si chiama Adele Zirilli, di innegabili origini siciliane.








