Lapo Pistelli

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Lo scenario politico, il Partito Democratico, le elezioni europee e le amministrative. 2^ puntata

Inviato da Lapo Pistelli il 12 maggio 2009 - 11:58

Il Partito Democratico

Sostengo con convinzione lo sforzo che Dario Franceschini sta producendo in queste settimane. E’ un compito non facile, sia che Berlusconi si trovi alla vigilia di un epilogo che ancora non si intravede, sia che invece si trovi nel passaggio - mi suggeriva un amico - dal “Berlusconi rivoluzionario al Berlusconi statista” (così come De Felice descriveva analogamente una fase della storia di Mussolini).
E’ uno sforzo che ha prodotto dei risultati in Parlamento - decreti ritirati, momenti di tensione nella maggioranza fra PdL e Lega - ma anche nello stato d’animo della periferia del partito. L’antagonismo a Berlusconi con parole dirette e senza remore diplomatiche non sarà una strategia di lungo respiro, tuttavia è l’unica possibile per motivare il proprio popolo in una campagna elettorale che dirà molto non solo della leadership del Pd ma della validità del suo progetto.
La saldatura stretta fra PdL e Lega e lo sfondamento della PdL al sud sono segnali di burrasca all’orizzonte, sia per il rischio che il centrosinistra sia confinato dopo giugno al nord in alcune ridotte e veda cadere molte delle sue amministrazioni, sia perché è purtroppo ragionevole temere che le elezioni regionali del 2010 consegnino un Partito Democratico alla funzione di Lega dell’Italia Centrale, forte in Toscana, Umbria, Marche, Emilia (fino al Po), Liguria (solo nel Levante), Basilicata (come eccezione).
E’ per questa ragione che non c’è alternativa al rilancio del progetto del Pd nella sua accezione originale. Un partito che probabilmente è nato troppo tardi, dieci anni dopo il dovuto, e quando è nato, è nato settimino, subito costretto all’assetto di guerra e di emergenza.
Il risultato di giugno determinerà ovviamente alcune delle condizioni di ripartenza ed è perciò che - come dirò domani - la scelta delle persone nelle liste e la difesa della lista di partito è per me oggi una condizione ineludibile di scommessa su questo progetto.
Siamo in ritardo sul progetto del Pd. Fin dai primi mesi, si è troppo facilmente accettato che l’idea di un partito plurale coincidesse con un partito surrettiziamente concepito come confederazione delle identità originarie, ben difese da associazioni e fondazioni ad hoc dedicate. Ma se i dirigenti di un partito si interessano prima a rafforzare le scialuppe di salvataggio che la nave principale, sarà difficile trovare passeggeri pronti ad ritorno-al-futuroimbarcarsi.
I mille racconti sulla esperienza delle primarie, tenute in molte parti di Italia, testimoniano che alla prima difficoltà riemergeva subito il richiamo all’identità ds o margherita e che, se la difficoltà cresceva, si puntava diretti all’identità comunista e democristiana, come in una macchina del tempo che corra nella direzione opposta a quella che la politica deve praticare: i morti che afferrano i vivi, il passato che divora il futuro a causa della sua incapacità di capire il presente.

Noi ci impegneremo nelle prossime settimane a far crescere il Pd nelle urne, ma dichiariamo fin d’ora che il risultato che verrà, il contributo dei democratici che aderiranno al partito sarà speso in fase congressuale a due condizioni: sostenere chi, non solo teoricamente, praticherà la mescolanza fra percorsi e origini (soprattutto tenendo conto che vota a giugno una leva nata due anni dopo la caduta del Muro!); sostenere chi si dimostrerà più disponibile a rimettersi in discussione, a non considerare l’insediamento sociale di alcune zone un fatto scontato, a non pensare che il Pd sia l’ultima evoluzione di forme politiche precedenti, a non continuare a predicare forme democratiche e partecipative praticando al contempo abitudini oligarchiche.
Il Partito Democratico è il primo partito del XXI secolo, non il patto di sindacato fra appartenenze originali accostate per sopravvivere meglio, catalogo di patronati cui iscriversi per assicurarsi un altro pezzo di percorso politico.
Personalmente lavorerò per il progetto originale con quel principio di non appagamento che i cattolici democratici traggono nella loro esperienza pre-politica. E nella convinzione che le battaglie politiche che vale la pena di combattere sono quelle libere da condizionamenti personali.
In questo link, troverete un documento che assieme ad altri colleghi abbiamo cominciato a far circolare nel partito in Italia per raccogliere suggerimenti, adesioni, per promuovere iniziative sul territorio. Mandatemi le vostre riflessioni: [email protected]

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