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L’Italia e il golpe dolce. «Morsi deve collaborare»

L’Italia e il golpe dolce. «Morsi deve collaborare»

Intervista a QN del 08.07.2013

di Antonella Coppari

Insomma, ci siamo infervorati troppo presto per le primavere arabe?

«Sì. Serve lucidità per accompagnare una transizione. Invece, prima abbiamo applaudito le piazze rivoluzionarie, poi i Fratelli musulmani che hanno vinto le elezioni, ora esultiamo per quelli che li hanno destituiti con un golpe. Popolare, salutato da fuochi d’artificio, ma comunque un colpo militare», dice Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con delega per l’Africa. E aggiunge: «Gli uni avevano la legittimazione rivoluzionaria, gli altri quella elettorale, l’esercito quella storica di chi comanda da cinquant’anni. Oggi più che fare il tifo per l’uno o per altro, abbiamo il compito di aiutarli a riconciliarsi».

In che modo?

«Ai generali diciamo di rilasciare i leader arrestati. Perché sia riconciliazione tutti devono far parte del gioco democratico. Chi è al governo deve tendere una mano a chi è stato estromesso. Questi ultimi devono comprendere il proprio fallimento e collaborare, non chiamare in piazza i simpatizzanti. Altrimenti, c’è il rischio che si arrivi a un punto di non ritorno».

La rabbia potrebbe riversarsi anche nei Paesi vicini?

«Ci sono già segnali di nervosismo tra i partiti legati ai Fratelli musulmani, come Ennahda al governo in Tunisia. E inevitabile che tutti guardino all’Egitto, peso massimo del mondo arabo». Read the rest of this entry

“A Teheran anche per l’Italia svolta positiva”

“A Teheran anche per l’Italia svolta positiva”

 

Intervista a l’Unità del 18.04.2013

 

di UMBERTO DE GIOVANNANGELI

L’Italia e il nuovo corso iraniano. L’Unità ne discute con Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con delega sull’Iran. La Comunità internazionale s’interroga sulla vittoria di Hassan Rohani nelle elezioni presidenziali in Iran.

Qual è la sua valutazione?

«Parto da un numero e da una immagine. Il numero: il candidato preferito dal fronte conservatore, Jalili, quello che diceva “nessun compromesso con il mondo”, è arrivato sostanzialmente ultimo, con 40 punti di distacco dal vincitore. L’immagine: su ogni televisione abbiamo visto giovani ragazze con il capo appena coperto quando non libero, il volto truccato e le ciocche ribelli, festeggiare in motorino per le strade di Teheran. Con le regole del gioco che c’erano, come non considerare questo voto una sorpresa positiva?».

Così non sembra pensarla il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

«Non mi aspettavo commenti diversi. Il governo israeliano deve uscire ancora dall’incubo legittimo della retorica negazionista di Ahmadinejad, che ha fatto male innanzitutto al suo Paese. Ma è compito adesso dell’intera Comunità internazionale impegnare il nuovo presidente iraniano in un dialogo non ossessivamente centrato sul solo nucleare. È giusto ricordare che l’obiettivo di un uso pacifico del nucleare è nato ai tempi dello scià ed è oggi condiviso anche dai critici più severi della Guida suprema, Moussawi e Karroubi, tuttora agli arresti». Read the rest of this entry