________________________________________________________________________________________
“E’ difficile fare previsioni, specie se si riferiscono al futuro”
(Groucho Marx)
________________________________________________________________________________________
Buona settimana.
Bentrovati. O meglio, ben ritornato io, dopo qualche giorno.
Molta politica internazionale e molta politica domestica.
Grazie ancora dei commenti e delle richieste di inserimento di nuovi indirizzi. Non esitate che intanto è gratis. E a cancellarci ci si mette un attimo.
Un po’ lo stesso atteggiamento che servirebbe oggi con l’Iran di Rohani. Davanti alla sorpresa di un risultato che spiazza le previsioni della vigilia e spiazza pure gli iraniani, occorre essere agili e smart. Occorre dare credito a quel 50,7% che lo ha votato contro i candidati conservatori, occorre dare tempo per valutare le prime mosse dopo l’insediamento del 4 agosto, occorre vedere quale governo e quale nuovo negoziatore nucleare verrà scelto, occorre vedere quali segnali arriveranno sui diritti civili. Occorre perciò bussare e aprire, occorre ingaggiare senza dare pretesti ai falchi che smorzeranno le attese occidentali. A chiudere la porta in nome del realismo e della delusione di riforme non fatte si impiega un attimo. Ma oggi occorre dare segnali. L’Iran cambia ogni due mandati, un po’ come gli Stati Uniti. Terminata l’epoca di Khatami, abbiamo subìto un ciclo radicale e un po’ apocalittico con Ahmadinejad. Oggi tocca a un moderato votato anche dai riformisti, all’uomo che ebbe da ridire in tv su come stolidamente il suo Paese si era messo contro il mondo intero. A noi l’Iran serve. Per evitare la proliferazione nucleare, per stabilizzare le province occidentali dell’Afghanistan, per dare un senso di futuro al martoriato Iraq, per essere parte della soluzione (e non solo del problema) in Siria.
Da un Iran più aperto abbiamo tutti, tutto da guadagnare. A partire dagli iraniani. Read the rest of this entry
