L’Italia e la comunità internazionale hanno posto attenzione sul Sahel con colpevole ritardo. Con queste parole il vice ministro degli Esteri italiano, Lapo Pistelli, ha esordito nel suo intervento alla conferenza “After the war – Political solutions to the conflicts in the Sahel region”, organizzata presso il Centro alti studi per la Difesa (Casd) di Roma dal Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.). Pistelli ha spiegato che questo ritardo internazionale sulle problematiche del Sahel poteva essere evitato, considerando “inevitabile attendersi, dopo l’avvento delle primavere arabe, che la fascia dei paesi dietro il Maghreb venisse destabilizzata, anche a causa delle particolari criticità che caratterizzano questi paesi”. Roma è tra “i massimi sostenitori dell’integrazione, che permette di far convivere anche le differenze”, ha dichiarato il vice ministro.
In Mali non è sufficiente l’intervento militare per imporre la sicurezza, ma la dimensione della risposta alla crisi dev’essere regionale, ha detto Pistelli. Il vice ministro ha affermato che in questo momento il processo di transizione nel paese del Sahel procede lungo un’agenda predefinita, ma il contributo internazionale non deve interrompersi. “In Mali è necessario contribuire a un processo di ricostruzione credibile delle istituzioni”, ha affermato Pistelli, il quale ha ricordato che per arrivare alle prossime elezioni presidenziali di luglio, nel paese occorre normalizzare la regione settentrionale, teatro della crisi, e risolvere la situazione delle centinaia di migliaia di profughi oggi presenti nei paesi limitrofi. Read the rest of this entry
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Cooperazione: conclusa la conferenza
Ridefinire un modello di sviluppo globale attraverso un’azione comune a livello internazionale che inglobi i tre macrosettori della sostenibilità ambientale, dello sviluppo economico e di quello sociale. È l’obiettivo emerso dal convegno “Dalla Conferenza di Rio+20 al processo Post-2015: le sfide dello Zero Hunger Challenge, della sostenibilità, della lotta alla povertà e dello sviluppo sociale. Il contributo italiano, la posizione europea”, che si è svolto oggi alla Farnesina. Presenti all’evento il vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione, Lapo Pistelli, il direttore generale della Dgcs, Giampaolo Cantini, il direttore generale per lo Sviluppo sostenibile, il clima e l’energia del ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, e il sottosegretario del ministero per le Politiche agricole con delega a presiedere la Commissione di coordinamento per le attività connesse ad Expo 2015, Maurizio Martina.
Le due sessioni di lavoro sono state moderate dal coordinatore multilaterale della Dgcs, Marco Ricci, e dal segretario socio-economico dell’Istituto italo-latino americano (Iila), José Luis Rhi-Sausi. “La sostenibilità ambientale, lo sviluppo economico e quello sociale sono tre pilastri collegati e inscindibili fra loro”, ha detto il vice ministro Pistelli nel corso del suo intervento. “Per molto tempo la Cooperazione è stata sinonimo di sviluppo economico, ma oggi va inquadrata in un percorso di esercizio congiunto sul piano nazionale, europeo e mondiale e se siamo a buon punto nel percorso di completamento delle politiche di sviluppo è grazie ai cambiamenti avvenuti nel mondo”, ha aggiunto. Read the rest of this entry
“Per noi la Cooperazione è una risorsa, non un lusso”
Intervista a l’Unità del 24.05.2013
di UMBERTO DE GIOVANNANGELI
«Non esiste più solo la vecchia cooperazione bilaterale a dono, dobbiamo dare coerenza ad un set di politiche di sviluppo che non passano più solo da Roma». A sostenerlo è Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con una delega «pesante»: quella alla Cooperazione internazionale. In questa intervista a l’Unità, Pistelli delinea le linee-guida della sua azione. Con un orizzonte, politico e temporale, europeista: la fine del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, alla fine del 2014.
La Cooperazione internazionale torna alla Farnesina. Con quali ambizioni?
«Partiamo con una consapevolezza: la formula emergenziale di questa coalizione e il tempo limitato a nostra disposizione. Il nostro traguardo è la fine del semestre di presidenza italiana dell’Ue, a fine 2014: cioè 19 mesi. Il governo può guadagnare tempo se lavora bene e fa riforme profonde. Tra questi obiettivi, non ho dubbi che la riforma della legge 49 sulla Cooperazione sia un traguardo possibile. Veniamo da una legislatura che aveva portato molto avanti il lavoro, abbiamo da pochi giorni cominciato a ripulire e innovare quel testo, nella convinzione che sia maturo il tempo delle riforme».
Perché è politicamente significativo questo ritorno agli Esteri?
«Durante il governo Monti c’è stato un braccio di ferro sul posizionamento della regia politica della Cooperazione, una materia che non sempre negli ultimi venti anni ha avuto almeno un sottosegretario che se ne occupasse. Ci si è chiesti: è meglio un ministro ma senza ministero o un vice ministro delegato ad hoc che però possa guidare una struttura con radicamento globale. La scelta del presidente Letta dà una risposta in questa seconda direzione. Non ci dimentichiamo, peraltro, che tutti i testi di riforma definiscono la Cooperazione parte integrante della politica estera». Read the rest of this entry
