Intervista a l’Unità del 09.08.2013
di Umberto De Giovannangeli
È stato il primo esponente di un governo occidentale a sondare il terreno all’indomani dell’insediamento del presidente Hassan Rohani: Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con delega per l’Iran, fa un bilancio della missione iraniana appena conclusasi.
Si può parlare con l’elezione di Hassan Rohani alla presidenza, dell’inizio di un nuovo corso in Iran?
«Nonostante l’elezione di Rohani, l’intero Occidente fa ancora i conti con una narrazione che ha dipinto l’Iran come una specie di inferno sulla terra. Molti amici mi hanno chiesto prima della partenza, “davvero vuoi andare lì, ma è sicuro?”, ignorando che l’Iran ha una società civile vivace e una cultura raffinata, e che anche sul piano politico obbliga a un dialogo intellettualmente molto stimolante. Sì, l’Iran sta cambiando e molto. L’elezione a sorpresa di Rohani, non prevista nemmeno una settimana prima, sta a dimostrarlo. Tocca a loro certamente, ma anche a noi, trarre profitto da questa finestra di opportunità che non starà aperta in eterno. Del resto, sia il presidente Napolitano che il primo ministro Letta ho consegnato una sua lettera a Teheran testimoniano questa consapevolezza. Ed Emma Bonino non ha avuto esitazioni nel dare luce verde a una missione che ci riporta a quei dialoghi privilegiati tra Romano Prodi e Mohammad Khatami».
Ma su quali terreni in particolare dovrà cimentarsi questo dialogo privilegiato tra Italia e Iran?
«Esistono questioni bilaterali, questioni regionali e questioni in cui l’intera comunità internazionale è coinvolta. Per noi, è facile partire dalla cultura, dalla coincidenza di interessi nella stabilizzazione dell’Afghanistan -dove siamo impegnati nella provincia occidentale di Herat – nel contrasto al traffico di droga. Sono tutte questioni in cui il dialogo è facile, poiché gli interessi coincidono. Esistono poi questioni regionali, come il cammino verso la conferenza di Ginevra sulla Siria, dove il governo italiano si sta adoperando, senza ambizioni presenzialiste ma con una attenzione alla sostanza della politica, affinché l’Iran sia coinvolto, in qualche modo, nella soluzione. Hezbollah, che è una parte importante del problema, risponde a Teheran. Dunque, qualsiasi processo nuovo o soluzione transitoria per la Siria coinvolge gli attori regionali e tra di essi l’Iran. Poi c’è il tema del nucleare, che riguarda tutti e non solo Israele». Read the rest of this entry

