Intervista a l’Unità del 24.05.2013
di UMBERTO DE GIOVANNANGELI
«Non esiste più solo la vecchia cooperazione bilaterale a dono, dobbiamo dare coerenza ad un set di politiche di sviluppo che non passano più solo da Roma». A sostenerlo è Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con una delega «pesante»: quella alla Cooperazione internazionale. In questa intervista a l’Unità, Pistelli delinea le linee-guida della sua azione. Con un orizzonte, politico e temporale, europeista: la fine del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, alla fine del 2014.
La Cooperazione internazionale torna alla Farnesina. Con quali ambizioni?
«Partiamo con una consapevolezza: la formula emergenziale di questa coalizione e il tempo limitato a nostra disposizione. Il nostro traguardo è la fine del semestre di presidenza italiana dell’Ue, a fine 2014: cioè 19 mesi. Il governo può guadagnare tempo se lavora bene e fa riforme profonde. Tra questi obiettivi, non ho dubbi che la riforma della legge 49 sulla Cooperazione sia un traguardo possibile. Veniamo da una legislatura che aveva portato molto avanti il lavoro, abbiamo da pochi giorni cominciato a ripulire e innovare quel testo, nella convinzione che sia maturo il tempo delle riforme».
Perché è politicamente significativo questo ritorno agli Esteri?
«Durante il governo Monti c’è stato un braccio di ferro sul posizionamento della regia politica della Cooperazione, una materia che non sempre negli ultimi venti anni ha avuto almeno un sottosegretario che se ne occupasse. Ci si è chiesti: è meglio un ministro ma senza ministero o un vice ministro delegato ad hoc che però possa guidare una struttura con radicamento globale. La scelta del presidente Letta dà una risposta in questa seconda direzione. Non ci dimentichiamo, peraltro, che tutti i testi di riforma definiscono la Cooperazione parte integrante della politica estera». Read the rest of this entry

