Author Archives: Lapo Pistelli

«Rohani è una chance anche per Damasco» – Intervista a l’Unità del 27.09.2013

«Rohani è una chance anche per Damasco» – Intervista a l’Unità del 27.09.2013

«Rohani è una chance anche per Damasco»

di UMBERTO DE GIOVANNANGELI

Rivendica con giustificato orgoglio il ruolo di «apripista», tra i Paesi europei, che l’Italia ha svolto nel dar credito al nuovo corso iraniano del presidente Hassan Rohani. Un ruolo di cui «il presidente iraniano ci ha dato atto ». A parlare, da New York, è Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con delega all’Iran. L’Unità lo ha raggiunto telefonicamente al Palazzo di Vetro dove ieri la delegazione italiana guidata dal premier Letta e dalla ministra Bonino ha incontrato Rohani. Il presidente iraniano parlando all’Assemblea generale nella sessione sul disarmo nucleare ieri ha ribadito la contrarietà di Teheran a ogni arma atomica e a ogni rischio di proliferazione. E il mondo si interroga su quanta credibilità abbia la svolta iraniana.

Dalla sua postazione privilegiata di New York, e alla luce degli incontri avuti, qual è l’effettivo peso politico della performance alle Nazioni Unite del neo presidente iraniano Rohani?

«È difficile anche per chi si sia allineato finora alle posizioni più dure e scettiche rispetto al cosiddetto nuovo corso iraniano, negare l’enorme quantità di segnali concreti che la dirigenza di Teheran ha inviato alla comunità internazionale. Come ogni media ha mostrato, Rohani e il nuovo ministro degli Esteri Zarif, sono stati fra le “prede” più ambite per i bilaterali di questa settimana. Del resto, fino all’anno scorso, l’ex presidente Ahmadinejad arringava l’Assemblea generale con le sue visioni apocalittiche, ottenendo sistematicamente l’abbandono della sala da parte di molte delegazioni. Questo contrasto, così evidente, tra le due situazioni, descrive l’ampiezza della finestra di opportunità davanti a noi».

Ma in concreto e nel dettaglio, in cosa consistono questi segnali concreti lanciati da Rohani e dalla nuova leadership di Teheran?

«Può sembrare una lista della spesa, ma resterebbe comunque una lista interessante… ». Read the rest of this entry

Herat, attacco all’ambasciata Usa

Herat, attacco all’ambasciata Usa

Stamani alle 5.20 a Herat siamo stati svegliati dal rumore di un’esplosione. I talibani hanno attaccato il Consolato americano. Mezz’ora di combattimento circa: morti tutti e sette gli attentatori, due civili e molti feriti. La visita ai progetti di cooperazione, al governatore di Herat, al Procuratore Generale e’ stata sospesa. Siamo stati evacuati a Kabul dalla base di Camp Arena grazie alla gia’ nota e straordinaria professionalita’ dei carabinieri del Tuscania e alle forze Isaf. Con me c’era una delegazione di parlamentari: Tonini del Pd, Migliore di SeL, Minzolini del PdL, Spadoni e Mussin del M5S e Pini della Lega. Dopo gli incontri di ieri, e’ ancora piu chiaro il valore della nostra cooperazione accanto alle popolazioni civili, la professionalita’ delle nostre forze armate, il lavoro di contrasto al terrorismo  e il grande lavoro che ci attende ancora nel processo di transizione, e nella missione di riconsegna dell’Afghanistan alla propria e completa ownership.

«L’Italia ha lavorato alla via diplomatica. Qualcosa si muove»

«L’Italia ha lavorato alla via diplomatica. Qualcosa si muove»

«L’Italia ha lavorato alla via diplomatica. Qualcosa si muove»

Lapo Pistelli, viceministo degli Esteri anticipa la posizione che Letta presenterà oggi in Parlamento. Positivi il ritorno al negoziato e la centralità dell’Onu

 

di UMBERTO DE GIOVANNANGELI

Siamo sempre stati convinti che il tempo speso per approfondire soluzioni di carattere politico e diplomatico, è un tempo ben speso. E gli eventi di queste ore confortano la posizione italiana». A sostenerlo, da Abu Dabi, è Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri.

La comunità internazionale prende posizione sulla proposta russa sulla Siria. Qual è in merito la posizione dell’Italia?

«Fin dall’inizio della crisi abbiamo ripetuto che non esisteva una via d’uscita militare al conflitto siriano. Abbiamo lavorato per isolare il regime di Bashar al-Assad, per costruire un’alternativa politica credibile, per evitare ogni atto o comportamento che facesse infiammare l’intera regione. Al tempo stesso, la comunità internazionale, e noi tra quelli, si è fatta carico di gestire un enorme problema umanitario, derivante da milioni di profughi, originati dalla guerra e fuggiti in Libano e Giordania. Negli ultimi mesi, abbiamo sostenuto gli sforzi russo-americani per arrivare all conferenza di “Ginevra2″, lavorando per far cadere ogni precondizione avanzata strumentalmente, e cercando, al contempo, di avere al tavolo tutti gli attori necessari. Purtroppo, l’attacco chimico del 21 agosto, ha lacerato questa tela fragile, pazientemente costruita. Ma gli sforzi della diplomazia non sono terminati».

Ma è possibile fidarsi di Assad?

«Ogni accordo internazionale va negoziato e sottoscritto in buona fede, ma la comunità internazionale dispone di tutti gli strumenti per poter verificare che l’attuazione sia svolta correttamente e senza agende segrete. Nel caso delle armi chimiche, non solo non si farebbe eccezione alle regole, ma servirebbero perfino controlli supplementari, data la delicatezza dell’area in questione e il numero di conflitti a catena che un peggioramento della crisi potrebbe innescare». Read the rest of this entry