«Rohani è una chance anche per Damasco»
di UMBERTO DE GIOVANNANGELI
Rivendica con giustificato orgoglio il ruolo di «apripista», tra i Paesi europei, che l’Italia ha svolto nel dar credito al nuovo corso iraniano del presidente Hassan Rohani. Un ruolo di cui «il presidente iraniano ci ha dato atto ». A parlare, da New York, è Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri con delega all’Iran. L’Unità lo ha raggiunto telefonicamente al Palazzo di Vetro dove ieri la delegazione italiana guidata dal premier Letta e dalla ministra Bonino ha incontrato Rohani. Il presidente iraniano parlando all’Assemblea generale nella sessione sul disarmo nucleare ieri ha ribadito la contrarietà di Teheran a ogni arma atomica e a ogni rischio di proliferazione. E il mondo si interroga su quanta credibilità abbia la svolta iraniana.
Dalla sua postazione privilegiata di New York, e alla luce degli incontri avuti, qual è l’effettivo peso politico della performance alle Nazioni Unite del neo presidente iraniano Rohani?
«È difficile anche per chi si sia allineato finora alle posizioni più dure e scettiche rispetto al cosiddetto nuovo corso iraniano, negare l’enorme quantità di segnali concreti che la dirigenza di Teheran ha inviato alla comunità internazionale. Come ogni media ha mostrato, Rohani e il nuovo ministro degli Esteri Zarif, sono stati fra le “prede” più ambite per i bilaterali di questa settimana. Del resto, fino all’anno scorso, l’ex presidente Ahmadinejad arringava l’Assemblea generale con le sue visioni apocalittiche, ottenendo sistematicamente l’abbandono della sala da parte di molte delegazioni. Questo contrasto, così evidente, tra le due situazioni, descrive l’ampiezza della finestra di opportunità davanti a noi».
Ma in concreto e nel dettaglio, in cosa consistono questi segnali concreti lanciati da Rohani e dalla nuova leadership di Teheran?
«Può sembrare una lista della spesa, ma resterebbe comunque una lista interessante… ». Read the rest of this entry

