Tre SI’ ma senza entusiasmo
Inviato da Lapo Pistelli il 19 giugno 2009 - 18:16
Domenica 21 non sarĂ soltanto dedicata ai ballottaggi amministrativi ma al voto sui tre quesiti referendari sulla legge elettorale, sul famoso “porcellum” inventato dal Ministro Calderoli alla vigilia delle elezioni del 2006. Che facciamo ?

- porcellum da corsa
Per coerenza con le posizioni che ho giĂ preso in occasione di altri referendum, voglio ricordare la natura particolare dell’invito di domenica. Il voto al referendum non è assimilabile al voto politico, europeo, amministrativo. Esso non deriva dalla natura rappresentativa della nostra democrazia e dal dovere civile di scegliere i nostri rappresentanti nelle istituzioni ma da un invito che 500.000 cittadini (troppo pochi) rivolgono ad altri 45 milioni di connazionali finalizzato ad abrogare una parte o la totalitĂ di una legge. Il primo è un dovere, il secondo è un invito. Utile ricordare che da piĂą di 15 anni quell’invito viene disertato dalla maggioranza degli italiani, con il conseguente fallimento del voto, vuoi perchĂ© il tema non è stato ritenuto interessante, vuoi perchĂ© il quesito viene considerato troppo “tecnico” per essere sottoposto al referendum, vuoi perchĂ© alcuni anni si è abusato della pazienza dei cittadini interrogandoli su una dozzina di temi diversi, vuoi perchĂ© nella maggior parte delle circostanze le firme sono state raccolte da quegli stessi partiti che avevano il dovere e il compito di fare e modificare le leggi in Parlamento.
Questo voto non fa eccezione: si torna per la quarta volta sulla stessa materia (le leggi elettorali sono nel frattempo cambiate), dei tre quesiti solo uno è di immediata comprensione (quello sulle candidature multiple), i partiti sono stati coinvolti pesantemente nella raccolta delle firme.
La situazione
Il porcellum riuscì nell’intento velenoso di non donare a Prodi una maggioranza stabile nelle elezioni del 2006; lo stesso porcellum è stato superato in via politica nel 2008 sia nel centrodestra che nel centrosinistra con la creazione di un formato di competizione (PD vs PdL) che ha deciso di fare a meno di alleati piccoli e tendenzialmente rissosi che sono rimasti così sotto la soglia di sbarramento. Una specie di disarmo bilaterale ottenuto in via politica e non in via legislativa.
Cosa dicono i quesiti e cosa pensano i promotori del referendum
Il primo e secondo quesito consentono di attribuire un premio di maggioranza del 55% dei seggi per la prima lista a Camera e Senato.
Se vince il Sì e la legge resta intatta, scompariranno le coalizioni di partiti, magari ci saranno degli accorpamenti ulteriori un po’ forzati, si eviterà magari che i partiti si uniscano il giorno delle elezioni e si dividano subito dopo imponendo veti, mediazioni e verifiche continue. Senza coalizioni, la soglia di accesso a Camera (4%) e Senato (8%) diventerà uguale per tutti e il premio di maggioranza non potrà più andare alla coalizione ma solo alla lista che avrà ottenuto più voti.
Il terzo quesito, sul quale c’è in genere una unanimità di consensi, impedisce le candidature plurime acchiappa-voti dei leader di partito che invece, con l’attuale sistema, permette di scegliere tre quarti degli eletti cooptando deputati e senatori con liste bloccate e consente di perfezionare la trappola dopo il voto scegliendo l’ultimo residuo con un sistema sofisticato di opzioni e rinunce.
-Â Il referendum aiuta Berlusconi?
Si dice che, se passasse il referendum, Berlusconi e il suo PdL, con il 35% dei voti, prenderebbero il 55% dei seggi in parlamento. In verità , questo potrebbe teoricamente accadere già oggi se il PdL si staccasse dalla Lega e il PD dall’IdV e il confronto avvenisse fra questo quattro soggetti separatamente. Anzi, le cronache degli ultimi mesi testimoniano la tensione della Lega e l’impegno a far fallire il referendum per evitare che il PdL sia tentato di staccarsi dall’alleanza (“se passa il referendum, casca il governo”). L’argomento va quindi rovesciato: si può non essere d’accordo con il quesito ma sostenerlo proprio perché può mettere in difficoltà Berlusconi e i suoi rapporti con Umberto Bossi.
- E’ antidemocratico che un partito del 35% abbia il 55% dei seggi?
Nei paesi anglosassoni, questo accade spesso. Thatcher e Blair hanno sempre governato con queste percentuali, e nel 2005 Tony Blair, con il 35,3% dei voti, ha preso il 55 % dei seggi ed ha eletto 360 deputati contro i 260 di tutte le opposizioni. Chi desidera una democrazia di tipo maggioritario accetta questa distinzione di ruoli: chi vince governa, chi perde controlla. Il tema, semmai, che la legge attuale non risolve e nemmeno il referendum consiste nelle liste bloccate: senza voto di preferenza o collegio uninominale non vi sarĂ mai alcun radicamento degli eletti nel Paese e nessun vero diritto di scelta dei cittadini.
Una provvisoria conclusione
Se il referendum passasse, il Parlamento potrebbe accettare la legge che esce dalle urne o essere obbligato a cambiarla, mettendoci dunque le mani.
Alcuni referendari sono favorevoli in sé al testo che scaturirebbe poiché questo sarebbe finalmente l’approdo ad un sistema all’inglese di maggioritario puro senza però i collegi, un maggioritario plurinominale bloccato invece che un maggioritario su collegi uninominali.
Chi si è opposto al porcellum in passato ed è favorevole al referendum indica invece la seconda possibilità : il referendum danneggia i rapporti interni alla coalizione di governo, obbliga il Parlamento a rifare la legge perché la legge referendaria non è sufficiente, è coerente con la posizione critica assunta nel 2006.
Chi si oppone al contenuto del referendum non desidera una seconda trasformazione dal proporzionale al maggioritario, ritiene che la politica sia stata giĂ abbastanza brava a superare i limiti del porcellum con nuovi formati di partito, teme che Berlusconi possa dilagare ulteriormente, auspica che i piccoli partiti rimasti esclusi finora possano invece tornare a bordo in un domani e crede che il referendum sbarri in via definitiva questa possibilitĂ .
La situazione è confusa in entrambi i maggiori partiti: nel PD, la Direzione ha votato a larga maggioranza il voto favorevole a tutti i quesiti ma nel partito coesistono i sostenitori del referendum e della legge che ne uscirebbe, i sostenitori del referendum e della necessità di modificare la legge in parlamento (con molte diverse proposte), i sostenitori del no al referendum, cioè dell’astensione domenica 21.
Nella PdL, la situazione è identica con diversi protagonisti.
Personalmente, domenica ritirerò le schede del referendum e voterò tre volte Sì, convinto che il Parlamento debba poi rimettere mano sostanzialmente al rapporto fra candidati ed elettori. Lo farò senza particolare entusiasmo, perché scettico sull’esito e perché sono convinto che questa sia davvero l’ultima volta che lo strumento referendario debba essere utilizzato per materie come questa e da parte di quei medesimi partiti che sono appunto votati e sostenuti con finanziamento pubblico per risolvere questi temi senza coinvolgere i cittadini sui loro fallimenti.





22 giugno 2009 - 23:57 alle 23:57
Ma Renzi è stato eletto Sindaco a Firenze oppure no?
23 giugno 2009 - 09:05 alle 09:05
sì
24 giugno 2009 - 18:16 alle 18:16
nooooooooooooooo,cominciamo a dividerci,l’uno contro l’altro