Probabilmente si tratta di un riuscito esempio di falso storico quella che viene spacciato per un comando contenuto nel Regolamento da impiegare a bordo dei legni e dei bastimenti della Real Marina del Regno delle Due Sicilie del 1841.

“All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa
e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio
passann’ tutti p’o stesso pertuso:
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.
Però, datemi retta, tenetelo a mente, perché ce ne sarà bisogno.
Domenica, Pierfi Casini ha invocato un governo di “responsabilità nazionale” aprendo una cataratta di commenti sulla disponibilità dell’Udc ad entrare in un prossimo governo Berlusconi, sostituendo il ruolo di Gianfranco Fini e restituendo democristianamente lo sgarbo ricevuto nel 2008. Ieri invece, oggi sui giornali, Casini annuncia comunque che voterà la mozione di sfiducia a Berlusconi, non dicendo però niente sul dopo.
Dal canto suo, Gianfranco Fini e i suoi interpreti ufficiali Bocchino e Granata hanno annunciato ieri e ribadiscono anche stamani nei talk show del mattino che la loro battaglia si svolge tutta nel perimetro del centrodestra, che essi appartengono alla maggioranza uscita dalle elezioni, che non vogliono ribaltoni e governi tecnici, che Berlusconi farebbe bene ad annunciare cose importanti prima del voto del 14, dimettersi prima e dare vita ad un nuovo governo, con un nuovo clima, una nuova agenda. La novità temuta è che non arriveranno da Fini ciambelle di salvataggio al centrosinistra; quella di giornata consisterebbe nell’accettazione di un Berlusconi bis, cioè nella prosecuzione dell’esperienza politica del cavaliere.
Rutelli tace da due giorni poiché dopo aver annunciato trionfalmente urbi et orbi che era nato il terzo polo assiste interdetto ad una divaricazione tattica – e secondo me strategica – che scoscerebbe anche il più provetto degli equilibristi.
Il 50% dei commentatori sostiene che con un voto di fiducia risicato Berlusconi chiamerebbe comunque elezioni anticipate con la spinta decisiva della Lega.
L’altro 50% dei commentatori ritiene che una maggioranza capace di sfiduciare Berlusconi non condivide comunque un progetto comune per la fase 2.
L’affollato terzo polo si è arricchito di una nuova presenza, quel Luca Cordero di Montezemolo che domenica, nel programma di Fabio Fazio, ci ha regalato un non indimenticabile comizio di ovvietà (l’amore per l’Italia, i talenti sprecati, il bisogno di essere costruttivi) ripetendo le stesse cose per 15 minuti nonostante l’intervistatore alzasse ininterrottamente palle da schiacciare in direzioni diverse.
L’inizio della settimana vede dunque il centrosinistra spettatore della partita. Non drammatizziamo, ma non è una bella sensazione. Il fatto che nel week end sia nata un’altra federazione di sinistra, con la riconciliazione fra Ferrero e Diliberto, che quest’ultimo sia stato nominato portavoce e che abbia salutato la propria platea con Internazionale e pugno chiuso, che di qui a poco Vespa e altri lo inviteranno nei salotti tv a maggior danno suo e nostro, mi ha scatenato un lungo brivido blu lungo la schiena.
PS: a proposito di Mara. Userò con intenzione parole forti oltre la soglia del turpiloquio per esprimere compiutamente la sensazione vera provata ieri quando ho visto nel Blob di Rai3 i servizi del Tg4 dedicati da Fede al caso Carfagna. Con voce falsamente dolce, Fede parlava dell’obbligo di riconoscenza della Carfagna verso il suo datore di lavoro mentre sul lato sinistro dello schermo passavano le foto nude e seminude dei primi calendari usciti al tempo della vita da soubrette. Non so cosa pensino quel milione di incurabili lobotomizzati spettatori che traggono informazioni dal Tg4, ma vedere un pestaggio mediatico soft pronunciato da Fede, cioè dal compagno di merende di quel puttanone di Lele Mora, da colui che selezionava le ragazze da portare ai festini di Arcore, da colui che ha più o meno ingaggiato quella poveretta di Ruby (che tra pochi anni sarà un rifiuto del circo mediatico, abbandonata a guardare le sue borse di marca in un residence moderno e anonimo, a sperare in qualche ospitata di serie B, vittima di una, facilmente prevedibile, mostruosa solitudine), ecco tutto questo mi ha fatto ferocemente indignare.




E’ in questa atmosfera di avvelenamento delle sorgenti, di progressivo svilimento delle istituzioni, sapientemente costruita nel tempo e contro il quale il Presidente Napolitano si batte come un leone, che Berlusconi ha fatto cadere, lieve come una piuma e velenosa come il cianuro, la proposta di un disegno di legge di iniziativa popolare per ridurre i parlamentari in Italia. Lo ha fatto due giorni dopo aver definito il Parlamento “pletorico” ed avere chiesto alla platea degli industriali pazienza verso un Premier che vorrebbe più poteri ma che è costretto a sprecare tempo in un’aula-bivacco che decide l’approvazione o il rigetto di un emendamento con il pollice dritto o verso con il quale si decideva al Colosseo la vita dei gladiatori. Un’altra usanza vera, un gesto per intendersi all’interno di un gruppo e per orientare il voto, che rafforza però non casualmente l’immagine della bolgia inutile, poco moderna, dispendiosa e frenante le migliori energie del Paese.
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