Articoli con tag Silvio Berlusconi

Countdown – 21: “facite ammuina”…

Probabilmente si tratta di un riuscito esempio di falso storico quella che viene spacciato per un comando contenuto nel Regolamento da impiegare a bordo dei legni e dei bastimenti della Real Marina del Regno delle Due Sicilie del 1841.

“All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa
e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio
passann’ tutti p’o stesso pertuso:
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.

Però, datemi retta, tenetelo a mente, perché ce ne sarà bisogno.
Domenica, Pierfi Casini ha invocato un governo di “responsabilità nazionale” aprendo una cataratta di commenti sulla disponibilità dell’Udc ad entrare in un prossimo governo Berlusconi, sostituendo il ruolo di Gianfranco Fini e restituendo democristianamente lo sgarbo ricevuto nel 2008. Ieri invece, oggi sui giornali, Casini annuncia comunque che voterà la mozione di sfiducia a Berlusconi, non dicendo però niente sul dopo.

Dal canto suo, Gianfranco Fini e i suoi interpreti ufficiali Bocchino e Granata hanno annunciato ieri e ribadiscono anche stamani nei talk show del mattino che la loro battaglia si svolge tutta nel perimetro del centrodestra, che essi appartengono alla maggioranza uscita dalle elezioni, che non vogliono ribaltoni e governi tecnici, che Berlusconi farebbe bene ad annunciare cose importanti prima del voto del 14, dimettersi prima e dare vita ad un nuovo governo, con un nuovo clima, una nuova agenda. La novità temuta è che non arriveranno da Fini ciambelle di salvataggio al centrosinistra; quella di giornata consisterebbe nell’accettazione di un Berlusconi bis, cioè nella prosecuzione dell’esperienza politica del cavaliere.

Rutelli tace da due giorni poiché dopo aver annunciato trionfalmente urbi et orbi che era nato il terzo polo assiste interdetto ad una divaricazione tattica – e secondo me strategica – che scoscerebbe anche il più provetto degli equilibristi.

Il 50% dei commentatori sostiene che con un voto di fiducia risicato Berlusconi chiamerebbe comunque elezioni anticipate con la spinta decisiva della Lega.
L’altro 50% dei commentatori ritiene che una maggioranza capace di sfiduciare Berlusconi non condivide comunque un progetto comune per la fase 2.

L’affollato terzo polo si è arricchito di una nuova presenza, quel Luca Cordero di Montezemolo che domenica, nel programma di Fabio Fazio, ci ha regalato un non indimenticabile comizio di ovvietà (l’amore per l’Italia, i talenti sprecati, il bisogno di essere costruttivi) ripetendo le stesse cose per 15 minuti nonostante l’intervistatore alzasse ininterrottamente palle da schiacciare in direzioni diverse.

L’inizio della settimana vede dunque il centrosinistra spettatore della partita. Non drammatizziamo, ma non è una bella sensazione. Il fatto che nel week end sia nata un’altra federazione di sinistra, con la riconciliazione fra Ferrero e Diliberto, che quest’ultimo sia stato nominato portavoce e che abbia salutato la propria platea con Internazionale e pugno chiuso, che di qui a poco Vespa e altri lo inviteranno nei salotti tv a maggior danno suo e nostro, mi ha scatenato un lungo brivido blu lungo la schiena.

 

PS: a proposito di Mara. Userò con intenzione parole forti oltre la soglia del turpiloquio per esprimere compiutamente la sensazione vera provata ieri quando ho visto nel Blob di Rai3 i servizi del Tg4 dedicati da Fede al caso Carfagna. Con voce falsamente dolce, Fede parlava dell’obbligo di riconoscenza della Carfagna verso il suo datore di lavoro mentre sul lato sinistro dello schermo passavano le foto nude e seminude dei primi calendari usciti al tempo della vita da soubrette. Non so cosa pensino quel milione di incurabili lobotomizzati spettatori che traggono informazioni dal Tg4, ma vedere un pestaggio mediatico soft pronunciato da Fede, cioè dal compagno di merende di quel puttanone di Lele Mora, da colui che selezionava le ragazze da portare ai festini di Arcore, da colui che ha più o meno ingaggiato quella poveretta di Ruby (che tra pochi anni sarà un rifiuto del circo mediatico, abbandonata a guardare le sue borse di marca in un residence moderno e anonimo, a sperare in qualche ospitata di serie B, vittima di una, facilmente prevedibile, mostruosa solitudine), ecco tutto questo mi ha fatto ferocemente indignare.

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I turisti della democrazia e l’apertura agli immigrati

In un post del 12 giugno, scrivendo sulla “nuova casa per i Democratici in Europa” e del nostro incontro con Martin Schulz, avevo inserito il video dell’imbarazzante intervento di Silvio Berlusconi (in qualità di Presidente di turno del Consiglio Ue) al Parlamento europeo nel 2003, l’intervento del “kapò″ e dei “turisti della democrazia”. Un amico fiorentino che vive a Bruxelles mi ha segnalato un video più completo, in cui vale la pena rivedere anche l’intervento di Martin Schulz (in un vivace tedesco, sottotitolato in italiano). Eccolo qua:

 

Il video dura 8 minuti, vi prego di guardarlo tutto fino in fondo, perché il finale è assolutamente da non perdere, oggi che il Parlamento ha dato il via libera al pacchetto sicurezza con il reato di clandestinità.
Nel 2003, al Parlamento Ue – dopo aver insultato Schulz e gli europarlamentari “turisti della democrazia” - Berlusconi diceva sull’immigrazione: “Se c’è un paese che affonda le sue radici nel cristianesimo, un paese generoso, aperto a chi ha di meno e a chi soffre, questo paese ho l’orgoglio di dire che è il mio paese, è l’Italia!”.

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I vescovi e la questione (im)morale del Paese

Oggi, nella seconda giornata elettorale, ripropongo una bella lettera scritta da un prete, don Paolo Farinella, al Cardinale Bagnasco (presidente della Cei). Scritta il 31 maggio, è stata pubblicata ieri (6 giugno) sul quotidiano L’Unità.

Egregio sig. Cardinale,vescovi

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale. Prosegui la lettura »

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La lunga marcia del berlusco-fascismo

“… potevo fare di quest’aula sorda e grigia il bivacco per i miei manipoli…”
Il 3 gennaio 1925, dopo una crisi del regime durata alcuni mesi e causata dalla reazione dell’opinione pubblica al delitto Matteotti, Mussolini con un discorso muscolare alla Camera dei Deputati chiude la fase rivoluzionaria del fascismo, rivendica esplicitamente ogni responsabilità per i fatti degli ultimi tre anni e apre la fase della dittatura, quella in cui, in pochi anni e con poche radicali nuove leggi, il fascismo permea di sé ogni nervatura istituzionale ed ogni aspetto della vita sociale ed economica del Paese.

Sono in Parlamento da diversi anni ma non ho esitazioni ad affermare che la Camera è oggi ridotta concretamente ad un bivacco per i manipoli della maggioranza. Il dibattito serve puramente a fare trascorrere, senza ascoltare, il tempo riservato all’opposizione per poi votare secondo disciplina; l’iniziativa legislativa è per il 95% riservata al Governo e non più al Parlamento; quest’ultimo è schiacciato da un continuo ricorso al voto di fiducia motivato dalla immotivata ragione che ogni discussione è una perdita di tempo; gli annunci politici che contano si fanno in tv ai talk show della sera; alle interrogazioni e alle interpellanze con le quali si controlla e si indirizza l’operato del governo si risponde, se se ne ha voglia, con mesi di ritardo.
Il Parlamento non è di moda: una casta troppo ben pagata, cooptata e non eletta, piena di benefit veri e presunti (tanto smentire non cambierebbe la percezione generale), illuminata dalla ribalta televisiva solo quando si vota al posto del compagno di banco, si litiga o si mostrano striscioni, si mangiano fette di mortadella per festeggiare la caduta di un governo e si scagliano fascicoli contro i colleghi. Da lì a seguire – cioè a scendere la scala istituzionale – la contestazione riguarda consigli regionali, comunali, circoscrizioni, i luoghi istituzionali della politica e trova sempre nuovi aedi della critica radicale.
berlusconi-mitraE’ in questa atmosfera di avvelenamento delle sorgenti, di progressivo svilimento delle istituzioni, sapientemente costruita nel tempo e contro il quale il Presidente Napolitano si batte come un leone, che Berlusconi ha fatto cadere, lieve come una piuma e velenosa come il cianuro, la proposta di un disegno di legge di iniziativa popolare per ridurre i parlamentari in Italia. Lo ha fatto due giorni dopo aver definito il Parlamento “pletorico” ed avere chiesto alla platea degli industriali pazienza verso un Premier che vorrebbe più poteri ma che è costretto a sprecare tempo in un’aula-bivacco che decide l’approvazione o il rigetto di un emendamento con il pollice dritto o verso con il quale si decideva al Colosseo la vita dei gladiatori. Un’altra usanza vera, un gesto per intendersi all’interno di un gruppo e per orientare il voto, che rafforza però non casualmente l’immagine della bolgia inutile, poco moderna, dispendiosa e frenante le migliori energie del Paese. Prosegui la lettura »

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