Le spine di Pierluigi
Inviato da Lapo Pistelli il 9 gennaio 2010

un senso a questa storia
Ho visto disfarsi troppi partiti e bruciare troppe leadership nel mio campo – mentre il centrodestra governava l’Italia – per appartenere al club di coloro che si siedono a bordo campo ad aspettare la scivolata del leader che non hanno votato.
Premessa forse involuta per dire che ho guardato comunque con fiducia al lavoro iniziato da Pierluigi Bersani.
Prima di vedere come va a finire – e dunque assumendomi un rischio – voglio però dire qualcosa sul nodo della scelta delle candidature regionali, perché là qualcosa non va.
Come si comprende, non mi riferisco allo scarso presenzialismo del segretario e alla sua non straordinaria rapidità d’azione. Lo sapevamo da prima (ancor più chi lo conosceva da molto) e poi, detto con franchezza da giorno festivo, dei politici grimpeur, rapidi e mediatici – cioè di coloro che fanno dimenticare rapidamente il loro precedente exploit mediatico con un’altra capriola senza contenuto – ne ho da tempo piene le tasche.
E’ che mi risuonano in testa, come i soundbytes delle campagne elettorali, gli slogan del dibattito congressuale: “basta con il partito leggero, arriva finalmente quello forte, radicato sul territorio”, “le primarie non sono in discussione”, “diamo un senso a questa storia”, “dobbiamo ricostruire l’identità del profilo del Pd”, “non vergogniamoci più della parola sinistra”, “una nuova stagione di alleanze per l’alternativa”. Vaste programme ! avrebbe commentato qualcun altro.
Ad oggi – spero di sbagliarmi e comunque mi assumo il rischio di una valutazione a giochi aperti – la radiografia è di disarmante preoccupazione.
Calabria – primarie di partito convocate e rinviate già tre volte. Corrono ad ora cinque candidati, il presidente uscente e quattro altri concorrenti tutti dell’area di maggioranza. La rete è piena di denunce e gridi di allarme di iscritti del Pd che lamentano assenza di informazione e manipolazioni preventive.
Campania – l’eredità di Bassolino (area di maggioranza) è sicuramente pesante e la distanza politica dalla stagione di cinque anni fa appare siderale (vi ricordate l’Udeur nel centrosinistra ?). Le primarie sono state convocate e rinviate quattro volte. Alla fine, per evitare il ridicolo, sono state “congelate”. Mezzo partito non sa come dire di no a De Luca, sindaco di Salerno che ha da tempo aperto una sua Opa sul partito campano, correndo con insegne e liste proprie ogni volta che ne abbia la possibilità. Un amico bene informato mi diceva che si prefigura lo schema, a me noto e caro ma non nuovissimo, di lanciare due candidature una contro l’altra per poi tirare fuori la terza all’ultimo secondo.
Puglia – qui siamo al virtuosismo. È uscente l’ottimo Vendola, un buon Presidente che è sopravvissuto a inchieste imbarazzanti, che rappresenta una sinistra desiderosa di ricongiungersi al Pd (andate a rileggervi gli slogan congressuali qualche paragrafo sopra…), che per questo ha spaccato un partito, che accetta – pur uscente – di passare da primarie, che sa partecipare civilmente e con argomenti convincenti ai salotti televisivi. Ma Vendola contrasta con la linea congressuale di aprire all’Udc e viene cortesemente invitato a farsi da parte, senza spiegazione, senza primarie, senza compensazioni (perfino un capo azienda come Berlusconi ha promesso qualcosa a Galan per sgomberare il Veneto e consegnarlo alla Lega di Zaia). Ovviamente il Presidente resiste. Prima gli viene caricato a molla contro il sindaco di Bari, che ha corso al congresso con una lista a nome proprio, che chiede una leggina ad hoc per non dimettersi da Sindaco. Fallito l’assalto del sofisticato Emiliano, ecco l’ottimo Boccia, giovane economista in ascesa, già assessore di Emiliano, dell’inner circle di Bersani, area margherita/letta. Peccato che proprio Francesco abbia già perso le primarie con Vendola cinque anni fa, che dunque chieda di correre senza primarie, che si aspetti – chi sa perché – un ritiro spontaneo di Vendola, che in conseguenza Di Pietro annunci che se c’è troppo casino corre anche uno dei suoi (andate a rileggervi gli slogan congressuali qualche paragrafo sopra…). Troppi apprendisti stregoni. E un consiglio: perché non fate correre l’autorevolissimo senatore La Torre, braccio destro del Presidente D’Alema, vice presidente dei senatori del Pd, sostenitore del partito forte e che finalmente decide, e lo fate misurare a casa sua invece che sui bianchi divani di Porta a Porta ?
Lazio – il motto è “vai avanti te che a me scappa da ridere”. E infatti, un bel giorno, si candida Emma Bonino, a nome di verdi, radicali, riformisti, liberali e tutto quel pateracchio di etichette che ogni volta Pannella sciorina come un mantra. Panico immediato ma in 24 ore le truppe del Pd sbandano. Già, ma è da settimane che, dopo l’uscita di Marrazzo, va avanti un minuetto di candidature che salgono e scendono senza alcuna regola, senza alcun riferimento ad una selezione primaria o altro. Zingaretti esploratore conclude: o Bonino o un esponente nazionale, magari cattolico perché a Roma c’è il papa e votano le suore. La traduzione geniale del suggerimento diventa Bindi o Letta (come Boccia, esponenti kamikaze della componente moderata mandati avanti mentre il partito forte pensa e riflette), romani come io sono friulano. Secondo me, candideremo la Bonino – ottima persona. Nascono varie domande: ricordo male o l’alleanza con i radicali era una delle accuse della stagione congressuale ? dov’è il partito forte ? perché non candidare allora il giovane Orfini ? perché non l’altra donna Silvia Costa ? e soprattutto perché lasciare solamente ad una professoressa democratica utente di Facebook il compito di ricordare che dovevamo fare le primarie per non ripetere l’incidente del Campidoglio con Rutelli scelto a tavoilino ?
Umbria – qui le primarie si faranno, forse, per dirimere un duello interno pesante fra l’ex tesoriere Agostini e la presidente uscente che chiede all’assemblea un voto blindato al 70% per cambiare lo statuto e fare il terzo mandato. Ma i bene informati dicono che è lunghissima la lista delle terze candidature che attendono di essere chiamate a salvare la patria senza primarie.
Toscana, Emilia, Liguria – c’è da dire, meno male che esistono. Qui la “moral suasion” ha evitato prima la competizione, ha scelto i candidati e fatto la coalizione. Anzi in Toscana abbiamo anche già scelto i consiglieri regionali con 3 mesi di anticipo e si discute già della prossima Giunta.
Mi fermo qui. Le Regioni sono anche altre. Ma al nord, Piemonte a parte, si partecipa alle elezioni con lo spirito di De Coubertin. La Basilicata è un feudo felice.
Un pensiero a Ottaviano Del Turco. Non sarà stato un campione di simpatia. Poi era socialista, aggravante definitiva. Ma è stato messo in galera da presidente di regione. Il mio Pd, tutto, lo ha scaricato in 10 secondi. Il Pm diceva ai giornali che c’erano “prove schiaccianti” di corruzione. Poi ha chiesto per due volte l’extra-time per nuove indagini perché la catasta di rogatorie internazionali e intercettazioni non aveva prodotto nulla. Oggi si chiede il proscioglimento perché non si è trovato ciò che si annunciava di avere già, qualcosa che permettesse almeno di andare in giudizio, ma ne ha parlato solo La Stampa. In Abruzzo oggi governa il centrodestra, con uno dei commercialisti dell’entourage di Berlusconi.
Forza ragazzi, amici, compagni e democratici. Smaltito il panettone, mi pare sia l’ora di svegliarsi e darsi una bella regolata.
Tags: Bersani, elezioni regionali, pd
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