Articoli con tag partito democratico

Una nuova stagione per l’Italia

manifestazione-pd-_25_10_2008-5Questo è un documento che abbiamo elaborato assieme a Marina Sereni, Pierpaolo Baretta, Cesare Damiano. Abbiamo già iniziato a discuterne con altri colleghi, come Gianclaudio Bressa, Matteo Colaninno, Ettore Rosato e desideriamo allargare ulteriormente la discussione.
Si tratta di una riflessione sintetica su questa intensa stagione politica e sul Partito Democratico, che vorremmo utilizzare come base di partenza per una comune iniziativa nei prossimi mesi, dopo le scadenze elettorali per le quali ora siamo tutti impegnati.
Saremmo lieti di poter condividere e diffondere questo documento tra esponenti e sostenitori del Pd, invitando in particolare chi ha un ruolo nel partito o nelle istituzioni ad aderire e a promuoverlo sul territorio.

 

Potete inviare adesioni e riflessioni scrivendo a info@lapopistelli.it

 

Una nuova stagione politica per l’Italia

Il tempo odierno è segnato, più che in ogni altra epoca, dalla velocità dei cambiamenti economici, sociali ambientali e culturali e dalla loro dimensione globale.
La politica democratica perciò, non solo nel nostro Paese, è interrogata dai cittadini con una domanda profonda sull’efficacia dei suoi strumenti, sui suoi tempi di reazione rispetto ai fenomeni, in sintesi sulla sua capacità e possibilità di guidare il cambiamento non limitandosi ad inseguirlo. La risposta non è scontata se è vero che alcune delle principali potenze economiche del pianeta sono governate da modelli politici che segnano platealmente il divorzio fra mercato e democrazia.

La crisi di questi mesi ha però aggredito i fattori strutturali di un modello di vita, di un paradigma che vedeva nel mercato il pilota automatico del mutamento sociale e che assegnava alla politica il mero compito di assecondare senza interferire. La crisi, le sue origini, la sua evoluzione, mette radicalmente in discussione i capisaldi tradizionali di una destra liberista che ha plasmato le culture politiche dell’ultimo quarto del secolo scorso.

E’ emersa, almeno a livello dell’analisi e della necessità di trasmettere all’opinione pubblica mondiale messaggi simbolici adeguati, la consapevolezza che problemi globali richiedono soluzioni globali, principi condivisi, nuove regole e dunque nuove architetture istituzionali sovranazionali, a partire da un convinto rilancio dell’Unione Europea.

In Italia, la stabilità “formale” del quadro politico – larga maggioranza parlamentare, interventismo legislativo del governo, ampio consenso mediatico e popolare verso il premier – ha nascosto, ma non risolto, l’inadeguatezza complessiva delle risposte adottate, non proteggendo ma semmai isolando il nostro Paese da una dinamica che coinvolge oramai tutti gli altri. Alla stabilità “formale” non corrisponde cioè una stabilità “sostanziale”. La destra italiana, nonostante gli annunci, non è una destra moderata e riformatrice; così la stabilità produce innanzitutto staticità. E’ una destra che risponde col protezionismo all’irrompere delle società aperte, col populismo alle domande di moderni diritti di cittadinanza. Accrescendo le tensioni e i rischi di divisione nella società italiana. Con ciò evidenziando la distanza tra culture riformatrici e pratiche di ammodernamento che spesso si traducono in irragionevole conflitto tra democrazia decidente e democrazia partecipata, laddove il Bene Comune come progetto del nuovo secolo richiederebbe una virtuosa sintesi. Non è forse questa la nuova frontiera che dà senso alla nascita del PD?
Si apre, dunque, una fase politica carica di contraddizioni, nella quale si alterneranno momenti di scontro duro tra maggioranza ed opposizione, tra parti sociali (tra loro e col governo), con momenti di collaborazione politica sulle riforme e sulla crisi, pur non essendo possibile un immediato esito politico (crisi di governo, elezioni anticipate) che permetta di girare pagina, esplicitando le profonde differenze che ci separano sul modello di società e di politica. Prosegui la lettura »

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Chi ha paura di un blog ?

Michelangelo, I Prigioni

Michelangelo, I Prigioni

(4^ puntata di “Lo scenario politico, il Partito Democratico, le elezioni europee e le amministrative”).

 

Nella giornata di ieri Leonardo Domenici si è molto innervosito, fatto non nuovo, e ha dato ampio spazio alle considerazioni personali (i blog, infatti, sono per loro natura personali) che avevo svolto nell’analisi dedicata all’Europa e alle liste dei candidati. Ne è scaturita un’insolita e alluvionale richiesta di attestati di solidarietà, da Roma a Piombino, che si è tradotta in serata in una parata di gagliardetti e di comunicati stampa finalizzati a sancire, senza ombra di dubbio alcuno, che il blog conteneva appunto una opinione personale. Che alla luce dell’accaduto riconfermo e semmai rafforzo, dato che anche io ho ricevuto le mie solidarietà da molte decine di colleghi dotati di blog che hanno nei giorni scorsi condiviso le proprie scelte con i loro (e)lettori senza che nessun candidato la trasformasse in una emergenza nazionale.

Le tre puntate precedenti del blog descrivono un quadro – condivisibile o no – con giudizi sulle politiche e sulle persone, che possono essere confutati o argomentati diversamente, ma solo il pensare che tutto possa terminare sul campo improbabile del richiamo alla disciplina o alla responsabilità, tappandosi occhi e orecchie su quanto è avvenuto e avviene da mesi nei territori della politica, sulle decine di interviste pubbliche (mai censurate) di autorevoli esponenti politici, ma soprattutto su quanto si dice per strada fra la gente comune, tutto ciò rivela uno scarso rispetto per l’intelligenza delle persone le quali, a me come ad altri, chiedono chiavi di lettura per poter decidere in coscienza come concorrere al voto del 6 e 7 giugno. Prosegui la lettura »

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Lo scenario politico, il Partito Democratico, le elezioni europee e le amministrative. 2^ puntata

Il Partito Democratico

Sostengo con convinzione lo sforzo che Dario Franceschini sta producendo in queste settimane. E’ un compito non facile, sia che Berlusconi si trovi alla vigilia di un epilogo che ancora non si intravede, sia che invece si trovi nel passaggio – mi suggeriva un amico – dal “Berlusconi rivoluzionario al Berlusconi statista” (così come De Felice descriveva analogamente una fase della storia di Mussolini).
E’ uno sforzo che ha prodotto dei risultati in Parlamento – decreti ritirati, momenti di tensione nella maggioranza fra PdL e Lega – ma anche nello stato d’animo della periferia del partito. L’antagonismo a Berlusconi con parole dirette e senza remore diplomatiche non sarà una strategia di lungo respiro, tuttavia è l’unica possibile per motivare il proprio popolo in una campagna elettorale che dirà molto non solo della leadership del Pd ma della validità del suo progetto.
La saldatura stretta fra PdL e Lega e lo sfondamento della PdL al sud sono segnali di burrasca all’orizzonte, sia per il rischio che il centrosinistra sia confinato dopo giugno al nord in alcune ridotte e veda cadere molte delle sue amministrazioni, sia perché è purtroppo ragionevole temere che le elezioni regionali del 2010 consegnino un Partito Democratico alla funzione di Lega dell’Italia Centrale, forte in Toscana, Umbria, Marche, Emilia (fino al Po), Liguria (solo nel Levante), Basilicata (come eccezione).
E’ per questa ragione che non c’è alternativa al rilancio del progetto del Pd nella sua accezione originale. Un partito che probabilmente è nato troppo tardi, dieci anni dopo il dovuto, e quando è nato, è nato settimino, subito costretto all’assetto di guerra e di emergenza. Prosegui la lettura »

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Lo scenario politico, il Partito Democratico, le elezioni europee e le amministrative. 1^ puntata

Lo scenario politico

Fra quattro settimane, gli italiani saranno chiamati alle urne per le elezioni del Parlamento europeo e per il rinnovo di un gran numero di amministrazioni comunali e provinciali. coordinate-cartesiane
Si tratta di un test politico di grande importanza poiché dopo un turbine di sondaggi sapremo finalmente il giudizio sintetico che il corpo elettorale esprime su un anno di governo Berlusconi, sul progetto del Pd, sui gruppi dirigenti locali, sullo stato di salute del progetto europeo. Tanta roba. Anche difficile da decifrare, appunto, in un giudizio sintetico.
Per questo ci dedicheremo a questa complicata vicenda in 4 puntate.
Secondo alcuni - e spesso la mia analisi o meglio il mio stato d’animo spinge in quella direzione – abbiamo di fronte il Berlusconi più forte degli ultimi 15 anni.
Molte sono le ragioni di questo rapporto di forze. Innanzitutto la concentrazione di potere politico, economico, mediatico ha toccato il suo apice e sembra che, al di là dei tentativi dell’opposizione, anche quelle parti dell’establishment economico, della borghesia italiana, della Chiesa, che una volta marcavano una distanza dal progetto berlusconiano abbiano, nella migliore delle ipotesi, tirato i remi in barca quando invece non manifestano una vera e propria infatuazione tardiva verso il leader della destra italiana.
In seconda istanza, è triste ma giusto riconoscere che la società si è mitridatizzata alle dosi di veleno progressivo che il berlusconismo ha inoculato nelle vene del nostro corpo: atteggiamenti, frasi, dichiarazioni che pochi anni fa avrebbero sollevato un sano sdegno, una capacità di reazione, quel classico “vergogniamoci per lui” – e che ancora oggi stupiscono qualsiasi osservatore o cittadino straniero abituato a ben altri standard politici – passano oramai nell’indifferenza generale ed anzi fanno parte del senso comune sullo sputtanamento della politica. Romano Prodi si tirò addosso una valanga di critiche quando disse, anni fa, che Forza Italia era tendenzialmente il partito di quelli che parcheggiavano in seconda fila e chiedevano sempre l’aiutino. Non disse mai il giorno dopo di essere stato frainteso e colpì per un linguaggio insolitamente diretto ma non era lontano dal vero. Poco importa ora che non ci sia primo ministro di un Paese del G8 che faccia parlare di sé per le veline in lista o per le feste a sorpresa con i collier di diamanti in tasca. Questa è l’Italia di oggi e il premier, quando non strapazza personalmente gli avversari, è comunque sempre scortato da una falange di picchiatori politici e mediatici che si incaricano sempre di spiegarti che un bel rutto in televisione è popolare e fa audience e che chiunque non si adegui a questo linguaggio è un aristocratico fuori mercato.
Matteo Colaninno, pochi giorni fa, mi diceva che è vero che in Italia manca probabilmente un Obama capace di suscitare speranza e cambiamento ma che forse un Obama in questa Italia, altrettanto probabilmente, perderebbe le elezioni.
Da ultimo, Berlusconi è forte perché sono più deboli i suoi avversari, cioè noi. Mentre il Pd è nato da un complicato processo di congressi e fusioni, il PdL è nato da un discorso su un predellino e si è concretizzato con ben maggiore rapidità e senza dispute sulla leadership, completando la transizione del centrodestra italiano in anticipo sul centrosinistra.
In proposito, il sondaggio Ipsos sul Sole 24 ore di due domeniche orsono scolpiva con chiarezza una condizione preoccupante di minorità dell’opposizione in tutti i segmenti sociali italiani, anagrafici, professionali, territoriali. Prendendola con ironia, veniva da citare l’eccezionale Michele Serra che concludeva un suo pezzo invitando a prendere atto che il centrosinistra è culturalmente minoritario e che comunque valeva la pena che questa “minoranza di persone per bene si facesse compagnia” in attesa di tempi migliori.
Secondo altri, e non si tratterebbe di un generico richiamo all’ottimismo, il ciclo berlusconiano è a un passo della sua conclusione. Tutti gli eccessi dell’ultimo semestre – vitalità ormonale, copie dei suoi discorsi vergati su pergamena e regalati ai congressisti del PdL – sarebbero il finale pirotecnico di un periodo che comunque volge alla fine, che esorcizza la crisi non comprendendola, che si è rivelato incapace di qualsiasi riforma di struttura indulgendo sui tasti di sempre (libertà dalle regole, sicurezza e immigrazione, case e condoni come volani della ripresa), puntando sempre – avrebbe detto Verga – alla “roba” del Paese, anche mangiandosi quindici anni di risanamento macroeconomico come in un tragico gioco dell’oca visto che il rapporto debito/Pil è tornato al 120% come nei primi anni 90.
Questo vicolo cieco si rivelerà presto, fra qualche mese, al momento della discussione sul Dpef, il documento che spiega le riforme da fare e le accompagna con l’indicazione delle risorse da spendere. Finita la finanza creativa, finita anche la fase delle riforme fatte con i soldi dei privati (dalle banche, alla sicurezza in outsourcing con le ronde, al “piano casa” con l’aumento fai da te delle cubature), si vedrà se il Paese è pronto ad ascoltare anche un’altra campana, meno squillante, forse troppo seria, però vera.
E qui entra in gioco il Partito Democratico, cioè noi. Ma di questo parliamo domani.

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