Articoli con tag lega

Si nasce piromani, si muore pompieri…

“Può darsi che il Bossi e i suoi legionari, da ragazzi, sognassero di immolarsi per la causa padana, al comando delle famose trecentomila doppiette prealpine momentaneamente sottratte alla caccia al tordo. Di fatto, e ingloriosamente, rischiano invece di pensionarsi come un Mastella qualunque, promettendo ministeri e dunque cadreghini per soddisfare le clientele nordiste e magari fregarne un paio al Formigoni, che di queste cose è un maestro indiscusso.
Certo, tutto potevamo aspettarci tranne che il panico da sconfitta generasse una Lega all’avellinese, che nella manica della canottiera celava l’asso più stinto e stropicciato di tutto il nostro povero mazzo di carte, la promessa di qualche posto di impiegato pubblico in cambio del voto. E la Moratti, stordita e contagiata, che promette di levare le multe ai milanesi, come l’ultimo assessore del più disgraziato borgo italiota quando incontra per strada il cognato…
E’ il volto spavaldo, rivoluzionario della destra antistatalista e liberista che si trasforma nel sorrisetto furbo dell’assistenzialismo classico, se mi vota vedrà che le assumo il figlio come usciere al nuovo Ministero del Tondino di Ferro, che lo facciamo in Cordusio così è anche comodo col metrò.
Ma non erano quelli che volevano premiare il merito, la partita Iva, la libera iniziativa ?
Vent’anni di casino per ritrovarci con una caricatura della Dc ?
Ossignur, Senatur, che roba brutta….”

Michele Serra L’Amaca del 24 maggio 2011

Me la cavo con poco oggi. Ricopio, metto sul blog, applaudo divertito ed entusiasta…

Tags: , ,

Spigolature

Un brusco ritorno all’indietro l’assassinio di Vittorio Arrigoni a Ghaza. Sembra di piombare al primo anno della guerra in Iraq, ai video che annunciavano le barbare esecuzioni degli ostaggi in tuta arancione, all’angoscia degli ultimatum. Voglio esprimere semplicemente un pensiero di solidarietà agli amici e ai parenti di Vittorio, pacifista caduto per i suoi convincimenti profondi, vittima di un gruppuscolo assassino così radicale da contestare perfino la linea di Hamas. Sconcerta che proprio da quel movimento si sia cercato di rimbalzare la responsabilità su Israele. Un film già visto, un film sbagliato, un film che offende l’impegno di Arrigoni.

 

Drammatiche anche le foto che documentano il tragico naufragio delle due donne a Lampedusa, annegate a pochi metri dalla riva. Dopo avere attraversato il mare di sabbia del Sahara, sono state fatali le ultime bracciate di mare. Pensare che nelle stesse ore in cui si consumavano queste vicende, due uomini di governo leghisti discettavano di uso delle armi contro gli immigrati fa semplicemente ribrezzo. A forza di mitridatizzarsi al veleno leghista, stiamo diventando tutti impermeabili anche alle peggiori insolenze razziste, quelle che una volta ci si vergognava solo a pensare nei momenti di rabbia.

Il Presidente del Consiglio, “a latere del Consiglio dei Ministri” ha detto che forse occorre ripensare all’impegno italiano nelle missioni internazionali. Il Presidente Napolitano lo ha subito rintuzzato enfatizzando il valore della presenza italiana nel mondo. Ma è possibile che una scelta fra le più delicate che la politica possa prendere debba essere liquidata così, con una battuta da Bar Sport, a latere di un Consiglio dei Ministri ? Tanto più che proprio nel caso della Libia, dopo le uccisioni da parte dei lealisti a Misurata e l’uso delle bombe a grappolo denunciato da New York Times sarebbe il caso che il ministro La Russa affrontasse un serio dibattito in parlamento sugli scenari che si aprono in Libia.

Solo una battuta, al ritorno da una rapida ed eccellente missione al Cairo, per dire quanto sia motivante incontrare vecchi esponenti di partiti storici della politica egiziana che lavorano a braccetto con giovani blogger protagonisti della rivoluzione del 25 gennaio in nome di un valore e di un principio – la democrazia – che noi viviamo troppo spesso come un risultato scontato e che deformiamo nella sua caricatura populista.

Buon finesettimana.

Tags: , ,

Politica estera in salsa verde

Ieri pomeriggio ho avuto un faccia a faccia con il Presidente della Commissione Esteri della Camera,

il leghista Stefani presso la sede del Corriere della Sera.

Questo è il link. La trasmissione è abbastanza breve ma diciamo, soprattutto, che è istruttiva.

 

 

Tags: , ,

Un gennaio in verde

Le Camere sono chiuse ma il dibattito, quello mediatico, smaltito il panettone e lo spumante è già ricominciato. E i protagonisti, ma soprattutto la sostanza, sono quelli che avevamo anticipato negli ultimi post.

Berlusconi – per riavvolgere i nastri delle precedenti puntate – ha vinto il 14 dicembre lo scontro del pallottoliere ma non ha vinto con Kakà e Ronaldinho. Si è dovuto accontentare di Scilipoti e Razzi, Pionati e Nucara, un’umanità abbastanza modesta per mandare avanti altri due anni e mezzo di legislatura. Da qui la promessa del premier, nella conferenza stampa manicomiale che ha preceduto il Natale, di ripresentarsi a gennaio in piena forma e con il carniere pieno di nuove prede politiche. Promesse che devono essere sembrate merce avariata per il capo della Lega il quale, fin dal voto di dicembre (potremmo dire fin da settembre) ha ripetuto come una cantilena “o federalismo o elezioni”. Disponibile pure, il Senatur, a riparlarsi con l’odiato Fini o con quel democristianone di Casini del quale, però, stima il professionismo politico e il legame con i porporati d’Oltretevere. Ma per ora non c’è stato niente da fare. Fini ha allentato la briglia, Casini sente il richiamo di alcuni ambienti importanti ma teme l’abbraccio della morte del Cavaliere. E il piatto piange. E il tempo stringe. E’ l’esperienza politica a suggerire che in Italia non si vota in autunno, ma non si vota nemmeno in tarda primavera salvo che per le europee (vanno in meno e non interessano ai capi romani) e le amministrative (tanto sono un fatto locale). Alle politiche, non si rischia l’aumento della diserzione per effetto del sole e delle seconde case al mare. Ecco che la finestra politica per andare al voto anticipato si chiude fra un mese e mezzo al massimo. O federalismo subito o agonia dunque.

Ma chiudere una legislatura non è come chiudere con un discorso la festa della Lega di Pontedilegno. Il Capo dello Stato, come del resto il Ministro del Tesoro, sono attenti alle aste dei titoli pubblici, al rischio di una pesante fase di instabilità, al rischio che un voto in queste condizioni diventi un voto a vuoto, un’altra incompiuta. E quindi inventarsi una crisi in 30 giorni richiede, come vediamo, che la Lega alzi il tono fin da ora, una settimana prima che le Camere aprano, che si cerchi l’incidente capace di generare lo show down finale.

L’opposizione, stavolta, non ha alcun interesse a facilitare il compito. Se rissa politica deve essere, sia chiaro che la rissa riguarda Bossi e Berlusconi, non noi; sia chiaro, in caso di voto anticipato, chi ha la responsabilità di questo aborto politico; sia chiaro che quella compagnia che si è rotta sarà la medesima che chiederà assieme il voto dopo il fallimento.
Bossi pensa, legittimamente, in caso di elezioni e di vittoria ai punti di raddoppiare i deputati e soprattutto la propria capacità di ricatto politico. Noi pensiamo che questa scommessa sulla pelle del Paese sia una pazzia.
Nel frattempo, Marchionne sta cambiando la mappa delle relazioni industriali e, conseguentemente, la mappa delle relazioni sindacali. E’ un manager abile e svelto, ha operato bene nell’acquisizione di Chrysler, non è rimproverabile quando, lui come molti altri gruppi multinazionali, ricordano che i profitti non vengono dal mercato italiano. E come potrebbe essere del resto ? Un Paese che cresce all’1%, che salva i conti ma non promuove crescita e investimenti, che ha avuto un’assenza di un anno al Ministero dell’Industria, come fa a generare consumi tali da far fare profitti alle aziende che qui operano ? Ma perché Confindustria e Marchionne non dicono anche questo quando incontrano il Governo ? Sull’operazione referendum mi limito a dire che, anche in questo caso, consiglierei a tutti di evitare la vetrina del “io sto con questo, io sto con quello”, specie quando si sta, in una posizione o in un’altra, gratis e sulla pelle degli altri. Marchionne avrà le sue ragioni sulla produttività delle sue aziende, ma personalmente ricordo che fu la pace delle relazioni sindacali e l’accordo di Ciampi del 1993 a rendere possibile una stagione di sacrifici incredibili senza un’ora di sciopero e senza conflitti sociali. Non è modernariato.
Fra un anno o due, tireremo le somme e vedremo se valeva la pena di sperimentare questa epidemia di leaderismo a buon mercato che piace alla gente, almeno fino a quando il leader di turno esercita il suo potere sugli altri e non su di te.

Un pensiero finale ai cristiani d’Egitto e ai molti altri che sono perseguitati in questo tempo a tutte le latitudini. In una delle intenzioni della messa del Te Deum di fine anno, si ricordavano le cifre di sacerdoti, suore e missionari uccisi nel 2010 in nome della fede. Aggiungerei le centinaia di persone, né preti né suore, che hanno subìto la stessa orribile fine in un mondo che ha abbattuto le barriere fisiche, economiche e tecnologiche e ha ricominciato ad erigere le barriere invisibili ma ben più resistenti delle identità, o presunte tali.

Tags: , ,