Barack Obama (nato alle Hawaii da padre keniota), ha nominato per la prima volta una donna ispanica (qui il profilo sul New York Times) al livello più importante della giustizia americana, la Corte Suprema. La donna si chiama Sonia Sotomayor. La notizia ha fatto sobbalzare molti fan di Fiorello e Baldini (Viva Radio 2), che certamente ricordano un altro Sotomayor, il campione cubano di salto in alto Javier Sotomayor, ossessivamente citato nella esilarante parodia che Fiorello faceva imitando Gianni Minà… tormentoni del tipo: “Cuba era un isola felice, piena di eroi, eravamo un gruppo felice. Ci si divertiva con poco, quasi con nulla. Eravamo io, Fidel, Paco Peña, Compay Segundo, Teofilo Stevenson, Juantoreña, Javier Sotomayor, Cassius Clay, Mario e Pippo Santonastaso…”. Per gli appassionati del genere, suggerisco di riascoltare questo spezzone e anche questa perla elettorale (dato che ci avviciniamo alle elezioni, in Italia e in Europa… non a Cuba, ovviamente). Prosegui la lettura »
Articoli con tag Barack Obama
Lo scenario politico, il Partito Democratico, le elezioni europee e le amministrative. 3^ puntata
mag 13
Pubblicato da Lapo Pistelli in Europa | 18 commenti
Le elezioni europee.
Ho ricominciato in queste settimane a partecipare ad iniziative elettorali sul rinnovo del Parlamento europeo, istituzione che ho servito dal 2004 al 2008 come capogruppo dell’Alde e come membro di varie commissioni.
Confesso una certa esitazione quando leggo gli slogan dei diversi candidati – tutti orientati a convincere che si crede all’Europa, quella vera, quella nuova, quella che funziona, e che si portano in dote passioni e competenze sconosciute in passato – e confronto la campagna con il sistematico cono d’ombra che poi si chiude su Bruxelles e Strasburgo fra un voto e l’altro.
Chi mi conosce sa con quanta convinzione io creda al progetto europeo, al suo straordinario successo nell’aver allontanato dal cuore del nostro continente la minaccia della guerra, della fame, la paura del prossimo, nell’aver costruito la più grande area di pace, benessere, rispetto dei diritti umani dell’intero pianeta, nell’essere divenuto punto di riferimento per ogni altra esperienza di integrazione politica ed economica di altre parti del globo.
Un club che ha triplicato i suoi soci negli ultimi venti anni, che ha modificato sei volte i suoi trattati nello stesso periodo, che è amato se si interrogano i cittadini rispetto a ciò che dovrebbe fare domani ma che raccoglie troppe perplessità per ciò che fa oggi. Un’Europa in trasformazione dunque.
Un segno di questa trasformazione sarà dato dalle nuove case politiche che stiamo costruendo. Cinque anni dopo avere dato personalmente vita all’Alde, cioè all’Alleanza fra Liberali e Democratici, è tempo di dare una più compiuta casa al centrosinistra europeo facendo evolvere il progetto verso una nuova Alleanza fra Socialisti e Democratici, che tenga assieme i diversi riformismi europei e che tenga nello stesso gruppo i deputati del Partito Democratico.
Siamo molto avanti. Il lavoro svolto in queste settimane con Dario Franceschini e Piero Fassino, a Santiago (leggi qui), Bruxelles, Londra, Parigi, Berlino, Madrid ci dice che sta aprendosi una nuova stagione di collaborazione europea e di cooperazione politica transatlantica, fortunata complice la vittoria di Obama alle elezioni americane. Prosegui la lettura »
Tags: Barack Obama, Catiuscia Marini, Dario Franceschini, David Sassoli, Franco Vaccari, Leonardo Domenici, Monica Giuntini, Parlamento europeo, pd, Piero Fassino, Silvia Costa
Ritorno da Washington: la ricetta è “ascolta e coinvolgi”
mar 11
Pubblicato da Lapo Pistelli in Mondo | 4 commenti

Scherzando sul podio del Presidente Obama
Non so se la “Quarta Via” avrà più successo della Terza che fu praticata dal centrosinistra planetario alla fine degli anni 90, ma è un piacere vedere che è ripartito il network dei partiti progressisti dopo l’elezione di Barack Obama. Per 8 anni, l’Europa è stata nella mente di Bush poco più che un continente buono per le vacanze e la moda ma mai uno spazio politico da praticare.
Sono bastati pochi giorni dall’insediamento di Obama e la musica, almeno da questo punto di vista, è subito cambiata. 50 invitati a Washington, tutti chiamati da John Podesta, già chief of staff di Bill Clinton e fino al 20 gennaio capo del transition team del neo-presidente, l’unico democratico sopravvissuto, a parte Hillary, a questo gigantesco ricambio di classe dirigente.
Incontro vecchi e nuovi amici da Canada, Australia, Nuova Zelanda, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Germania, Ungheria, Danimarca, Norvegia, Svezia e Sud Africa e alcuni dei principali consulenti politici americani ed europei.
Due temi per due giorni fitti di colloqui.
David Plouffe, capo strategia spiega assieme a molti altri del suo straordinario team la campagna di due anni che ha portato il senatore di Chicago alla Casa Bianca. David, giovane, brillantissimo ma umile consigliere, è una delle due sole persone, assieme a David Axelrod, che Obama ha ringraziato nel discorso della notte del 4 novembre al Grant Park a Chicago. Le informazioni e gli stimoli sono così tanti che è impossibile sintetizzarli in un blog, ma fisso qui alcuni punti basilari. Ha vinto un candidato dal talento e dal carisma straordinario; ha vinto assieme a lui la più straordinaria e pignola macchina elettorale che ha battuto il territorio in un casa-casa di proporzioni mai viste; hanno vinto gli elettori della prima volta che hanno dato ad Obama un vantaggio di circa 40 punti rispetto al tradizionale elettorato che si è diviso fra democratici e repubblicani nella stessa proporzione del 2004; hanno vinto i valori sui programmi; ha aiutato un contesto in cui la crisi economica e un giudizio negativo su Bush dell’85% degli americani ha reso difficilissima la campagna di Mc Cain. Obama è il primo democratico dopo Lindon Johnson a ottenere più del 50% dei voti popolari, ha sofferto ancora di un robusto pregiudizio razziale nel sud del Paese, ma ha forse iniziato l’impresa più grande, strappare cioè un’intera generazione all’egemonia culturale dei repubblicani, battere la destra non imitandola ma costruendo un set alternativo di valori, non la responsabilità individuale ma quella collettiva, non il decisionismo del leader ma l’ascolto e il coinvolgimento della comunità. Listen, listen, listen; involve, involve, involve: ascolta e coinvolgi.
Ma ascolta e coinvolgi è una ricetta che vale pure nelle relazioni fra le forze politiche del mondo. Davanti alla catastrofe economica di questi mesi, alla crisi ambientale, ai grandi macro-fenomeni, lavorare assieme e scambiarsi idee è più importante che mai, sia per chi lavora per conquistare il governo, sia per chi non deve perdere il tocco magico con la gente mentre già governa.
Molti scambi di biglietti, molti inviti. A fine mese vado a Santiago del Cile portando Dario Franceschini ad incontrare Gordon Brown, Zapatero, il premier australiano Rudd, la presidente cilena Bachelet e probabilmente il vicepresidente americano Biden nel grandi appuntamento annuale del Progressive Governance. A settembre, faremo tappa a Madrid. Ad aprile, con John Podesta, pianificheremo la nuova trasferta americana del segretario del PD.
Un passo alla volta, con pazienza, uscire dalla crisi di questi mesi vuol dire anche questo.
Tags: Barack Obama, David Plouffe, John Podesta, pd, Washington
A marzo volerò da Obama. Il 9 e 10 del prossimo mese sono stato invitato, dal Presidente degli Stati Uniti d’America, a Washington, in qualità di responsabile esteri del Pd, per partecipare, insieme a 60 esponenti politici americani ed europei, al primo meeting internazionale organizzato dal “Transition Team” di Barack Obama.

L’incontro è stato organizzato per condividere con i partner democratici di tutto il mondo i risultati della campagna elettorale, che hanno portato alla vittoria di Barack Obama, le modalità di passaggio alla fase di governo e una piattaforma di collaborazione fra le forze progressiste a livello internazionale e le strategie di comunicazione.
Tags: Barack Obama, usa
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