Allora, stiamo alle notizie certe.
L’UE ha convocato un vertice straordinario per l’11 marzo sulle possibili ricadute delle vicende mediterranee in termini di migrazioni verso le coste europee; il governo italiano ha varato un piano per assistere 10.000 potenziali rifugiati; a Lampedusa stanotte sono arrivati 347 migranti (come li chiamano i giornali, “rifugiati politici” o figli di “un’emergenza umanitaria” se volessimo davvero collegarli ai fatti di cronaca); i media narrano una formidabile pressione sulle frontiere tunisine valutabile fra le 5.000 e le 10.000 persone al giorno in arrivo dalla Libia. Mentre cominciamo l’audizione, le agenzie battono la notizia dell’assassinio del ministro pakistano per le minoranze, un cristiano assai coraggioso che avevamo incontrato durante una recente visita alla Camera e che si batteva per l’abrogazione della legge sulla blasfemia.

Maroni apre la sua relazione affrontando il tema quadro della immigrazione clandestina: nel 2008, il 90% dei 37.000 sbarchi veniva da porti libici, un fiume di disperati organizzati da clan criminali; nel 2009 e 2010 – il Ministro non ne parla esplicitamente – la situazione era drasticamente migliorata grazie all’accordo con Gheddafi; nel 2011, nelle poche settimane dall’inizio dell’anno, i quasi 6000 sbarchi provengono esclusivamente dalla Tunisia, arrivano in modo non organizzato, sono composti per oltre il 90% da giovani maschi fra i 20 e i 35 anni, pochi bambini, poche donne, pochi anziani, una generazione in fuga dopo la caduta di un “muro”, barconi e pescherecci senza scafisti. Dicono alle autorità che non vogliono rimanere in Italia ma ricongiungersi alle proprie comunità in Francia e Germania. 2000 domande di protezione internazionale, 400 domande di asilo politico. La Libia, è chiaro, non ha tempo di “organizzare” le partenze dai porti; è impegnata nel combattimento interno. Il ministro segnala l’insostenibilità dell’accordo di collaborazione con le autorità tunisine, che prevede il rimpatrio al massimo di 4 tunisini al giorno (su voli di linea).

Emergenza umanitaria sull’altra sponda: 100.000 secondo l’intelligence italiano, 140.000 secondo l’UNHCR. Il confine fra Tunisia e Libia è adesso chiuso dall’esercito: 60.000 persone vivono accampate sul lato tunisino, assistite solo dalla Mezzaluna Rossa; altrettante vivono sul lato libico ma senza alcuna assistenza. E’ questa la vera e propria emergenza sulla quale l’Italia – annuncia Maroni – ha intanto preso l’iniziativa unilaterale di allestimento di un campo profughi in Tunisia. Il ministro collega questi numeri ad una potenziale ondata di arrivi – ricompare la cifra magica di 200.000 – ma non mi è chiaro come questa massa di disperati senza mezzi, senza denaro possa varcare il mare. Servirebbero la flotta americana o le navi della Costa crociere, non certo le barche fatiscenti che vediamo nei notiziari televisivi.

Poche e generiche parole sul rischio fondamentalismo o terrorismo. Maroni cita genericamente un report di Europol, un documento non classificato che allude alla possibilità senza argomentazioni di dettaglio. Passa rapidamente alla necessità di assistere i Paesi con un piano straordinario. Ricompare il magico “piano Marshall”, annunciato più volte del Piano Casa, una volta per la Palestina, ora per il Magreb. Meno male che Marshall è morto da tempo e non può reclamare i diritti d’autore. Qui il Ministro zoppica.

Infine, le politiche europee. Maroni reclama la trasformazione di Frontex da agenzia di coordinamento ad agenzia di gestione vera e propria delle frontiere esterne e propone una normativa comune in materia di asilo alla quale – dice – si opporrebbero Germania e Gran Bretagna. Il Maroni europeista che chiede più Europa e non gioca la solita partita anti-Bruxelles è la vera novità. “Bisognino fa trottar la vecchia” si dice a Firenze.