Il gioco si sta facendo duro. Si avvicinano le elezioni amministrative. I sondaggi hanno segnalato nelle ultime settimane un calo della maggioranza e, più ancora, un crollo della percezione di credibilità del Presidente del Consiglio.
Non è dunque a caso che gli strateghi della PdL stiano mettendo in campo tutto ciò che serve per cercare di invertire la tendenza. Spigolare fra i fatti e le notizie di questi ultimi giorni è assai istruttivo.
Nella trasmissione “Forum” di pochi giorni fa, un programma assai popolare seguito da un pubblico di gusti semplici, va in scena un siparietto fra una coppia terremotata de l’Aquila. Si discute di un negozio da riaprire, di un amore in crisi. La signora si lancia in una difesa appassionata del Governo, della Protezione Civile, di Berlusconi. Tutto è rinato, tutti hanno la casa con il giardino, l’economia è ripartita. Parte un’onda di protesta sulla rete. Si svela l’arcano: la signora non ha alcun negozio, è casalinga, non è sposata con il presunto compagno, non è terremotata, non è del L’Aquila, ma ha ricevuto 300 euro per recitare un copione scritto dagli autori. Paginate sui giornali, scuse poco imbarazzate di Rita Dalla Chiesa. Ma i giornali sono letti da chi non guarda Forum. E chi guarda Forum non legge i giornali. I due pubblici non comunicano. Così, gli spettatori di Forum non abruzzesi si convinceranno che la signora parlava con cuore sincero e che le denunce dell’opposizione sono figlie del solito pregiudizio.
Stamani, tutti presenti in Aula: Frattini e Ghedini, Verdini e Bossi, la sgarambona Brambilla e l’algida Prestigiacomo, Brunetta e Romani. Scatta il blitz: inversione dell’ordine del giorno per approvare in modo blindato il “processo breve”. Vanno in fumo tutte le balle sulla riforma “epocale” della giustizia pronunciate dal premier e sottoscritte dall’abile e fedele Alfano. L’urgenza è bloccare il processo Mills, anche se questa norma ad hoc manderà in fumo, cioè in prescrizione, altre migliaia di processo per criminali comuni. Nelle stesse ore, Berlusconi è partito per Lampedusa con tutto il circo mediatico al seguito con lo scopo di oscurare nei notiziari quanto si discute e si vota a Roma. Gli spin doctor chiamano questa tecnica defusying, in italiano depistaggio.
Del resto, l’osservatorio di Pavia sui dati tv dice cose semplici e orrende: il tempo dedicato nei notiziari a maggioranza e opposizione ha un rapporto di 30 a 1; in alcune tv, tutto ciò che non è Berlusconi è semplicemente cancellato e rimosso. I talk show della sera sono poca cosa rispetto alla programmazione dell’intera giornata. E’ questa la ragione per cui a Washington, nella classificazione di Freedom House dei sistemi informativi, l’Italia è l’unico Paese dell’Europa continentale definito “parzialmente libero”; è questa la ragione per cui il Parlamento Europeo, a maggioranza centrodestra, ha votato una risoluzione che evidenzia la preoccupazione per la libertà informativa di alcuni Paesi, elencandone sei (Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca e Estonia, la cui storia recente è nota, e Italia, Paese fondatore).
L’Italia non è invitata alla pre-Conferenza di Londra sulla Libia. Si vedono Barack Obama, Cameron, Sarkozy, Angela Merkel (che si è astenuta al Consiglio di Sicurezza a New York e non partecipa alla coalizione sulla Libia). L’esclusione dell’Italia – che mette basi e aerei, che ha rapporti speciali con la Libia – è politica, interamente politica. La credibilità internazionale è sotto le scarpe. Noi siamo semplicemente fuori asse, fuori sintonia. Ci siamo ma non ci siamo. Inventiamo assi tedeschi senza che Berlino lo sappia, come quei bambini che dichiarano di essere fidanzati ma confessano che lei non lo sa. Ma il Ministro Frattini, che ha cercato la collaborazione dell’opposizione in Parlamento, che ha scritto assieme a noi la risoluzione approvata in Commissione e poi in Aula, che ha subìto l’enciclopedica risoluzione scritta dalla Lega per digerire la presenza in Libia, scrive sul suo blog che l’opposizione non ha il senso della responsabilità dei momenti gravi, che ha dato vita in Parlamento ad un “teatrino lunare”. Eccesso di zelo di un collaboratore partigiano e poco informato di un ministro indaffarato o cibo precotto per preparare gli elettori alla battaglia elettorale ? Vergogna comunque.

Il Presidente del Consiglio, i principali Presidenti di regione del nord sono stati contestati nelle scorse settimane, durante le celebrazioni del 150° anniversario della Repubblica, dalla gente comune. Ne sono stato diretto testimone. Così come ho visto di persona l’affetto sincero che circonda il Capo dello Stato, che è stato capace di colmare un vuoto di credibilità istituzionale con il proprio comportamento. Temendo il ripetersi delle contestazioni, Berlusconi ha organizzato a Milano all’udienza preliminare del processo Mediatrade un teatrino di piazza – messo in piedi da due sottosegretari – con militanti e gazebo e discorso dal predellino.
E’ un momento avvelenato, è un Paese avvelenato nelle sorgenti del discorso pubblico. Superare il berlusconismo sarà lungo e faticoso. Assai più che superare Berlusconi. Per questo serve coraggio, tanto coraggio, determinazione per uscire da questa lunga notte italiana.

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