Il bivio di Fini e il bipolarismo alle corde
Inviato da Lapo Pistelli il 15 dicembre 2009

un amore finito ?
In passato, davanti alle scelte fondamentali, l’attuale Presidente della Camera le aveva toppate quasi tutte: la critica al sistema maggioritario (che in realtà lo aveva poi scongelato dal limbo post-fascista); la copertura fornita a Berlusconi nell’affondamento della Bicamerale (che aveva resuscitato la leadership agonizzante di B.); il partito dell’elefantino alle elezioni europee con Mario Segni (avrebbe detto Fantozzi “una cagata pazzesca”) e via ricordando…
Il Fini versione 2009 sembra altro. Sarà il matrimonio, sarà per contrasto con la deriva patologica di B, sarà lo stato di grazia della funzione di Presidente della Camera, ma la sensibilità dimostrata verso le istituzioni, la posizione coraggiosa (per un uomo di destra come lui) sul bisogno di superare lo jus sanguinis a favore dello jus soli in materia di cittadinanza e immigrazione, alcune sottolineature recenti sulla necessità di non scambiare consenso per ragione e maggioranza per monarchia lo hanno reso simpatico anche a buona parte del popolo dell’opposizione.
Stamani, al termine della comunicazione di Maroni sui fatti di Milano, c’erano due alternative per la destra: incassare il favore politico provocato dal gesto matto di Tartaglia (l’Italia costretta a solidarizzare con B. dimenticandosi gli insulti presi fino a poche ore prima), “stroppiare” come si dice dalle mie parti. Cicchitto (ricordare sempre, tessera P2) ha stroppiato: terrorismo mediatico, clima di odio, mirino alzo zero sull’opposizione. Bersani ha volato bassissimo, con misura, non raccogliendo nessuna provocazione.
Nemmeno un’ora dopo, il Governo pone la fiducia sulla Legge Finanziaria.
Alt. Passo indietro. Con la legge attuale di bilancio, sono finite per sempre le maratone di tre mesi cui eravamo abituati negli anni 90. Poche settimane e, sant’Euro, via andare. In più l’opposizione aveva ritirato quasi tutti gli emendamenti e promesso di approvare la legge con tempo contingentato sì da arrivare comunque a giovedi 17, lo stesso tempo che richiederà ora la procedura della fiducia.
Dopo l’annuncio dell’ineffabile Vito, Fini si dà la parola e, zac zac, sottolinea il senso di responsabilità dell’opposizione, esalta il parlamento sede del confronto politico e definisce “deprecabile” il voto di fiducia richiesto, scaricando la responsabilità sul “rapporto fra governo e maggioranza”. Dibattito chiuso, maggioranza a capannello che non commenta in attesa di consultarsi con il Capo al capezzale milanese.
Lo strappo stavolta è pesante. Radio Montecitorio pronuncia la parola proibita “elezioni anticipate”.
E’ un errore di Fini ? Un atto orgoglioso ma solitario che lo suicida ? Il tradimento di Giuda che ieri abbraccia il ferito e oggi lo pugnala ?
O è l’avvertimento di chi ieri si è sentito confidare la voglia di elezioni anticipate da B. che il PdL si sarebbe rotto in questa circostanza ? O è la prova generale di terzo polo, un accrocchio che fra Casini, Montezemolo, Rutelli, preannuncia la fine precoce del bipolarismo, in omaggio alla fine del sogno democratico di impronta veltroniana ?
Fuori, nell’Italia della crisi, delle fabbriche che chiudono, degli strardinari non pagati, dei contratti non rinnovati, questo dibattito può sembrare e probabilmente è lunare, anzi (calcolando bene le distanze) marziano.
Ma nel teatrino di giro che cambia canale ogni sera mandando in scena lo stesso copione, quella di stamani è una nuova tappa del Meccano politico nazionale che segna un cambio di campo non banale. E se penso alla “discesa in campo” del Vaticano dopo l’attacco della Lega al card Tettamanzi, se penso all’insofferenza diffusa e al clima di rabbia e rancore che cova, se penso agli attacchi di B. contro le istituzioni repubblicane vagheggiando al contempo riforme costituzionali mai presentate nella sede propria del parlamento, ho l’impressione che il 2010 possa essere l’anno di una nuova resa dei conti.
Voi che dite ?
Tags: Berlusconi, crisi, Fini, Italia, riforme
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