Lettera aperta ad un quasi democratico
Inviato da Lapo Pistelli il 19 ottobre 2009 - 23:09
tanti per cambiare...
Domenica prossima si potrà votare in tutta Italia per decidere chi sarà il prossimo segretario del Partito Democratico.
E’ la tappa finale di un percorso molto lungo che ha visto finora pronunciarsi circa mezzo milione di iscritti e che ora si apre, per la scelta decisiva, a tutti i cittadini dai 16 anni in su, elettori del Pd e simpatizzanti dell’opposizione.
Le votazioni cadono quasi al termine di un calendario sfiancante che ha caratterizzato gli ultimi 24 mesi: le primarie che elessero Veltroni, le elezioni politiche, quelle europee ed amministrative, i referendum, per qualcuno anche le primarie per la scelta dei candidati sindaco.
C’è dunque una comprensibile e condivisa stanchezza. Anche perché da un lato questo ha coinciso con una serie di arretramenti e sconfitte del centrosinistra e dell’altro con un consolidamento della maggioranza di centrodestra e con una crescita smisurata dell’arroganza del suo leader.
Stanchezza, dicevo. Ma, come fenomeno più generale e profondo, sfiducia. Verso la politica, considerata incapace di ascoltare e capire in un tempo di crisi i bisogni veri della comunità e molto impegnata a parlare di se stessa. Verso le istituzioni, spesso inadeguate ad adottare le risposte richieste. Verso la comunicazione che ha rappresentato questo circuito come uno scontro interno al palazzo e alle sue dinamiche.
Sono consapevole dunque della stanchezza e della sfiducia che c’è. Tuttavia ti chiedo di partecipare e di decidere domenica 25 ottobre. Perché ?
Innanzitutto, anche se tutto ciò parrebbe desueto, il Pd è l’unica forza politica dell’arco costituzionale che svolge congressi, fa votare democraticamente i suoi iscritti, si apre ai cittadini. Non vorremmo essere i soli a farlo, ma purtroppo così è. Non si tratta solo – e sarebbe già molto – di adempiere al mandato che la Costituzione ha attribuito ai partiti con l’articolo 49, ma di una scelta di metodo e di valore in un tempo che altrimenti ha ridotto la partecipazione civile ad audience di talk show e le istituzioni al rapporto carismatico fra un leader e il suo popolo. Votare e partecipare è dunque per me un valore democratico. In sé.
Se fossimo in pochi a partecipare domenica 25, il primo a festeggiare non sarebbe il segretario comunque eletto ma Silvio Berlusconi. Che è già pronto a leggere questo scenario come conferma del consenso plebiscitario che si attribuisce continuamente. Esserci il 25, dunque, come accadde due anni fa, è anche testimoniare che questa Italia, degli attacchi a Napolitano e alla Corte, degli imbrogli e delle escort, del silenzio davanti alla crisi, della fuga dei cervelli, delle ronde e dei barconi abbandonati in mare, dei voti blindati di fiducia e delle insolenze televisive, dell’attacco alla scuola e delle strizzate d’occhio ai furbi, questa Italia che solleva una crescente e diffusa preoccupazione in Europa e che fa sorridere di sé nel mondo, non ci piace.
Oggi, questo sentimento non è maggioranza nel Paese e vi sono dubbi sulla capacità del centrosinistra di offrire un progetto credibile e alternativo, ma questo non è il tempo dei puntini sulle i, dei distinguo, delle astensioni punitive. Chi pensa ad un’Italia diversa e migliore, domenica 25 batta un colpo, esca di casa, voti e si faccia sentire.
Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino sono tre ottimi candidati e tre persone per bene. Il dibattito di questi mesi, che in certi momenti è sembrato molto aspro, ha in realtà permesso anche di avvicinare molte posizioni: la laicità della politica o la necessità di un partito forte e radicato non sono più patrimonio di un solo sfidante.
Ma se dunque la scelta fra i candidati non ha quel tono ultimativo, da rottura dietro l’angolo fra duellanti irriducibili, come i retroscena giornalistici suggeriscono, non è nemmeno vero che per il futuro e il profilo del Pd la scelta fra i tre è sostanzialmente indifferente. Le principali differenze emerse hanno riguardato la valutazione degli ultimi due anni, il rapporto fra il partito degli iscritti e i suoi elettori, il rapporto fra Pd ed altre forze di opposizione.
Personalmente desidero un partito che faccia tesoro degli errori commessi ma che non butti via il progetto del Pd arretrandolo sull’identità dei partiti fondatori, che continui ad usare le primarie non avendo paura dei suoi elettori e non chiudendosi nel proprio gruppo dirigente, che coltivi l’ambizione di parlare all’intera società italiana senza salutare con gioia la nascita di nuovi partiti a sinistra e al centro cui secondo alcuni dovremmo delegare il lavoro essendo noi altrimenti inadatti. Insomma il Pd come approdo di una lunga stagione di transizione, non come ennesima notte di una tela di Penelope che non conosce fine.
Perciò ho trovato ingenerose in questi mesi le critiche pesanti rivolte a Walter Veltroni – anche se un capro espiatorio è sempre una giustificazione comoda per le proprie colpe – che prese nell’autunno 2007 un partito al 19% (nei sondaggi) portandolo al 33% con una straordinaria campagna elettorale e contro il quale, invece, cinque minuti dopo cominciò quel gioco di logoramento che è stata la malattia congenita del centrosinistra italiano e che – dopo domenica – non intendiamo ripetere.
Dario Franceschini mi sembra il candidato più adatto per interpretare questo ruolo. Cerco di non essere condizionato da un rapporto di amicizia che mi lega da 25 anni. E’ un uomo nel pieno della sua età e con una notevole esperienza politica, ha dimostrato di essere un buon combattente come capogruppo alla Camera e come leader di una difficile campagna elettorale dopo la sua elezione in primavera, non offre un tranquillo e rassicurante ritorno a modelli passati ma intende proseguire la scommessa del Pd, con la sua insistenza su alcune parole chiave (fiducia, regole, merito, qualità, uguaglianza) ha tracciato in modo semplice i confini di un campo alternativo alla destra dal quale ripartire: speranze contro paure, doveri e responsabilità contro il tutto dovuto, merito contro aiutini, uguaglianza come opportunità per tutti contro società rigide e bloccate, qualità come leva per rilanciare il nostro Paese nella competizione globale.
Abbiamo tutti bisogno di uno slancio nuovo per svegliarci da questo maledetto incantesimo che ha imbambolato il Paese, che ha ridotto il dibattito pubblico alla discussione sul Presidente del Consiglio che coltiva a sua volta in modo ossessivo la divisione del Paese fra chi lo ama e chi trama contro di lui.
Ne abbiamo bisogno per cambiare agenda, parlare d’altro, fare altro: l’uscita dalla crisi aiutando chi non ce la fa, la coesione sociale, la nuova economia legata all’ambiente, le prospettive di chi oggi è studente, il precariato che rende impossibile progettare una vita, la nostra Europa, il ruolo che l’Italia potrebbe svolgere in un mondo in cui il presidente americano ha riportato un filo di speranza.
Sono cosciente che con le parole si può giocare, descrivendo ad aggettivi un mondo fantastico o il suo contrario, che la decisione su una persona si fonda oggi spesso su un legame empatico, su un sorriso e uno sguardo piuttosto che su un’analitica valutazione di un programma, ma sento il bisogno di riportare la scelta politica alla nobiltà delle sue origini, argomentando così che la mia scelta non deriva da un senso di amicizia e di comunanza con Dario di lungo periodo ma dal giudizio personale e sereno di cosa oggi serva al Pd, all’opposizione di centrosinistra, al nostro Paese.
Perciò, ti invito a recarti a votare domenica 25 ottobre dalle 7 alle 20 nel seggio assegnato alla tua sezione elettorale, di scegliere Dario Franceschini come segretario nazionale ed Agostino Fragai, a lui collegato, come segretario regionale della Toscana e di votare anche la lista regionale e nazionale corrispondente chiamata “Democratici con Dario Franceschini”.
Il 25 ottobre, decidi tu. Non buttare via questa occasione.
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20 ottobre 2009 - 07:06 alle 07:06
Grazie Lapo.
Sobrio e convincente. Ne avevamo bisogno perchè gli ultimi giorni di confronto sono stati eccessivamente aspri, anche qui a Roma, dove i muri sono stati impacchettati solo da manifesti del congresso Pd come se non esistesse altro al mondo. Cambierò solo il nome del candidato segretario regionale ma userò anche qui la lettera. Buon lavoro
20 ottobre 2009 - 08:54 alle 08:54
Condivido. Diamoci da fare per il 25.
20 ottobre 2009 - 09:25 alle 09:25
Bersani all’inizio mi era piaciuto di più ma adesso credo che serva qualcosa di diverso anche perchè vedo che fra i miei amici meno interessati di me alla politica Franceschini sembra parlare in modo più diretto. Forza Pd.
20 ottobre 2009 - 11:22 alle 11:22
confesso che ancora non ho deciso se andrò a votare. sono molto delusa anche se capisco che se stiamo tutti a casa, lo psiconano si fregherà le mani. io oggi ho messo delle calze turchese. voi ?
20 ottobre 2009 - 11:47 alle 11:47
Sì, dobbiamo uscire tutti il 25 perchè ci possano contare, ma mi sarebbe piaciuto che tu non promuovessi nessun candidato, anche se io personalmente voterò per Franceschini.
Ti chiedo anche di essere un po’ più presente in aula, almeno per tanta gente come me che ti anche sostenuto nella campagna per il sindaco Firenze!!
20 ottobre 2009 - 15:53 alle 15:53
Doriana, ma se uno in una competizione non sostiene un candidato che fa ? Come andare allo stadio a tifare per il calcio senza avere una squadra. E andiamo con Dario…che è poi quello che aveva mandato Lapo in Spagna quel fottutissimo venerdi…a rappresentare sia lui che Pierluigi…
20 ottobre 2009 - 22:25 alle 22:25
Voto per Marino perche’ voglio un partito laico e penso che una frattura con la vecchia nomenclatura sia necessaria e salutare.
Solo cosi’ si puo’ sperare di avere un partito che non si riduca al 14%.
Chi mi sa dire (forse Pistelli?) come mai la Bindi sostiene Bersani e non Franceschini? Io penso che il motivo sia che Bersani le assicura un posto e Franceschini no.
Quindi spazio a Marino l’unica speranza per il PD!!!
22 ottobre 2009 - 08:32 alle 08:32
@Marco: io seguo l’esempio del mio omonimo. Sicuramente a votare il 25, cambio solo il nome del buon Agostino Fragai con la lista Democratici Made in Toscana di Andrea Manciulli. Comunque qualunque sia il risultato mi auspico un Pd più forte e così coeso da far dimenticare le voci di chi parla di scissione.
23 ottobre 2009 - 09:28 alle 09:28
l’unico voto che trovo utile e che infatti esprimero il 25 (seppur non vogliosissimo di recarmi al seggio per svariati motivi, tra cui il banale passaggio da un euro a due euro, rispetto alle scorse primarie…o non c’era la crisi? poi mi direte un euro nn è niente, ma il pd raddoppia l’incasso per cosi dire) è per ignazio marino. bersani la reputo una buona persona ma il legame a dalemik lo penalizza ai miei occhi. l’attuale segretario lo trovo invotabile: aveva detto dopo aver impedito le primarie dopo le dimissione di veltroni che al congresso non si sarebbe ricandidato e puntualmente eccolo; in questi mesi di segreteria poi del pd mi ricordo: una cenciata alle europee, litigi interni, assenze in aula a voti decisivi con fiducia al governo, poca chiarezza nelle posizioni, un po con idv un po con udc…insomma un partito che non voterei alle elezioni politiche (ovvio nemmeno il caro silvio, ma gia a volte mi sono turato il naso, ora non ne ho piu voglia).
marino invece è apparso chiaro su certi temi tra cui i diritti, la laicita dello stato, il precariato (perche certi temi devono portare voti alle bestie della lega o all’idv che è guidata da un personaggio eticamente di destra?)e su cui bersani e franceschini mi sono sembrati esprimere una accozzaglia di concetti buttati li. inolte non è da poco secondo me la possibilita di buttare definitivamente protagonisti del secolo scorso, i bassolini ecc della sinistra che hanno fatto piu danni che la grandine e che puntualmente i due sovracitati hanno ricandidato confindando nei loro serbatoi di voti…senza considerare i voti dei circoli al sud, con piu voti che iscritti…roba da papello.
saluti a tutti comunque e giustamente la pensiate
19 dicembre 2009 - 01:23 alle 01:23
Uno scorcio importante ma dimenticato su Giorgio LA PIRA.
L’On.le Nicola Pistelli, membro del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana , muore il giovedì 17 settembre 1964. Il Consiglio Comunale di Firenze, diciotto giorni dopo la dolorosa scomparsa di Pistelli, su proposta del Sindaco Giorgio La Pira, in data 5 ottobre 1964 delibera, con la n. 5555/710/C, l’assunzione in gestione diretta delle Imposte di Consumo, II.CC., (Dazio), e conseguentemente la fine dell’Appalto delle stesse II.CC. alla Società Trezza S.p.A. con sede in Verona. La Soc. Trezza aveva in appalto anche Palermo e, ovviamente, anche tutti i Comuni limitrofi di Firenze, eccetera. Tale delibera era però già stata voluta da Nicola Pistelli prima della sua tragica morte e di cui forse aveva accennato anche in occasione dell’ultimo CONSIGLIO NAZIONALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA a cui partecipò.
Le Imposte di Consumo, corrispondenti all’attuale I.V.A. sulla cessione di beni, rappresentavano, e di gran lunga, la fonte di entrate più cospicua dei Comuni ed erano, per i Comuni, di carattere autonomo. Il Prefetto di Firenze, con decreto datato 21/12/1964, n. 7264, ANNULLAVA comunque la delibera del Consiglio Comunale del 5/10/1964 n. 5555/710/C voluta da La Pira. La Giunta in data 15/1/1965, n.383, autorizzava però il Sindaco La Pira ad impugnare il decreto di annullamento del Prefetto. Il Sindaco impugna dunque il 16 Gennaio 1965 il decreto del Prefetto n. 7264 davanti al competente MINISTRO DELLE FINANZE – Roma – e glielo invia, materialmente, in data 18 gennaio 1965. Durante i mesi dall’ottobre ’64 al gennaio ‘65 il Sindaco La Pira era stato ancor più pesantemente attaccato dalla stampa e da alcuni gruppi di potere, proprio per la sua decisione di voler gestire direttamente le Imposte di Consumo (Dazio). Non lo si vuole ammettere ma a me risulta così. Infine il Sindaco viene costretto a dare le dimissioni il 14 febbraio 1965: cioè prima dello scadere di un mese dalla ricordata impugnazione.
Durante il 1965 la Democrazia Cristiana decide di proporre a Sindaco di Firenze Piero Bargellini procedendo però ad una ‘democratica’ votazione fra gli iscritti i quali potevano scegliere, o di accettare Piero Bargellini, oppure, eventualmente, di riproporre Giorgio La Pira. Nella sezione di SANTA CROCE, strapiena di iscritti e intitolata a Nicola Pistelli, Giorgio La Pira, al momento del ricordato ‘ballottaggio’, ottenne sintomaticamente solo due voti: quello di Giovangualberto Ceri e del segretario di sezione Beppe Manzotti. I rimanenti iscritti votarono tutti per Piero Bargellini. Il Ceri da quel momento non rinnoverà più la tessera del partito D.C. Stranamente i Lapiriani, dopo la morte del Professor La Pira avvenuta il 5 novembre 1977, saranno, o chi aveva votato contro La Pira, o chi non aveva partecipato a quella tragica e decisiva votazione perché non riteneva decoroso essere iscritto alla D.C.
L’avvocato Franco Pacchi dello PSIUP, su pressione del P.C.I. e anche di Giovangualberto Ceri, chiese durante il Consiglio Comunale di Firenze del 14 luglio 1967 che la delibera di Gestione diretta delle Imposte di Consumo venisse riproposta, ridiscutendola. La discussione avviene il 21 luglio 1967 e verrà riportata anche da ‘La Nazione’ del 22 luglio 1967. In data 4 settembre 1967 la soc. Trezza crea dei problemi a GIOVANGUALBERTO CERI che cerca di difendere la delibera La Pira (Cfr. il giornale ‘l’Unità’ del 5 settembre 1967 – cronaca di Firenze con un pezzo intitolato “RAPPRESAGLIA ALLA TREZZA” ). Questo problema si risolverà solo con la RIFORMA TRIBUTARIA DEL 1° GENNAIO 1973 e con il D.P.R. 26 ottobre 1972, n.649. Da notare però che nell’ultima riunione dell’A.N.C.I. prima della Riforma Tributaria, avvenuta a Viareggio nel 1972, fu sintomaticamente caldeggiata l’imposta I.C.O., appaltabile, al posto dell’I.V.A non appaltabile. Perché?
Di tutta la questione era stato però bene informato da molto tempo l’Arcivescovo di Lucca, MONS. ENRICO BARTOLETTI, Segretario Generale della C.E.I. e grande amico di papa Paolo VI, di Giovangualberto Ceri e di La Pira. Anzi all’inizio era stato mons. Bartoletti a sollecitare Giovangualberto Ceri a darsi una mossa e a prendere una posizione più chiara contro gli appalti del Dazio. E Giovangualberto, da quel momento, non si fece attendere, a volte però rimproverando mons. Bartoletti di averlo sollecitato ad entrare in un ingranaggio mille volte più grande di lui e anche dello stesso Giorgio La Pira.
Con l’ I.C.O. la possibilità delle tangenti, che si stimavano in cifre assai considerevoli, sarebbe rimasta. Questo è il punto. Meno male che tale progetto di legge non andò avanti per far posto all’I.V.A. non appaltabile. Monsignor Bartoletti, anche pensando a La Pira e al Ceri, per chi scrive, dette un suo importante contributo alla soluzione del problema che, strategicamente, si protrasse però in silenzio per diversi anni dopo l’entrata in vigore della Riforma tributaria (1° gennaio 1973).
F.to. Giovangualberto Ceri
Tel. 055 – 650.55.37
Cell. 333.396.1191
15 gennaio 2010 - 13:06 alle 13:06
# beppe manzotti scrive:
Gennaio 10th, 2010 alle 16:14
caro ceri, hai una memoria di ferro nel ricordarti che solo tu ed io abbiamo votato a favore di La Pira, per quell’episodio lontano. Ora, che La Pira è in Paradiso, pregherà per noi, tanto per contraccambiare la stima. Saluti Beppe
12 febbraio 2010 - 23:55 alle 23:55
- Alla Gentile Attenzione dell’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI –
– ROMA -
Mi scriveva CORRADO GIZZI, Direttore della CASA DI DANTE in ABRUZZO, in data 10 ottobre 2000:
” … Si può non condividere la tesi del 1301, come data della visione dantesca, ma non si può non rimanere ammirati e direi stupiti davanti alla sua eccezionale preparazione, alla sua profonda cultura e alla sua conoscenza del mondo dantesco che ha pochi riscontri tra i dantisti….” F.to Corrado Gizzi.
Ciò premesso, perché l’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI di Roma non mi dice dov’è che io sbaglio quando dimostro che DANTE personaggio è nato il MARTEDI’ 2 GIUGNO 1265 in base alla congiunzione del Sole con le “stelle gloriose e piene di gran virtù” (alfa Ursae Minoris, alfa Orionis, e beta Aurigae) seguendo il canto XXII, vv. 110-117, del Paradiso?
Eppure presso l’Accademia dei Lincei esistono degli ASTRONOMI ben all’altezza di fare questi calcoli, e io non sono talmente impreparato da dovermi snobbare.
Credo che il Signor Presidente della Repubblica Italiana, On.le Giorgio Napolitano, insieme a molti cittadini italiani, siano curiosi di ricevere una risposta. Anche il Senatore GIULIO ANDREOTTI, Presidente della Casa di Dante in Roma, potrebbe attivarsi per dare un contributo alla soluzione del problema.
Salutando,
Firenze,2/2/2010
F.to. GIOVANGUALBERTO CERI