Domenica 21 non sarà soltanto dedicata ai ballottaggi amministrativi ma al voto sui tre quesiti referendari sulla legge elettorale, sul famoso “porcellum” inventato dal Ministro Calderoli alla vigilia delle elezioni del 2006. Che facciamo ?

- porcellum da corsa
Per coerenza con le posizioni che ho già preso in occasione di altri referendum, voglio ricordare la natura particolare dell’invito di domenica. Il voto al referendum non è assimilabile al voto politico, europeo, amministrativo. Esso non deriva dalla natura rappresentativa della nostra democrazia e dal dovere civile di scegliere i nostri rappresentanti nelle istituzioni ma da un invito che 500.000 cittadini (troppo pochi) rivolgono ad altri 45 milioni di connazionali finalizzato ad abrogare una parte o la totalità di una legge. Il primo è un dovere, il secondo è un invito. Utile ricordare che da più di 15 anni quell’invito viene disertato dalla maggioranza degli italiani, con il conseguente fallimento del voto, vuoi perché il tema non è stato ritenuto interessante, vuoi perché il quesito viene considerato troppo “tecnico” per essere sottoposto al referendum, vuoi perché alcuni anni si è abusato della pazienza dei cittadini interrogandoli su una dozzina di temi diversi, vuoi perché nella maggior parte delle circostanze le firme sono state raccolte da quegli stessi partiti che avevano il dovere e il compito di fare e modificare le leggi in Parlamento.
Questo voto non fa eccezione: si torna per la quarta volta sulla stessa materia (le leggi elettorali sono nel frattempo cambiate), dei tre quesiti solo uno è di immediata comprensione (quello sulle candidature multiple), i partiti sono stati coinvolti pesantemente nella raccolta delle firme.
La situazione
Il porcellum riuscì nell’intento velenoso di non donare a Prodi una maggioranza stabile nelle elezioni del 2006; lo stesso porcellum è stato superato in via politica nel 2008 sia nel centrodestra che nel centrosinistra con la creazione di un formato di competizione (PD vs PdL) che ha deciso di fare a meno di alleati piccoli e tendenzialmente rissosi che sono rimasti così sotto la soglia di sbarramento. Una specie di disarmo bilaterale ottenuto in via politica e non in via legislativa.
Cosa dicono i quesiti e cosa pensano i promotori del referendum Prosegui la lettura »
Facebook
Flickr
Current
YouDem