” Beniamino sentì qualcuno strofinargli il naso sulla spalla. Era Trifoglio. I suoi occhi, logorati dall’età, erano più velati che mai. Senza dir nulla, tirandolo delicatamente per la criniera, lo guidò fino all’estremità del granaio dove erano scritti i Sette Comandamenti. (…) Non c’era scritto più niente, se non un unico Comandamento che diceva: Tutti gli animali sono uguali ma alcuni animali sono più uguali degli altri.
Dopodiché non parve strano che il giorno dopo i maiali addetti a sorvegliare i lavori avessero delle fruste fra le zampe. Non parve strano apprendere che i maiali avevano acquistato un apparecchio radio, avevano preso accordi per farsi allacciare il telefono e si erano abbonati a John Bull, a Tit-Bits e al Daily Mirror. Non parve strano vedere Napoleone che andava a zonzo nel giardino della casa colonica con la pipa in bocca… no, e non parve neppure strano che i maiali indossassero dei vestiti presi dagli armadi del signor Jones. Napoleone si presentò in giacca nera, pantaloni alla zuava e gambali di cuoio, mentre la sua scrofa favorita portava il vestito di seta cangiante che un tempo la signora Jones si metteva la domenica.
Una settimana dopo, diversi calessini giunsero nel pomeriggio alla Fattoria degli Animali. Una rappresentanza di agricoltori del vicinato era stata invitata a compiere un giro d’ispezione. (…) Gli animali stavano sarchiando il campo di rape. Lavoravano senza quasi sollevare la faccia da terra, diligentemente, non sapendo bene se essere più intimoriti dai maiali o dai visitatori umani.
Quella sera dalla casa colonica si levarono canti altissimi e risa sguaiate. E improvvisamente, nell’udire quella confusione di voci, gli animali s’incuriosirono. Che poteva mai succedere lì dentro, ora che per la prima volta animali e uomini s’incontravano su un terreno di parità? (…)
Intorno a un lungo tavolo sedevano una mezza dozzina di proprietari terrieri e una mezza dozzina dei maiali più in vista. Napoleone occupava il posto d’onore a capotavola. I maiali sembravano perfettamente a proprio agio sulle sedie. La compagnia era piacevolmente impegnata in una partita a carte che in quel momento era stata sospesa, evidentemente per fare un brindisi. (…)
Agli animali che dall’esterno fissavano la scena sembrò che stesse accadendo qualcosa di bizzarro. Cos’era cambiato nelle facce dei maiali? Gli occhi di Trifoglio, logori e appannati, passavano rapidamente in rassegna una faccia dopo l’altra. C’era chi aveva cinque pappagorge, chi quattro, chi tre. Ma quale fusione, quale trasformazione era in atto? Poi, quando l’applauso terminò e la comitiva riprese le carte per continuare la partita interrotta, gli animali si allontanarono in silenzio.
Ma dopo neanche venti metri si fermarono di colpo. Dalla casa giungeva un gran clamore di voci. Tornarono precipitosamente sui loro passi e ripresero a guardare dalla finestra. Sì, era scoppiata una lite violenta: urla, pugni sul tavolo, sguardi incattiviti dal sospetto, contestazioni furiose. L’apparente motivo di quel parapiglia era che Napoleone e il signor Pilkington avevano giocato entrambi, simultaneamente, l’asso di picche.
Dodici voci urlavano rabbiose, ed erano tutte uguali. Non c’era più alcun dubbio su ciò che era successo alla faccia dei maiali. Dall’esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all’uomo, e dall’uomo al maiale, e ancora dal maiale all’uomo; ma era già impossibile distinguere l’uno dall’altro. “
(George Orwell, Animal Farm, novembre 1943 – febbraio 1944)
Domani vado a Praga per incontrare i giovani del “Treno per l’Europa”. Parleremo con loro anche dei valori che celebriamo il 25 aprile e di come l’Europa unita sia uno delle grandi conquiste di libertà e di democrazia che la messa in pratica di quei valori ha prodotto.
Di Europa (e di liste per le elezioni europee) ho parlato in un’intervista a ilPolitico.it: per leggerla clicca qui.
22 aprile, Earth Day, Giornata della Terra. Mi viene sempre in mente la battuta sulla festa della donna: “e la festa dell’uomo?”… “quella è tutti i giorni”. Anche la Festa della Terra dovrebbe essere tutti i giorni, perché quotidianamente la abitiamo, la consumiamo, la violentiamo, la amiamo e la trascuriamo. Questa giornata mi trova particolarmente sensibile. Sarà la recente riscoperta delle pagine di Bruce Chatwin o l’interesse per il lavoro di Al Gore a partire da An inconvenient truth .
Ho provato a utilizzare la rete per testare l’attenzione su questo Earth Day e vorrei condividere quello che ho trovato.
livearth.org, fondato da Kevin Wall, dedica un interessante speciale alla giornata, con un rimando al bel video di Current-tv The Creators of “earth”. Su Current si trovano anche altri video dedicati alla Giornata della Terra, come questo: Buon Earth Day – Spread the voice!
Il già citato Al Gore, per parlare del suo nuovo libro The Tipper Point: How a little change can make a big difference (sempre dedicato al climate change), rilascia un’intervista al blog di Bob McCarthy.
Le ricerche sul web non sono mai esastive, mi scuso se ho dimenticato qualcosa e sono pronto a integrare con altre segnalazioni, insieme a buoni suggerimenti su come “festeggiare” la Terra ogni giorno.
Le notizie quotidiane dall’Abruzzo alternano scosse di assestamento, considerazioni su distruzione/ricostruzione e alcune dichiarazioni discutibili. Sarà vero che non conviene dare troppo peso alle gaffes di Berlusconi, ma è innegabile che solo grazie alle tv straniere e a internet abbiamo potuto ascoltare le incredibili parole del premier sul “fine settimana in campeggio”.
I nostri mezzi di informazione hanno invece dato spazio alla proposta del ministro Tremonti di destinare il 5 per mille alla ricostruzione delle aree terremotate. Non sono d’accordo perché sottrarrebbe risorse proprio alla rete del volontariato e al no profit. Per questo ho deciso di aderire alla petizione lanciata da “Vita” (clicca qui).
Se è vero che servono 12 miliardi di euro per la ricostruzione e che non è facile reperire risorse nel pieno della crisi economica, è anche vero che alcuni interventi considerati “prioritari” onestamente non lo sono più: è il caso, segnalato dal professor Quadrio Curzio oggi sul Corriere della Sera (leggi qui), del fantomatico ponte sullo stretto di Messina, per il quale il governo ha appena stanziato 1,3 miliardi di euro.