Inviato da Lapo Pistelli il 25 febbraio 2009

Oggi il Corriere Fiorentino ha pubblicato una mia intervista a firma di Marzio Fatucchi.
Per chi se la fosse persa si può scaricare direttamente il file .pdf.
Tags: Corriere Fiorentino
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Inviato da Lapo Pistelli il 24 febbraio 2009
Che dire se non innanzitutto grazie per la bellissima riunione di ieri sera ?
Una sala stracolma, le tante persone che non sono riuscite a entrare, un clima di autentico affetto che ha accompagnato la lunga discussione: è questo il primo dato da cui partire.
Già me ne ero accorto dalle centinaia di messaggi mail, posta, sms, facebook, blog e piccioni viaggiatori che avevo ricevuto dopo l’esito del voto ma avevo francamente nutrito il dubbio di essere il primo uomo che riceveva le condoglianze da vivo. Ieri mi sono ricreduto e, non a caso, mi ci sono pure commosso: qui nessuno vuole smobilitare e meno che mai ammainare le ragioni della battaglia che abbiamo condotto finora.
Una certa idea di Firenze, una certa idea del Partito Democratico, una certa idea del modo con cui si fa politica con gli altri e per gli altri: si tratta di un patrimonio grande, di una rete di persone, di competenze, di passioni che spenderemo nelle prossime scadenze amministrative e di partito.
La democrazia è un metro di giudizio quantitativo, non qualitativo: chi vince governa; checché se ne pensi non è invece vero che chi vince ha ragione. E in una competizione interna inedita come le primarie, il traguardo tagliato domenica scorsa è solo il primo di una corsa lunga e difficile.
La grande maturità del dibattito non ha nascosto per tutta la sera il conflitto fra la pancia (ma era pancia o era cuore ?) e la testa; fra la difficoltà di riconoscersi nelle parole e nei modi di essere e di interpretare la politica e il Pd del candidato che ha vinto le primarie e la volontà di vincere comunque le elezioni di giugno per contribuire, fra l’altro, alla ripresa del Pd medesimo.
Ci sarà un sostegno, ci siamo detti, ma proprio come insegnano le primarie americane, è necessario che chi vince sappia non solo chiedere ritualmente il supporto di chi ha perso ma sappia guadagnarselo interpretandone le aspirazioni, accettandone il contributo, rinunciando a quell’io che domina ogni discorso per sapere essere interprete di un noi.
Ho detto domenica al vincitore che sarebbe servita saggezza. Lo ripeto oggi a maggior ragione dopo aver letto le interviste su Franceschini “vice-disastro” o altre uscite buone per una tessera di invito permanente presso il circo mediatico ma del tutto inadatte a dirigere una squadra larga. E non mi accontento della favola dello scorpione che punge la rana giustificando il proprio gesto suicida con la natura del proprio carattere.
La leadership è una dote in parte naturale, in parte frutto di un’auto-educazione al controllo e alla capacità di ascolto. Credo inoltre, per quanto il berlusconismo sia avanzato negli ultimi anni nella cultura profonda del Paese, che l’esercizio della leadership nei partiti riformisti debba avere toni, stili, parole e modi diversi da quello vigente nei partiti di destra, oggi al governo dell’Italia. Che la destra può essere battuta con una visione alternativa, non imitativa, della politica e della società.
C’è un pezzo di Firenze e di Pd che ha votato alle primarie credendo fortemente a un’idea seria di innovazione amministrativa e di appartenenza ad un partito, che crede al cambiamento “dentro” piuttosto che a quello “contro”, che è disposta a spendersi con gratuità e passione se riconosce gratuità e passione in chi guida. E’ un patrimonio consistente e ricco di competenze utili al miglioramento di Firenze e alla realizzazione di un Pd – né rediviva cosa bianca né rediviva cosa rossa. Per innovare davvero in città, per fare un partito né di ex né di post, noi ci siamo.
Dopo otto giorni, mi pare uno splendido punto di ripartenza.
Tags: Dario Franceschini, Firenze, pd
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Inviato da Lapo Pistelli il 20 febbraio 2009
Nel giorno in cui tutti prendono le distanze da Walter o lo salutano con commenti tristi pur avendo partecipato attivamente al gioco del logoramento, io ci metto la faccia accanto.
Ci metto quella con il primo piano più grande che ho per rimarcare che, dalla notte di Pietro passata accanto ai falò di Gerusalemme, non ho mai amato quelli che dicono o sottintendono “non conosco quell’uomo”. Io lo conosco da quindici anni, l’ho ritrovato due anni fa, ci ho lavorato bene assieme, sono dispiaciuto che abbia lasciato la guida del Pd, gli faccio i miei più sinceri auguri per la sua second life che comincerà presto.
Il Partito Democratico è un progetto senza alternative. Spero di non dover argomentare che ogni ritorno indietro consegnerebbe il riformismo italiano ad una stagione lunghissima di esperienze minoritarie, di rancori personali, di smarrimenti ideologici ancor più grandi di quelli che hanno segnato la lunga marcia di avvicinamento al Pd e la leadership di Veltroni.
Sono invece da discutere senza reticenze sia il modo sia le persone che hanno segnato questi sedici mesi. Mesi, lo ricordo, iniziati con la processione al Campidoglio per chiedere a Veltroni di rianimare due partiti che avevano deciso di fare un partito in due congressi simultanei ma che non sapevano da dove partire e a chi affidarsi. Mesi, lo sottolineo, finiti in un crescendo di distinguo, di interviste finalizzate a marcare le distanze su tutto, di discussioni surreali su partiti liquidi e solidi e sul tasso di impiego di alcuni ex leader. Mesi trascorsi a costruire correnti e fondazioni, recinti difensivi di identità, casematte organizzative autonome, mentre ancora il partito stentava a crescere.
Gli editorialisti senza memoria rinfacciano a Veltroni le sconfitte in Abruzzo e Sardegna. Ci ricordiamo che, a torto o ragione, in Abruzzo si è votato a seguito dell’arresto del Presidente Del Turco, Pd, e dell’implosione della sua maggioranza ? Ci ricordiamo che in Sardegna si è votato dopo che il Presidente Soru ha sciolto la sua maggioranza, dopo che questa aveva litigato aspramente sulla legge urbanistica, potestà primaria in una regione a statuto speciale, dopo che l’ex segretario regionale del Pd aveva portato in tribunale il nuovo segretario regionale del Pd in una guerra di sedi occupate e serrature cambiate ? E pensavate di vincere a partire da quelle condizioni ?
Domani l’Assemblea, spero, eleggerà Dario Franceschini per il tempo che ci separa dal Congresso. Durante questi mesi, servirà generosità per riorganizzare le file e per non affondare alle elezioni di giugno. Ma se non cambia il metodo, proseguirà la storia di Crono che partorisce e divora i suoi figli, la storia del centrosinistra italiano che cambia sei o sette leader mentre Berlusconi resta lì, immobile, perfino ringiovanito con la chirurgia plastica e rinfoltito nei capelli. Al Teatro di Adriano, ieri l’altro, il commento prevalente era che, per avere efficacia, le dimissioni di Veltroni dovevano trascinarsi direttamente o indirettamente dietro un’altra decina di persone. Indovinate chi?
Ascoltate, se potete, la conferenza/discorso finale di Veltroni. Ne vale la pena. Soprattutto quando accenna alla vittoria culturale di Berlusconi e alla necessità che il Pd organizzi un modello culturale altro da quello. Vorrà dire pure qualcosa che nelle competizioni del Pd si vince attaccando il quartier generale, la casta, i colleghi, l’amministrazione pubblica ed evocando parole d’ordine e stili che sono la copia esatta di quelle adottate dalla destra che si intenderebbe combattere?
Dite la vostra. Questo blog è qui per voi. Scrivete a info@lapopistelli.it
Grazie dei commenti arrivati sugli ultimi post. Vi comunico, con un qualche orgoglio, che da una settimana, questo blog ha oltre 5000 contatti unici al giorno, un numero che dice come siamo stati capaci di far crescere questo spazio pubblico grazie a voi.
Un’ultima nota a piè di pagina sulla nostra città. Negli ultimi tre mesi, il Sindaco di Firenze ha misurato quotidianamente con il goniometro i gradi di continuità / discontinuità della campagna elettorale primaria rispetto all’eredità lasciata negli ultimi dieci anni, facendoci conoscere il suo irato pensiero, ora dalla televisione, ora da un quotidiano nazionale, quasi mai da un’assemblea del Pd.
Leggo sui giornali di mercoledì che dopo l’incontro con il candidato vincente è cominciata la luna di miele e che il commento del primo cittadino è stato: “dopo dieci anni è comprensibile la voglia di novità. La discontinuità è nei fatti e nelle cose….” E traggo la conclusione che la politica, nonostante alcune immutabili regole vergate da Machiavelli, è una delle poche attività capace sempre di sorprenderti.
E ora la parola a voi.
Tags: Firenze, partito democratico, Walter Veltroni
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Inviato da Lapo Pistelli il 16 febbraio 2009
La partita è finita. Ma non è di quelle che riservano a chi arriva secondo una medaglia d’argento.
Come in ogni sconfitta, brucia il risultato. Come in ogni bella battaglia, resta un immenso patrimonio di consensi, di speranze, di competenze, di passione civile che non va dispersa.
Il mio primo pensiero è per tutti coloro con i quali abbiamo condiviso questi mesi, chi fin dall’inizio, chi dopo, chi all’ultimo momento.
Si è trattato di un fantastico abbraccio, di qualcosa che ha restituito anima al Partito Democratico, all’impegno per la città e per la cosa pubblica.
Sono convinto che abbiamo detto le cose giuste su Firenze e per Firenze, che abbiamo ascoltato e studiato, che abbiamo suggerito un’analisi sulla nostra città ed una possibile terapia per i suoi mali, che abbiamo scelto per comunicare le nostre idee parole e modi coerenti con quell’analisi, che abbiamo alternato grandi e perfino spettacolari momenti programmatici con incontri sobri nelle case dei nostri cittadini che con tanta disponibilità ci hanno accolto.
Se tornassi indietro, rifarei probabilmente tutto ciò che ho fatto, non saprei fare altrimenti, e credo che stanotte, come molti di voi, non mi sono venute in mente alternative plausibili a ciò che assieme abbiamo costruito.
Renzi ha vinto in modo chiaro e diffuso in tutta la città, dalle zone moderate a quelle ad insediamento più tradizionalmente di sinistra. Ha scelto una linea esplicita di rottura con l’amministrazione uscente, con il partito nazionale e quello locale e quella linea ha pagato. Non è il momento di sottolineare, di quella linea, le incoerenze con i comportamenti passati o le troppe promesse sul futuro, che suonerebbero come alibi. Alle primarie non hanno votato eserciti di stranieri né di sedicenni (entrambe scommesse decisamente fallite), né decisivi rinforzi di centrodestra. E’ la pancia di un elettorato di centrosinistra che ha premiato la posizione più alternativa e castigato con tutta la durezza possibile chi, nel partito ma con uscite continue fino all’ultimo giorno anche da Palazzo Vecchio, si è affannato ripetutamente a ostacolare il percorso delle primarie o a lanciare anatemi sulla città e sui candidati. E’ un elettorato che – come mi ha detto un amico al seggio – pensa: “se va male, sarà al massimo come gli altri, ma intanto vediamo che fa”.
Al vincitore, ieri notte, ho raccomandato saggezza nei prossimi mesi. Dopo essersi smarcato da tutto e da tutti, viene il momento di dover dimostrare che oltre a vincere una battaglia elettorale si è anche capaci di guidare. Confermo la mia lealtà alla causa del centrosinistra assieme alla consapevolezza che tocca oggi al vincitore dare prova di sé.
Ci sarà invece tempo e modo per capire l’autentica operazione kamikaze dell’ultimo candidato, buona per uno scontato quarto posto, buona per disamorare una parte dell’elettorato che sopravvalutandone il peso ha preferito stare a casa convinta che il gioco veniva così alterato, buona per dare un’ultima spinta a quelli che già avevano la voglia di sbaraccare il campo.
Avevo detto nell’ottobre scorso che c’era molto da fare. Confermo cinque mesi dopo che c’è molto da fare sia a Firenze che nel nostro partito per le scadenze che verranno.
Vi ringrazio dal profondo del cuore di tutto ciò che avete fatto, dei messaggi arrivati via mail, su facebook, via sms, in queste ore.
Per ripartire, vi do appuntamento alla Sala della Compagnia, in Via di Soffiano, lunedi 23 febbraio alle 21.00. Per ora vi abbraccio.
Lapo
Tags: Lapo Pistelli, primarie firenze
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