Ricordando Giorgio La Pira
Inviato da Lapo Pistelli il 5 novembre 2008 - 23:30
“Ogni città racchiude in sé una vocazione ed un mistero: ognuna è nel tempo una immagine lontana della città eterna. Amatela dunque come si ama la casa comune destinata a voi e ai vostri figli“.
5 novembre 2008: Santa Messa nel 31° anniversario della morte di Giorgio La Pira (clicca sull’immagine per ingrandirla)






27 ottobre 2009 - 10:31 alle 10:31
DANTE ALIGHIERI, GIORGIO LA PIRA E MONS. ENRICO BARTOLETTI
Caro Dottor Sandro Ruotolo,
mi chiamo Giovangualberto Ceri, ero amico di monsignor ENRICO BARTOLETTI che era, fra le altre cose, anche contro i MALI DI ROMA. Vorrei adesso farle avere il RICORSO, del SINDACO DI FIRENZE PROFESSOR GIORGIO LA PIRA datato 16 Gennaio 1965, avverso l’ANNULLAMENTO del Prefetto della deliberazione consiliare 5 ottobre 1964, n. 5555/710/C, CONTRO GLI APPALTI delle Imposte di Consumo (Dazio) al fine di arrivare ad una classe politica in grado di gestire i servizi pubblici direttamente, e quindi con poco passivo, molta efficienza e contentezza della popolazione sulla scia culturale dell’ING. ENRICO MATTEI. Dalla lettura e meditazione di tale ricorso lei si potrebbe rendere meglio conto della problematicità di quanto lei stesso e il caro dottor Santoro vorreste vedere realizzato nel futuro, insieme a LA PIRA, a MONSIGNOR BARTOLETTI e a MONSIGNOR ALBINO LUCIANI suo braccio destro.
Questo RICORSO di La Pira contro l’appalto del DAZIO alla Società Trezza, S.p.A. con sede in Verona (ricorso che, a quei tempi, investiva per simpatia anche il Comune di Palermo e tutte le altre società appaltatrici), è stato da me pubblicato sulla rivista ‘SOTTO IL VELAME’ di Torino diretta da Renzo Guerci (n. VI, Settembre 2005, pp. 147- 163 – tel. 011-2264721). Tale rivista l’ho poi inviata anche a Sua Eminenza il CARDINALE JOSÈ SARAIVA MARTINS del Vaticano che l’ha acquisita agli atti rispondendomi con la Sua devotissima del 24 novembre 2007. La Pira non era solo per la pace e a favore dei disoccupati ed emarginati ma anche, ed insieme al Bartoletti, contro quelle situazioni oggettive che possono agevolare le tangenti, la corruzione ed inibire nei politici la volontà di rimboccarsi le maniche per il bene di tutti.
Le manifestazioni di solidarietà , a mio avviso, servono a ben poco, se addirittura non producono confusione. Chi sa, o ha subito delle pressioni, o magari ha ricevuto per posta una pallottola, parli. Questa è la vera e fruttuosa solidarietà , anche verso di lei. Voglio quindi anch’io un pochino parlare.
Pensi un po’… Io sono stato laureato in Filosofia all’Università di Firenze con 66 su 110 (sessantasei su centodieci), con una media dei miei esami di 107 su 110 e due lodi e con il parere favorevole alla tesi del Relatore PROFESSOR AMEDEO MARINOTTI. Mi hanno dato il minimo assoluto e relativo mai verificatosi nei secoli a Lettere e Filosofia e perciò si tratta di una votazione del tutto inaccettabile, però il fenomeno è avvenuto nel silenzio generale. Mediti!!!, o meglio, Meditiamo!!!
Tale umiliante e inammissibile votazione, fino a prova contraria, io ritengo l’abbia potuta “meritare†perché ho difeso fino all’estremo la ricordata delibera di La Pira contro gli appalti e il suo eloquente ed illuminante citato ricorso, datato 16 Gennaio 1965, che poi, col 1° gennaio 1973, con l’aiuto di monsignor Bartoletti e, credo, di Paolo VI, ha partorito l’imposta sulla cessione di beni, I.V.A., NON APPALTABILE, invece della istituenda imposta I.C.O. APPALTABILE. Si veda la riunione dell’ANCI a Viareggio del 1972.
Concludo, per solidarietà con lei, dicendo che cambiare le cose in Italia è veramente difficile e pericoloso. Pericoloso anche nel senso che può venire lui iscritto, che vorrebbe cambiare in meglio le cose, nel registro delle persone pericolose. Fantastico!!! Per questa ragione io ho deciso da più di quindici anni di occuparmi solo di Dante ma, aimè, quello che ho scoperto su di lui e forse quasi parimenti pericoloso che avere agevolato il varo dell’I.V.A. e impedito quello dell’I.C.O. Anche qui, quando si tratta di modificare lo STATUS QUO, silenzio generale, se non pedate negli stinchi.
Cordialmente salutando da Firenze il 21 Ottobre 2009,
Giovangualberto Ceri
(cell. 333.396.1191).
5 novembre 2009 - 01:08 alle 01:08
QUESTA LA SITUAZIONE SU “DANTE” PER QUANTO ATTIENE ALLE MIE SCOPERTE.
A ) Mi piace ricordare come il celebre filosofo dantista dell’Accademia dei Lincei, Cesare Vasoli, avesse in qualche modo conosciuto monsignor Enrico Bartoletti facendosene un’idea molto alta. Egli in data 12.04.2007, così mi scriveva.
Caro Ceri,
“… l’Arcivescovo Bartoletti che fu davvero una personalità di notevole valore … “
Cesare Vasoli era stato anche Presidente di turno, al Convegno internazionale di studi su “Dante e la scienza†organizzato da Patrick Boyde e Vincenzo Russo alla BIBLIOTECA CLASSENSE di Ravenna, nella mattinata del 29 Maggio 1993, quando io esposi ai dantisti la data di nascita di Dante personaggio, Martedì 2 GIUGNO 1265, seguendo il canto XXII, vv. 110-117, del Paradiso.
Noto dunque un altro casuale aggancio fra i Dantisti, il Bartoletti e la mia scoperta della data di nascita di Dante personaggio già profetizzatami dallo stesso mons. Bartoletti.
Firenze, 20 Settembre 2009
F.to Giovangualberto Ceri
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Recensione dal Blog, L’ASTROLOGIA IN DANTE.
giovedì 22 gennaio 2009
L’astrologia in Dante.
Occupandomi di Astrologia tolemaico-dantesca ho accertato che Dante persona fornisce nella Commedia le coordinate scientifiche celesti per scoprire la data di nascita di Dante personaggio, insomma del protagonista dell’opera. Da questa data di nascita, se applicata all’incipit della Vita Nuova come dobbiamo, si scoprono poi necessariamente, sia il giorno di nascita di Beatrice personaggio corrispondente al Venerdì 2 ottobre 1265 festa allora ad libitum dei santi Angeli Custodi, sia il giorno in cui la gentilissima apparve a Dante per la prima volta, Venerdì 2 febbraio 1274 festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio, o della Candelora, in cui la liturgia assegna al fedele il suo Angelo. Il 2 ottobre si legge infatti “Ecce ego mittam angelum meum”, mentre il 2 febbraio si legge “Ecce ego mitto angelum meum”. Queste tre date sono essenziali per capire il senso dei due personaggi, Dante e Beatrice, poiché esso verrà indicato dalla LITURGIA CRISTIANA recitata sugli altari nei rispettivi giorni. Questo procedimento astrologico-liturgico non è in Dante un eccezione ma, per le cose da lui ritenute gloriose, costituisce la regola. Lo userà anche per indicare il giorno certo di inizio e quello della fine del viaggio descritto nella Commedia, eccetera. Egli infatti segue la Bibbia e più precisamente in questo caso il Libro dei proverbi in cui si ricorda che “Tutto ciò che è glorioso sarà coperto da un velo; ma non c’è nulla di nascosto che non debba essere scoperto, né nulla di segreto che non debba essere conosciuto… e la scoperta delle cose è della gloria dei re” (25, 2). La data di nascita di Dante personaggio, le due di Beatrice già ricordate, e le due di inizio e della fine della Commedia lui le nasconde, le copre con il velo della scienza astrologico-liturgiuco-tolemaica, perché le ritiene, appunto, gloriose.
Le coordinate del giorno di nascita di Dante personaggio si trovano nel c. XXII, vv.110-117, del Paradiso e sono contenute nei seguenti versi:
“… in quant’io vidi ‘l segno / che segue il Tauro e fui dentro da esso. / O gloriose stelle, o lume pregno / di gran virtù, dal quale io riconosco/ tutto, qual che si sia, il mio ingegno, / con voi nasceva e s’ascondeva vosco / quelli ch’è padre d’ogne mortal vita, / quand’io senti’ di prima l’aere tosco”.
Il giorno di nascita assolutamente certo che si ricava da questi versi è il Martedì 2 giugno 1265. Come si fa a ricavarlo?
Dante afferma di essere nato nel segno che segue il Toro (“Tauro”) e perciò per sua dichiarazione sappiamo subito che lui è del segno dei Gemelli. Tale segno a quei tempi, a causa di un eccesso di intercalazione del Calendario giuliano, era slittato indietro e abbracciava i giorni che vanno dal 14 maggio al 14 giugno (cfr. Profhacii judaei Montispessulani ALMANACH PERPETUUM, tabula solis prima, 20.v).
Alcuni esegeti commentano che lui è della “costellazione” dei Gemelli, dimenticandosi che lui invece specifica “segno”. Questo perché tutti loro, compreso FILIPPO ANGELITTI fino ad arrivare a Patrick Boyde, non avendo ancora afferrato che Dante anche nella Commedia fa ricorso al fenomeno della Precessione degli equinozi, gli sembra indifferente dire costellazione o segno. In che modo, oltre che emblematicamente in “Temp’era dal principio del mattino / e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle / ch’eran con lui quando l’amor divino / mosse di prima quelle cose belle” (Inf., I, 37-40), il Poeta, anche nel caso qui in esame, obbliga il lettore a tener conto del fenomeno della precessione? Gli zodiaci sono intanto due, uno dei segni e l’altro delle costellazioni e non devono mai venire confusi, cosa che invece nei vari commenti alla Commedia capita spesso di vedere.
Il fenomeno della precessione si misura immaginando fisso lo zodiaco delle costellazioni e mobile quello dei segni. Lo ricorda anche Pietro D’Abano contemporaneo di Dante e forse anche suo amico: “Ad hunc quidem motum ostendendum ordinavi instrumentum cum duobus zodiacis, mobili ac immobili” (Lucidator, differentia secunda, propter secundum) Ecco perché chi fa confusione fra costellazioni e segni e immagina anzi che confusione l’abbia fatta anche Dante scrivendo la Commedia, poi finisce per perde la strada per arrivare in porto. Dopo avere identificato oggi quali erano queste gloriose stelle pregne di gran virtù con cui il Sole di nascita di Dante si sarebbe trovato congiunto, dovremmo anche precessionarle per conoscere che grado in Gemelli occupavano nel 1265.
Queste stelle erano tre e si tratta: a) della stella Polare del glorioso polo di Maria allora situata a 18°.20′ nel segno dei Gemelli; b) della stella virtuosior Betelgeuse a 18°.30′; e della stella Menkalinam a 19°.40′.
Orbene quale longitudine in Gemelli avrebbe dovuto avere il Sole per doversi trovare in congiunzione con tutte e tre dalla mattina alla sera di un giorno soltanto come afferma Dante? La risposta scientifica da me trovata è che il Sole doveva avere la longitudine di 18°.01′ in Gemelli. E che giorno era quando il Sole raggiungeva a Firenze tale longitudine? Era, appunto, il Martedì 2 giugno 1265. Il campo della congiunzione astri inferiori (Sole) con astri superiori (Stelle Fisse) è di solito indicato dagli astrologi in 1°.30′ – 2° di distanza dal perfetto allineamento. Il 2 giugno 1265 il Sole, che percorre un grado al giorno, fu più vicino di ogni altro giorno dell’anno al perfetto allineamento con queste tre stelle. Dunque è questa la data scientificamente giusta di nascita del protagonista della Commedia e della Vita Nuova.
A confermare questa data, poiché Dante fornisce sempre la riprova di quello che ha affermato, ci sono le ricordate date, di nascita di Beatrice e della sua prima apparizione a Dante la cui validità è confermata dalla liturgia cristiana delle rispettive feste. Se Dante risultasse nato anche un solo giorno prima, o un giorno dopo, da quello da me indicato del 2 giugno, anche le date di Beatrice relative all’incipt della Vita Nuova (II, 1-2) si sposterebbero di un giorno in avanti, o indietro, perdendo tutto il loro pregnante significato simbolico-religioso in grado di por fine a tante secolari ed affanose supposizioni. Inoltre Beatrice, che viene da Dante spesso accostata a Venere (“voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete” – Convivio, Canzone prima), spostando la data di nascita di Dante, non risulterebbe più nata e poi apparsa a Dante stesso, sempre di Venerdì. Del resto a me risulta scientificamente che sia stata concepita sempre di venerdì e infine la sua anima salita al cielo, liturgicamente, sempre di venerdì. Essa infatti è stata da Dante fatta concepire (Vita Nuova, XXIX, 2) il Venerdì 26 dicembre 1264 festa di santo Stefano protomartire in cui la liturgia celebra i profeti; ed è stata poi fatta morire, liturgicamente, il Venerdì 9 giugno 1290 (Vita Nuova, XXVIII, 1). Le quattro date fondamentali di Beatrice, cadendo tutte di venerdì, vengono anch’esse a confermare tutta questa parte delle mie ricerche astrologico-tolemaiche su Dante. A meno che non si voglia attribuire al caso tutte queste meravigliose coincidenze.
Di fronte a tanta chiarezza e solennità io chiederei che, gentilmente, almeno la “DANTE SOCIETY OF AMERICA”, oppure la “DEUTSCHE DANTE-GESELLSCHAFT”, o la “SOCIETA’ DANTESCA ITALIANA”, o l’ “ACCADEMIA DEI LINCEI”, decidessero di voler conoscere meglio i dettagli.
Siccome Dante, il Poeta della Patria, si fa nascere il 2 giugno, cioè lo stesso giorno in cui è nata la nostra Patria, la REPUBBLICA ITALIANA (2/6/1946), da un accertamento definitivo della scoperta da me fatta si potrebbe arrivare a festeggiare insieme le due ricorrenze. Bisognerebbe però che il Signor Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano si facesse promotore di questo accertamento, se le nostre Università ritenessero che non è importante e che dunque si può soprassedere.
Pubblicato da aBcDeFgH a 16.22
1 commenti:
aBcDeFgH ha detto…
Commento dell’Autore.
Il blog “L’ASTROLOGIA IN DANTE” pubblicato il giovedì 22 gennaio 2009 è un articolo di Giovangualberto Ceri e ha le sue basi esegetiche in quattro suoi precedenti scritti.
1) Giovangualberto Ceri, “DANTE E L’ASTROLOGIA” con presentazione di Francesco Adorno, Loggia de’ Lanzi, Firenze, 1995.
2)Giovangualberto Ceri, “L’ASTROLOGIA IN DANTE E LA DATAZIONE DEL ‘VIAGGIO’ DANTESCO”, nella rivista “L’ALIGHIERI” di Ravenna diretta da Aldo Vallone, n.15 – gennaio-giugno 2000, A. Longo Editore, pp. 27-57.
3) Giovangualberto Ceri, “DANTE E LA ROMANTICA TESI DEL ‘VIAGGIO’ NEL 1300″, nella rivista “SOTTO IL VELAME” di Torino dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali diretta a Renzo Guerci,n. III, luglio 2002, il leone verde edizioni, pp. 30-90. In questo articolo vengono evidenziati gli errori astronomico-astrologici commessi da GRAZIELLA FEDERICI VESCOVINI, sostenitrice del viaggio avvenuto nel 1300 seguendo gli scritti di CORRADO GIZZI e di BUTI e BERTAGNI. Il viaggio secondo FILIPPO ANGELITTI e GIOVANGUALBERTO CERI è invece sicuramente avvenuto nel 1301, con inizio solenne per la festa fissa dell’Annunciazione a Maria e Incarnazione di Cristo del sabato 25 marzo 1301 del nostro computo storico che a Firenze apriva il XIV secolo in base all’Antico Calendario stile fiorentino. Il termine della Commedia sono invece le ore 12-15 della festa mobile del Venedì Santo 31 marzo 1301 e perciò essa termina nel momento solennissimo del “QUOS PRETIOSO SANGUINE REDEMISTI” (Te Deum, 22). Nessun periodo ipotizzato dagli esegeti in sette secoli possiede questa precisione astronomico-astrologico-liturgico-cristiana e questo indescrivibile fascino che lo conferma pienamente.
4) Giovangualberto Ceri, “MEMORIA A DIFESA DEL ‘VIAGGIO’ DANTESCO NEL 1301″, nella rivista “Sotto il velame” di Torino diretta da Renzo Guerci, n. IV, giugno 2003, Il leone verde edizioni, pp. 9-77.
Giovangualberto Ceri: e-mail: giovangualberto@tiscali.it
Tel. 055-650.40.82
cell. 333.396.1191
Idirizzo:
GIOVANGUALB
10 novembre 2009 - 00:56 alle 00:56
DA METTERE IN ARCHIVIO MA NON DA ARCHIVIARE.
Il Sindaco di Firenze professor GIORGIO LA PIRA
contro gli appalti e a favore della legge sul divorzio.
Fu da DELIBERA CONSILIARE del 5 ottobre 1964 n. 5555/710/C contro gli APPALTI del Dazio (Imposte di Consumo) a far psichicamente morire il Sindaco di Firenze professor Giorgio La Pira. Fu infatti soprattutto per questa delibera che egli fu costretto, per me, a dare le dimissioni da Sindaco il 14 febbraio 1965: la carica a lui congeniale e che amava più di ogni altra cosa. La morte psichica, cioè la perdita di entusiasmo esistenziale per non trovarsi più alla guida di Firenze, produsse poi lentamente quella materiale avvenuta i 5 novembre 1977 (cfr. DOCUMENTAZIONE di GIOVANGUALBERTO CERI pubblicata nella rivista “Sotto Il Velame†di Torino, dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali, diretta da Renzo Guerci, n. VI Il Leone Verde Edizioni, Torino, Settembre 2005, pp. 147 -163). Questa è la mia opinione.
Fino al momento della chiusura della Causa per la Sua beatificazione di questo episodio, purtroppo, non se ne è parlato.
Io incontrai La Pira a “Note di Cultura†sul finire degli anni ’60 e mi parve assai contrariato, rattristato, del fatto che la sinistra avesse continuato ad insistere tanto su questa sua linea politica contro gli APPALTI del Dazio continuando a portare sempre per vessillo, ancora dopo qualche anno dalle sue dimissioni, proprio il suo nome. L’episodio contribuiva a renderlo inviso, come futuro Sindaco di Firenze, davanti a coloro che avrebbero dovuto caldeggiare, o promuovere di nuovo, la sua candidatura. Di questo “delitto†oggi mi sento anch’io corresponsabile. Vorrei potermi augurare che ne sia valsa la pena, visto che condusse poi all’attuale regime di imposta I.V.A. NON APPALTABILE. Comunque perché ancor oggi tacere se fu questa la situazione che lo fece tanto soffrire? Perché dimenticarsela?
Doveroso ricordarsi anche che sul finire del dicembre 1970 il professor Giorgio La Pira finalmente si convinse anche ad essere a favore del mantenimento della Legge n. 898 del 1/12/1970 sul divorzio, conseguentemente andando a ritirare la sua precedente firma a favore del Referendum abrogativo.
Firenze, 8/11/2009
Giovangualberto Ceri
19 dicembre 2009 - 01:15 alle 01:15
Uno scorcio importante ma dimenticato su Giorgio LA PIRA.
L’On.le Nicola Pistelli, membro del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana , muore il giovedì 17 settembre 1964. Il Consiglio Comunale di Firenze, diciotto giorni dopo la dolorosa scomparsa di Pistelli, su proposta del Sindaco Giorgio La Pira, in data 5 ottobre 1964 delibera, con la n. 5555/710/C, l’assunzione in gestione diretta delle Imposte di Consumo, II.CC., (Dazio), e conseguentemente la fine dell’Appalto delle stesse II.CC. alla Società Trezza S.p.A. con sede in Verona. La Soc. Trezza aveva in appalto anche Palermo e, ovviamente, anche tutti i Comuni limitrofi di Firenze, eccetera. Tale delibera era però già stata voluta da Nicola Pistelli prima della sua tragica morte e di cui forse aveva accennato anche in occasione dell’ultimo CONSIGLIO NAZIONALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA a cui partecipò.
Le Imposte di Consumo, corrispondenti all’attuale I.V.A. sulla cessione di beni, rappresentavano, e di gran lunga, la fonte di entrate più cospicua dei Comuni ed erano, per i Comuni, di carattere autonomo. Il Prefetto di Firenze, con decreto datato 21/12/1964, n. 7264, ANNULLAVA comunque la delibera del Consiglio Comunale del 5/10/1964 n. 5555/710/C voluta da La Pira. La Giunta in data 15/1/1965, n.383, autorizzava però il Sindaco La Pira ad impugnare il decreto di annullamento del Prefetto. Il Sindaco impugna dunque il 16 Gennaio 1965 il decreto del Prefetto n. 7264 davanti al competente MINISTRO DELLE FINANZE – Roma – e glielo invia, materialmente, in data 18 gennaio 1965. Durante i mesi dall’ottobre ’64 al gennaio ‘65 il Sindaco La Pira era stato ancor più pesantemente attaccato dalla stampa e da alcuni gruppi di potere, proprio per la sua decisione di voler gestire direttamente le Imposte di Consumo (Dazio). Non lo si vuole ammettere ma a me risulta così. Infine il Sindaco viene costretto a dare le dimissioni il 14 febbraio 1965: cioè prima dello scadere di un mese dalla ricordata impugnazione.
Durante il 1965 la Democrazia Cristiana decide di proporre a Sindaco di Firenze Piero Bargellini procedendo però ad una ‘democratica’ votazione fra gli iscritti i quali potevano scegliere, o di accettare Piero Bargellini, oppure, eventualmente, di riproporre Giorgio La Pira. Nella sezione di SANTA CROCE, strapiena di iscritti e intitolata a Nicola Pistelli, Giorgio La Pira, al momento del ricordato ‘ballottaggio’, ottenne sintomaticamente solo due voti: quello di Giovangualberto Ceri e del segretario di sezione Beppe Manzotti. I rimanenti iscritti votarono tutti per Piero Bargellini. Il Ceri da quel momento non rinnoverà più la tessera del partito D.C. Stranamente i Lapiriani, dopo la morte del Professor La Pira avvenuta il 5 novembre 1977, saranno, o chi aveva votato contro La Pira, o chi non aveva partecipato a quella tragica e decisiva votazione perché non riteneva decoroso essere iscritto alla D.C.
L’avvocato Franco Pacchi dello PSIUP, su pressione del P.C.I. e anche di Giovangualberto Ceri, chiese durante il Consiglio Comunale di Firenze del 14 luglio 1967 che la delibera di Gestione diretta delle Imposte di Consumo venisse riproposta, ridiscutendola. La discussione avviene il 21 luglio 1967 e verrà riportata anche da ‘La Nazione’ del 22 luglio 1967. In data 4 settembre 1967 la soc. Trezza crea dei problemi a GIOVANGUALBERTO CERI che cerca di difendere la delibera La Pira (Cfr. il giornale ‘l’Unità ’ del 5 settembre 1967 – cronaca di Firenze con un pezzo intitolato “RAPPRESAGLIA ALLA TREZZA†). Questo problema si risolverà solo con la RIFORMA TRIBUTARIA DEL 1° GENNAIO 1973 e con il D.P.R. 26 ottobre 1972, n.649. Da notare però che nell’ultima riunione dell’A.N.C.I. prima della Riforma Tributaria, avvenuta a Viareggio nel 1972, fu sintomaticamente caldeggiata l’imposta I.C.O., appaltabile, al posto dell’I.V.A non appaltabile. Perché?
Di tutta la questione era stato però bene informato da molto tempo l’Arcivescovo di Lucca, MONS. ENRICO BARTOLETTI, Segretario Generale della C.E.I. e grande amico di papa Paolo VI, di Giovangualberto Ceri e di La Pira. Anzi all’inizio era stato mons. Bartoletti a sollecitare Giovangualberto Ceri a darsi una mossa e a prendere una posizione più chiara contro gli appalti del Dazio. E Giovangualberto, da quel momento, non si fece attendere, a volte però rimproverando mons. Bartoletti di averlo sollecitato ad entrare in un ingranaggio mille volte più grande di lui e anche dello stesso Giorgio La Pira.
Con l’ I.C.O. la possibilità delle tangenti, che si stimavano in cifre assai considerevoli, sarebbe rimasta. Questo è il punto. Meno male che tale progetto di legge non andò avanti per far posto all’I.V.A. non appaltabile. Monsignor Bartoletti, anche pensando a La Pira e al Ceri, per chi scrive, dette un suo importante contributo alla soluzione del problema che, strategicamente, si protrasse però in silenzio per diversi anni dopo l’entrata in vigore della Riforma tributaria (1° gennaio 1973).
F.to. Giovangualberto Ceri
Tel. 055 – 650.55.37
Cell. 333.396.1191
1 febbraio 2010 - 12:33 alle 12:33
Da Giorgio Bárberi Squarotti ricevo il seguente commento, datato 24 gennaio 2010, al mio lavoro:
“Il tema del DIVORZIO fra: GIULIO ANDREOTTI, Mons. E. BARTOLETTI, G. LA PIRA e DANTE utilizzando i consigli assolutamente inediti della “GENTILE DONNA†vista da Dante il 15 Agosto 1293 festa di Santa Maria Assunta in Cielo (DANTE,Vita Nuova, XXXV, 2; Convivio, II, II, 1; II, XV, 12)â€.
L’Invio era avvenuto il 25 dicembre 2009, festa della Natività di N.S.G.
Torino, 24 gennaio 2010
Caro Ceri,
i suoi interventi danteschi sono sempre preziosissimi per tanta dottrina: chiariscono aspetti di cui spesso non si parla o che (peggio) sono interpretati in modo erroneo.
Grazie, di cuore. Paticolarmente significativo è il discorso su Catone e Marzia e il divorzio. Con i più vivi saluti.
F.to Giorgio Bárberi Squarotti.
5 febbraio 2010 - 11:30 alle 11:30
Alla Gentile Attenzione dell’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI – ROMA.
Mi scriveva CORRADO GIZZI, Direttore della CASA DI DANTE in ABRUZZO, in data 10 ottobre 2000:
†… Si può non condividere la tesi del 1301, come data della visione dantesca, ma non si può non rimanere ammirati e direi stupiti davanti alla sua eccezionale preparazione, alla sua profonda cultura e alla sua conoscenza del mondo dantesco che ha pochi riscontri tra i dantisti….†F.to Corrado Gizzi.
Ciò premesso, perché l’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI di Roma non mi dice dov’è che io sbaglio quando dimostro che DANTE personaggio è nato il MARTEDI’ 2 GIUGNO 1265 in base alla congiuzione del Sole con le “stelle gloriose e piene di gran virtù†(alfa Ursae Minoris, alfa Orionis, e beta Aurigae) seguendo il canto XXII, vv. 110-117, del Paradiso?
Eppure presso l’Accademia dei Lincei esistono degli ASTRONOMI ben all’altezza di fare questi calcoli, e io non sono talmente impreparato da dovermi snobbare.
Credo che il Signor Presidente della Repubblica Italiana, On.le Giorgio Napolitano, insieme a molti cittadini italiani, siano curiosi di ricevere una risposta.
Salutando,
Firenze, 2/2/2010
F.to. GIOVANGUALBERTO CERI
4 marzo 2010 - 15:31 alle 15:31
Parlai con FUCKS negli anni 83-85 degli appalti delle Imposte di Consumo (Dazio) e di GIORGIO LA PIRA che era stato contrario e che, soprattutto per questo, fu defenestrato nel febbraio del 1965. Riallacciai con Willy il caso (su base ipotetica) del mio inammissibile e umiliante 66 su 110 (sessantasei su centodieci) di voto di laurea in FILOSOFIA (Università degli Sudi di Firenze – FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA), alla mia lotta per La Pira e contro gli appalti del Dazio: lui mi disse che sarebbe intervenuto in mio favore e che la cosa era per lui inconcepibile, inammissibile. Telefonai al prof. AMEDEO MARINOTTI per avere un incontro, ma non fu possibile organizzarlo. FUCKS era venuto di proposito di nuovo da Colonia a Firenze per difendere alcuni punti della tesi da me sostenuta: anche perché l’avevamo discussa insieme più volte al bar Gilli, insieme anche alla maggiore validità dei principi AMPIEZZA-INTENSITA’ in RAYMOND ABELLIO, rispetto a quelli dello SPAZIO-TEMPO in E. KANT.
Willy, guarda caso, riteneva il mio stile letterario abbastanza simile a quello di Isaac Newton e insisteva nel voler parlare con i professori che avevano esaminato la mia tesi per capire l’eventuale malinteso. Alcuni di loro lo conobbero in occasione di un convegno proprio su Isaac Newton (Villa Fabbricotti 1985 – 1986): fu, psichicamente, un vero disastro. Ancora me ne dolgo. Fucks fu lasciato lì in piedi come fichino. Dopo che io lo avevo presento nessuno gli dette più relazione, forse per il troppo daffare organizzativo, ma lui si sentì umiliato, snobbato, riproponendosi però di lamentarsi dell’accoglienza poco trionfale nei luoghi opportuni, così intuii: e cioè all’ACCADEMIA DELLE SCIENZE della REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA,dove lui era il senior, o forse anche fra gli scienziati del Centro Atomico Tedesco di JUELICH da lui fondato quale massimo esperto in “PLASMA FISICOâ€, e dopo essere stato rilasciato dai Francesi, dopo due anni di viaggi sotto scorta per il fatto della costruzione della loro Bomba Atomica.
FINE.
DEVO PER0′ AGGIUNGERE QUANTO SEGUE.
22 FEBBRAIO 2010.
UN’IMPORTANTE ED ORIGINALE SCOPERTA SCIENTIFICO-LETTERARIO-ARTISTICA DEL MIO AMICO PROF. DR. ING. WILHELM FUCKS (AACHEN – BERLIN – JÜLICH – KÖLN), APPLICABILE ANCHE A DANTE E CHE PIACEVOLMENTE RICORDO NELLA SEGUENTE MIA LETTERA DI RISPOSTA AD UNA ASSAI CURIOSA OSSERVAZIONE FATTAMI DA UNA GIORNALISTA DI CUI OMETTO IL NOME.
Un inciso. Apparirà interessante anche notare che la Battaglia d’Inghilterra (1939-1940) fu vinta dagli inglesi soprattutto per la scarsa autonomia degli aerei della LUFTWAFFE (ad iniezione diretta) MESSERSCHMITT BF 109E (Cfr. JOHN BATCHELOR E MALCOLM V. LOWE, Enciclopedia del Volo dal 1939 al 1945, Ed. White Star, Vercelli, 2007, p.65). Willy mi raccontò che i BF 109E avevano però un problema di turbolenza che riduceva di circa il 10 per cento lo sfruttamento della potenza del motore. Il Prof. FUCKS, a soli 36 anni docente di Fisica Teorica ad Aachen e poi a Berlino, per quello che io sono da lui riuscito a sapere, “fortunatamente†poté risolvere solo teoricamente il problema della turbolenza, cioè dei rapporti fra le varie componenti dell’aereo: ed è questo il motivo principale della vittoria degli inglesi. Con la permanenza in più in cielo, in fase di combattimento, di circa dieci minuti dei BF 109E il numero degli aerei inglesi abbattuti sarebbe notevolmente aumentato. Sarebbe successo insomma come in Polonia e come era nel programma di Hitler. L’evento non sarebbe stato per nulla auspicabile. È questo un momento assai significativo del nostro passato, dell’umanità che ci ha preceduto, vogliamo obliarlo perché è troppo delicato, compromettente? Io ho chiesto paradossalmente fin dal 1994 il PREMIO NOBEL PER LA PACE per Willy, o qualcosa di simile, ormai (cfr. Il Segreto astrologico nella Divina Commedia, a cura di Silvia Pierucci, ed. Jupiter, 56026 S. Benedetto-Pisa, 1994, p. 11). Sono cose amare, nebulose, che sarebbe più piacevole dimenticare che ricordare, da perdonare senz’altro: e questa è la tendenza generale assai comprensibile e diffusa. Tuttavia la storia ha dei doveri e se fosse quella da me ipotizzata perché, ancor oggi, obliarlo? Bisognerebbe in qualche modo considerare bene i fatti, dopo avere ben visto, indagato, oculatamente, specialmente adesso che si conosce la direzione. Lo dico perché dentro di me questo è diventato un problema ontologico e psichico, intimo ed esistenzialistico, alla maniera di ALBERT CAMUS, o anche un problema di ricerca della diversità della specie umana, se mai esistesse.
RISPOSTA ALLA GENTILE SIGNORA….
OMISSIS