Prima ancora del Dio Pallone viene la cattedrale in cui va in scena la liturgia: l’Allianz Arena di Monaco.
300 milioni di costo, un’architettura avvenirista che cambia colore secondo le squadre, 70.000 posti  di cui la metà in abbonamento e la metà a bigliettazione per alimentare il ricco mercato del merchandising, come mi racconta Karl Heinz Rumenigge che incontro e che parla un ottimo italiano. E poi una tecnologia del campo, delle luci, della telecamera volante che sta sopra il manto verde davvero da capogiro, la fila degli sponsor che cercano di entrare, un’organizzazione della viabilità e dei 10.000 posti parcheggio dai quali si accede direttamente alle tribune, l’animazione dei video e della voce del “presentatore” che trasforma tutto in festa e coinvolge il pubblico come negli stadi di football e baseball in America (e come già succede anche in qualche grande stadio anche da noi), una zona ospitalità dove si mangia, si beve, si compra di tutto.
Da tre anni, da quando l’impianto è stato aperto, ogni partita è stata esaurita. Il Dio Pallone deve essere soddisfatto: i tre ordini di tribune incombono sul prato, avvolgono i giocatori senza protezioni o separazioni (una rete leggera sulle curve) come in Inghilterra, creando un fattore campo che deve essere micidiale per la squadra ospite. Ovunque si vede benissimo e vicinissimo.
I fiorentini che incontro, tantissimi, simpatici e ordinati, che hanno colorato Marienplatz di viola nel pomeriggio, hanno una sola domanda “ma lo facciamo anche noi ?”; molti aggiungono con realismo che basterebbe pure la metà di quella roba là.
Poi c’è la dura legge del campo: un gol a freddo, una fascia sinistra troppo vuota, molti tiri e molti corner ma nessuna palla dentro, il raddoppio e lo schiaffo del finale. Risultato eccessivo per ciò che si è visto, ma non sfuggono a nessuno le lacune ancora da colmare.
Mangiare a Monaco a mezzanotte è impossibile. Tutto chiude prima. Certo non è la movida spagnola. Torme di fiorentini affamati si riversano negli unici due fastfood aperti in centro, non rinunciando, neppure in questa notte buia di sconfitta, al gusto per le nostre sferzanti battute. Si ride. Tempo di rimontare in pullman o in macchina per tornare a casa.
L’Europa è bella e grande e per starci a piedi saldi con onore e orgoglio servirà fatica e molta determinazione.

La foto l’ho scattata io…