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Firenze: città, amministrazione, società

Global PD n.5 – 29.07.2013

Global PD n.5 – 29.07.2013

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“E’ difficile fare previsioni, specie se si riferiscono al futuro”

(Groucho Marx)

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Buona settimana.

Bentrovati. O meglio, ben ritornato io, dopo qualche giorno.

Molta politica internazionale e molta politica domestica.

Grazie ancora dei commenti e delle richieste di inserimento di nuovi indirizzi. Non esitate che intanto è gratis. E a cancellarci ci si mette un attimo.

Un po’ lo stesso atteggiamento che servirebbe oggi con l’Iran di Rohani. Davanti alla sorpresa di un risultato che spiazza le previsioni della vigilia e spiazza pure gli iraniani, occorre essere agili e smart. Occorre dare credito a quel 50,7% che lo ha votato contro i candidati conservatori, occorre dare tempo per valutare le prime mosse dopo l’insediamento del 4 agosto, occorre vedere quale governo e quale nuovo negoziatore nucleare verrà scelto, occorre vedere quali segnali arriveranno sui diritti civili. Occorre perciò bussare e aprire, occorre ingaggiare senza dare pretesti ai falchi che smorzeranno le attese occidentali. A chiudere la porta in nome del realismo e della delusione di riforme non fatte si impiega un attimo. Ma oggi occorre dare segnali. L’Iran cambia ogni due mandati, un po’ come gli Stati Uniti. Terminata l’epoca di Khatami, abbiamo subìto un ciclo radicale e un po’ apocalittico con Ahmadinejad. Oggi tocca a un moderato votato anche dai riformisti, all’uomo che ebbe da ridire in tv su come stolidamente il suo Paese si era messo contro il mondo intero. A noi l’Iran serve. Per evitare la proliferazione nucleare, per stabilizzare le province occidentali dell’Afghanistan, per dare un senso di futuro al martoriato Iraq, per essere parte della soluzione (e non solo del problema) in Siria.

Da un Iran più aperto abbiamo tutti, tutto da guadagnare. A partire dagli iraniani. Read the rest of this entry

“Dal dolore per le primarie perse alla mia nuova vita da giramondo”

“Dal dolore per le primarie perse alla mia nuova vita da giramondo”

La Nazione di Firenze

Lapo Pistelli è il responsabile nazionale esteri del Pd

Firenze, 5 giugno 2011 – DIECI anni in politica estera, ora per Lapo Pistelli la nomina a responsabile esteri del Pd. Lo troviamo di corsa al telefono. Sta rientrando da Fiumicino.
Onorevole, settimana impegnativa?
«Densa. Ho incontrato il presidente palestinese Abu Mazen e il prossimo leader cinese Xi Jinping, e torno dal consiglio Italia-Stati Uniti presieduto da Sergio Marchionne».
E la prossima settimana?
«Prima sono in Israele e Palestina e poi un periodo un po’ più lungo fra Canada e Stati Uniti».
Com’è occuparsi oggi di politica estera per l’Italia?
«Complicato. Per molti anni Berlusconi aveva quasi convinto gli italiani che la politica estera era ciò che gli riusciva meglio. Che lui dava del tu al mondo».
E invece?
«Il bilancio è una tragica serie di gaffe e barzellette, la politica del cu-cu e una domanda ricorrente negli ultimi mesi ‘what is bunga bunga?’»
Lei di solito cosa risponde?
«Allargo le braccia e racconto un’altra Italia quella che il mondo ama davvero e che oggi è rappresentata in modo straordinario dal presidente Napolitano».
E’ tutto davvero così difficile?
«L’Italia ha da semnpre tre assi di politica estera. Quello atlantico con Obama è la cosa più facile il presidente americano per un democratico raramente sbaglia. Poi c’è l’asse europeo dove soffriamo una contraddizione. Nel mondo globale non esiste un futuro senza l’Europa eppure il messaggio conservatore populista tende a rinchiuderci nei confini nazionali e a considerare l’Europa un problema burocratico. Il terzo asse è il mediterraneo, il nostro giardino di casa, e questi mesi di primavera araba sono stati finora una stagione straordinaria. Ho viaggiato molto per Tunisia, Egitto, per il golfo, per cercare relazioni con la nuova politica».
E le ha trovate?
«Ci sono partiti che escono dalla clandestinità e giovani blogger. Un momento che ridà valore a parole antiche come libertà e dignità».
Si è occupato anche della Libia, della guerra?
«Il regime di Tripoli si sta sgretolando giorno dopo giorno e la buona notizia è che la Libia non sarà un nuovo Afghanistan. Però adesso è tempo di aprire un negoziato che permetta di trovare una soluzione per Gheddafi e per mantenere la Libia unita.
Lei si occupa di politica estera da anni.
«Sì, era anche il mio campo di studi. Me ne sono occupato in vari ruoli»
Questo è il più importante.
«Certo è che guidare per il primo partito italiano, dopo le Amministrative, sia nella politica estera che nelle relazioni con i partiti internazionali è un grande onore e una grande responsabilità.
Rimpianti per le primarie perdute a Firenze?
«Ogni sconfitta in politica è un grande dolore anche perchè mi ero candidato a Firenze per amore e non per carriera, ma la politica è fatta di vittorie e di sconfitte. Roma è la città dove si fa la politica estera e Firenze doveva scegliere un solo sindaco».

Pa.Fi.

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